Mercato
30 Gennaio 2025Le esportazioni di salumi italiani hanno segnato +13,6% in quantità e +8,8% in valore, superando le difficoltà legate alla Peste suina africana e alle restrizioni nei mercati esteri

Nonostante gli ostacoli legati ai costi elevati delle materie prime e alle restrizioni imposte dalla Peste suina africana (Psa), l’export di salumi italiani ha registrato una performance straordinaria nei primi nove mesi del 2024. Secondo i dati ISTAT, le spedizioni sono cresciute del 13,6% in quantità e dell’8,8% in valore, raggiungendo 1,73 miliardi di euro. Una ripresa estiva ha trainato le vendite, con risultati positivi sia nei mercati comunitari che nei Paesi terzi, dimostrando la resilienza e l’appeal del comparto agroalimentare italiano.
Durante i primi nove mesi del 2024, le esportazioni di salumi hanno visto un’importante crescita. Secondo i dati rilasciati da ISTAT, nel periodo gennaio- settembre le spedizioni dei prodotti nostrani sono salite a quota 171.937 tonnellate (+13,6%), per un valore di 1.734,8 milioni di euro (+8,8%).
Nello stesso periodo, anche le importazioni hanno mostrato un incremento, salendo a 38.935 tonnellate (+11,3%) per un valore di 225,7 milioni di euro (+7,1%).
Il saldo commerciale ha evidenziato un aumento rispetto ai primi nove mesi del 2023, raggiungendo 1.509,1 milioni di euro (+9,0%). Le esportazioni del comparto, in termini di fatturato, hanno registrato una crescita in linea con quella dell’industria alimentare (+8,6%), ma in contrapposizione con il calo dell’export generale del Paese (-0,7%).
Si tratta di un risultato molto importante, soprattutto considerando le numerose difficoltà affrontate dal settore, in particolare gli alti costi delle materie prime e la diffusione della Psa. Sul fronte dei costi, infatti, nel terzo trimestre l’ingresso della malattia negli allevamenti a partire dalla fine di luglio ha aumentato l’incertezza e il rischio, contribuendo a mantenere elevati i costi della carne.
Per quanto riguarda le limitazioni all’export, importanti mercati come quello cinese sono rimasti preclusi e molte misure restrittive nei confronti delle importazioni di salumi italiani, come nel caso del Giappone, sono rimaste in vigore. Inoltre, il coinvolgimento della Provincia di Parma – a seguito di un riscontro di positività per Psa nei cinghiali all’inizio di aprile – ha determinato l’ampliamento dell’area del nostro Paese sottoposta a restrizioni, riducendo o modificando la composizione delle esportazioni di salumi verso i Paesi terzi, soprattutto Usa e Canada.
La crescita estiva
Tuttavia, dopo un iniziale rallentamento generale delle esportazioni verso questi due Paesi, nei mesi estivi, sono state superate alcune lacune burocratiche che hanno consentito, come nel caso dei prosciutti cotti per il mercato Usa, una ripresa dei flussi. Il periodo luglio-settembre, con invii pari a 60.254 tonnellate per un valore di 611,9 milioni di euro, ha registrato un +12,0% in volume e un +8,0% in valore rispetto allo stesso periodo 2023.
Un risultato che ricalca, soprattutto con riferimento ai volumi, quello degli invii verso i partner comunitari (+14,6% in quantità e +7,3% in valore), ma che ha tratto beneficio anche dalla crescita a valore dell’export verso i Paesi terzi (+5,8% in quantità e +9,3% in volume rispetto al terzo trimestre 2023).
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