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10 Giugno 2025

Risultati positivi per la mangimistica made in Italy. I dati Assalzoo

La mangimistica italiana registra progressi nella produzione, grazie alla diversificazione della filiera, una riduzione dei costi e un incremento degli investimenti e dell’occupazione

di Redazione Vet33


Risultati positivi per la mangimistica made in Italy. I dati Assalzoo

Il 2024 si chiude positivamente per la mangimistica italiana, con un incremento produttivo dello 0,7% rispetto allo scorso anno, che porta il totale a 15,5 milioni di tonnellate di alimenti per animali. I dati Assalzoo evidenziano una resilienza settoriale, con una buona tenuta nei comparti avicolo e suinicolo e crescite significative per bovini, ovini, acquacoltura e pet food. Contestualmente, si registra una riduzione dei costi produttivi del 7,3%, grazie alla normalizzazione dei prezzi di materie prime ed energia. Salgono anche gli investimenti fissi e l’occupazione, segnali di fiducia in un settore sempre più innovativo e orientato alla sostenibilità.
 

I risultati del 2024

Nel 2024 la produzione mangimistica italiana cresce fino a sfiorare le 15,5 milioni di tonnellate. Positivi i dati sugli investimenti, che salgono di 50 milioni di euro, con la contemporanea riduzione dei costi di produzione. Questi alcuni dati presentati da Assalzoo nel corso della recente assemblea annuale, a conferma dello stato di salute della mangimistica italiana e del suo ruolo centrale nella filiera agroalimentare.
Il 2024, infatti, ha registrato una sostanziale tenuta anche nei settori più critici (polli e suini), grazie ai risultati ottenuti sul fronte della diversificazione, con progressi nelle filiere degli ovini, dell’acquacoltura e nel pet food.

“Un 2024 solido – ha commentato il neo presidente Massimo Zanin – che conferma una traiettoria di crescita del settore, resiliente nei momenti di difficoltà e capace di spingere sull’acceleratore della crescita quando ci sono i presupposti giusti. I numeri del settore avicolo e suinicolo dimostrano una buona tenuta, nonostante le difficoltà sanitarie che hanno dovuto affrontare nel corso del 2024. Va nella giusta direzione la seppur piccola espansione del settore bovino, che viene da alcuni anni difficili. E le conferme di settori come gli ovini e l’acquacoltura, per non parlare del pet food, evidenziano come il settore mangimistico sia in grado di coprire l’intero spettro dell’alimentazione animale al meglio. Sebbene le condizioni sfidanti non manchino, la direzione che la nostra industria ha intrapreso è quella giusta”.

Le diverse filiere

La principale filiera di riferimento è quella avicola, che assorbe circa il 40% della produzione totale, ovvero 6 milioni di tonnellate su oltre 15 totali. Nel 2024, ha registrato una lieve flessione produttiva rispetto alle 6,13 milioni di tonnellate del 2023 (-0,7%). All’interno della filiera ogni singola specie avicola ha subito una leggera contrazione tranne i polli da carne (+0,9%).
La più colpita è stata la filiera suina, la quale ha registrato la maggior variazione soprattutto a causa della Peste suina africana, che continua a scoraggiare gli imprenditori dall’investire nel settore.
Elementi positivi sono invece emersi per la filiera bovina, alla quale è dedicata poco meno del 25% della produzione mangimistica, che ha messo a segno una crescita dello 0,8% toccando quota 3,76 milioni di tonnellate. Dato che le ha consentito quasi di raggiungere la filiera suinicola. All’interno della filiera bovina la migliore performance mangimistica è stata messa a segno dalle vacche da latte (+3,1%).
Grazie alla diversificazione della mangimistica italiani, elementi positivi sono venuti dai segmenti degli ovini e dell’acquacoltura, con progressi produttivi rispettivamente dell’8 e del 5,3%. Cala la produzione di mangimi destinati ai conigli.
Molto positivo, infine, il trend del Pet Food, che ha messo a segno un incremento del 2,4% arrivando a toccare quota 564.000 tonnellate.

Fatturato in calo ma anche meno costi di produzione

La crescita produttiva non corrisponde a una crescita di fatturato che si contrae (- 3% circa sul 2023), scendendo sotto la soglia dei 10 miliardi di euro. Rispetto ai comparti settoriali che compongono la totalità del settore emerge una riduzione di circa l’8% dei ricavi dei mangimi a 6.275 milioni di euro. Mantengono invece un segno positivo nelle dinamiche di ricavo il settore delle premiscele con 1,325 miliardi e il pet-food per 2,275 miliardi di euro.

“La discesa del fatturato – spiega Assalzoo – è un elemento di normalizzazione che beneficia del superamento di alcune bolle (energetica e commerciale) che avevano impattato in maniera notevole negli anni precedenti“.

Questa normalizzazione delle due principali voci di costo industriale, materie prima agricole ed energia, si riflette positivamente nella riduzione dei costi di produzione: -7,3% nel 2024 rispetto all’anno precedente.

“Sebbene l’anno passato si sia dimostrato relativamente tranquillo – continua però Assalzoo – il persistere di alcuni elementi di strutturale debolezza dell’agroalimentare nazionale (dipendenza dalle importazioni) obbliga a non abbassare la guardia e a cercare soluzioni sostenibili sul lungo periodo, perché gli elementi di incertezza, come ad esempio l’emergenza del tema dei dazi, sono sempre in agguato”.

Investimenti e occupazione

Gli investimenti nel settore della mangimistica italiana vedono un aumento fino alla soglia dei 150 milioni di euro, sinonimo di grande fiducia. E un altro segnale incoraggiante è quello della capacità attrattiva a livello di forza lavoro. Infatti, nonostante le dinamiche altalenanti degli ultimi anni, il settore conferma la propria capacità espansiva e aumenta il numero degli addetti, superando la soglia complessiva delle 8.500 unità senza contare l’indotto.

CITATI: MASSIMO ZANIN
TAG: ASSALZOO, MANGIMI, ZOOTECNIA

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