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08 Giugno 2026Uno studio pubblicato su Journal of Experimental Biology dimostra che Aedes aegypti può invertire la risposta innata al DEET da avversiva ad appetitiva attraverso il condizionamento pavloviano con un pasto di sangue o di zucchero. Implicazioni rilevanti per la progettazione dei repellenti

Il DEET (abbreviazione di dietiltoluamide), il repellente di riferimento per la protezione personale dalle punture di zanzara, può perdere la sua efficacia per effetto dell’apprendimento associativo. Uno studio pubblicato su Journal of Experimental Biology da Claudio R. Lazzari e colleghi dimostra che Aedes aegypti, dopo essere stata condizionata ad associare il DEET a un pasto di sangue o a zucchero attraverso il condizionamento pavloviano, inverte la propria risposta innata: da repulsione ad attrazione. Un risultato con implicazioni dirette per la comprensione dei meccanismi dei repellenti e per lo sviluppo di strategie di protezione personale più efficaci.
I ricercatori hanno prima identificato e validato un indicatore comportamentale della risposta appetitiva nelle zanzare equivalente al condizionamento PER utilizzato negli studi su mosche e api: il biting attempt response (BAR), ovvero il tentativo di mordere. Hanno quindi addestrato singole femmine di Aedes aegypti ad associare il DEET a un pasto di sangue attraverso il condizionamento pavloviano. Le zanzare addestrate hanno successivamente mostrato il BAR quando esposte al DEET da solo o sulla pelle dell’ospite. In un secondo set di esperimenti, le zanzare sono state condizionate ad associare il DEET allo zucchero, con risultati analoghi.
In tutti gli esperimenti, le zanzare addestrate hanno mostrato un’inversione nella valenza del DEET: dalla risposta innata di evitamento a una risposta appresa di attrazione. L’associazione con due contesti rinforzanti distinti – il pasto di sangue e il pasto di zucchero – è stata sufficiente a produrre questo cambiamento comportamentale. Il risultato contraddice l’assunzione comune che gli insetti rispondano ai repellenti in modo fisso e innato, dimostrando invece che la plasticità comportamentale può modificare il significato di uno stimolo chimico.
Lo studio apre interrogativi rilevanti per la progettazione delle strategie di protezione personale e per la comprensione dei meccanismi d’azione dei repellenti. Se le zanzare possono apprendere ad associare il DEET a una ricompensa alimentare e invertire la propria risposta, l’efficacia del repellente potrebbe ridursi nelle popolazioni con maggiore esperienza di esposizione. Gli autori discutono le implicazioni di questa attrazione appresa per lo sviluppo di repellenti più robusti e di strategie di protezione meno suscettibili all’adattamento comportamentale del vettore.
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