Alert sanitari
07 Maggio 2025L’allarme dell’Efsa su H5N1 nei maiali europei solleva il timore per una nuova pandemia. Intanto, in Polonia, epicentro della crisi avicola, sono stati abbattuti oltre 11 milioni di polli. L’Europa corre ai ripari con misure di contenimento

L’influenza aviaria continua a diffondersi e torna a far parlare di sé in Europa. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), attraverso le parole del Direttore esecutivo uscente, Bernhard Url, avverte sul rischio di trasmissione ai suini europei, potenziali incubatori per nuove varianti virali. Nel frattempo, la Polonia, il principale produttore di carne di pollo dell’Unione, si trova al centro di un’epidemia senza precedenti: dall’inizio dell’anno, oltre 11 milioni di polli sono stati abbattuti per contenere il virus. La Commissione europea sollecita azioni mirate per evitare un’escalation sanitaria ed economica.
Negli Stati Uniti l’epidemia di H5N1 iniziata a marzo 2024 si è ormai estesa a 17 Stati, infettando bovini da latte e pollame in tutti i 50 Stati federali. Le autorità sanitarie americane hanno confermato decine di casi umani, incluso un decesso, e due contagi nei suini in Oregon. Nel Regno Unito, a marzo di quest’anno, è stato invece segnalato il primo caso di infezione da H5N1 in una pecora.
L’Europa, che conta 133,6 milioni di suini – quasi il doppio dei 75,8 milioni degli Stati Uniti – sta osservando con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. Bernhard Url ha spiegato che, se il virus iniziasse a circolare nei maiali, esiste il rischio concreto che il patogeno possa scambiare materiale genetico con l’influenza umana, aumentando il rischio di trasmissione tra persone.
“È un caso da tenere d’occhio, si sta diffondendo sempre di più dagli uccelli ai mammiferi” ha dichiarato, sottolineando come i suini, per la loro particolare vulnerabilità, potrebbero diventare un “pericoloso laboratorio di virus per la ricombinazione”.
L’allarme dell’Efsa si inserisce in un quadro di crescente preoccupazione internazionale. Il Global Virus Network (Gvn), la rete che riunisce oltre 80 centri di eccellenza in virologia di 40 Paesi, ha chiesto agli Stati Uniti di intensificare le misure contro l’epidemia, che ha già colpito quasi 1.000 mandrie di bovini da latte e provocato l’abbattimento di oltre 168 milioni di capi di pollame dal 2022. In una pubblicazione su The Lancet Regional Health-Americas, gli scienziati hanno avvertito che il virus, pur non essendo ancora trasmissibile da persona a persona, potrebbe mutare e diventare altamente contagioso.
“La situazione può cambiare bruscamente se il virus continua a circolare nei mammiferi” ha avvertito Marion Koopmans, virologa dell’Erasmus Medical Centre dei Paesi Bassi e coautrice dello studio.
Il Gvn ha chiesto ai governi di rafforzare la sorveglianza, migliorare le misure di biosicurezza e prepararsi alla possibilità di una trasmissione interumana.
Nel Regno Unito, intanto, l’Health Security Agency (Ukhsa) ha inserito l’H5N1 tra i 24 virus con potenziale pandemico, definendo il ceppo attuale “una minaccia che potrebbe scatenare un’emergenza globale simile al Covid”. Richard Pebody, responsabile dell’agenzia britannica, ha evidenziato che le recenti infezioni in diverse specie animali dimostrano come le caratteristiche del virus siano cambiate negli ultimi anni, aumentando il rischio di un salto di specie.
Dall’inizio dell’anno in Polonia sono stati abbattuti 11,5 milioni di polli da allevamento, di cui 7,5 milioni contagiati dall’H5N1 e 4 milioni in via precauzionale.
Il Paese è il principale produttore di carne di pollo dell’Unione. Secondo i dati dell’Osservatorio sulla complessità economica, nel 2023 ha esportato carne di pollo per un valore di circa 3,5 miliardi di euro, dato che lo ha reso il terzo esportatore al mondo. La carne di pollo polacca arriva in Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. Nel 2024, i numeri dell’industria del pollame sono ulteriormente cresciuti, grazie a costi di produzione più competitivi rispetto agli altri Paesi europei e a un generale aumento della domanda.
Tuttavia, le dimensioni del settore e il modo in cui i suoi allevamenti intensivi sono costruiti fanno sì che la Polonia sia particolarmente vulnerabile alla diffusione di epidemie. Come ha sintetizzato lo zoologo polacco Krzysztof Jażdżewski, “i pollai sono costruiti uno sopra l’altro”, con migliaia di polli che vivono in spazi stretti, in condizioni più favorevoli alla diffusione del virus.
Ad aprile 2025, la Commissione europea ha chiesto alle autorità polacche di preparare un piano per contrastare la diffusione del virus, che è stato infine elaborato dalle associazioni di categoria. Il piano prevede una serie di misure tra cui operazioni regolari di monitoraggio dei pollai, disinfezione e contenimento, ma non prevede alcuna interruzione della produzione e delle esportazioni.
Da Bruxelles, però, la Commissione ha cercato di rassicurare tutti i Paesi membri. La portavoce Eva Hrncirova ha dichiarato che nell’Unione il rischio per la popolazione generale è “molto basso” e che, a differenza degli Stati Uniti, non sono stati finora registrati casi umani. L’Ue continua a monitorare l’evoluzione genetica del virus e a collaborare con gli Stati membri per il contenimento e il controllo dei focolai.
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