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14 Febbraio 2025

Influenza aviaria, missione italiana in Antartide. 250 pinguini testati

Due virologi veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno partecipato a una spedizione unica tra i ghiacci dell’Antartide per monitorare l’H5N1. Analisi sul campo e addestramento locale per una strategia One Health globale

di Redazione Vet33


Influenza aviaria, missione italiana in Antartide. 250 pinguini testati

Due virologi veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe) hanno portato la lotta contro l’influenza aviaria fino ai ghiacci dell’Antartide. Tra ottobre e novembre 2024, Francesco Bonfante e Alessio Bortolami hanno testato oltre 250 pinguini per l’H5N1. Con un laboratorio mobile in mezzo a temperature glaciali, i due ricercatori hanno analizzato i campioni direttamente sul campo, formando il personale locale in una missione tra prevenzione zoonotica e tutela ambientale.
 

La missione: testare il virus H5N1 nei pinguini dell’Antartide

L’anno scorso, tra ottobre e novembre, si è svolta in Antartide una storica missione dell’IzsVe, con l’obiettivo di verificare la presenza del virus H5N1 tra le popolazioni di pinguini al fine di contrastare questa minaccia globale anche nelle aree più remote del pianeta.
L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), ente che si occupa delle attività di ricerca italiane nel continente antartico, ha chiesto all’IzsVe di verificare l’eventuale presenza del virus tra le colonie di pinguini situate nel raggio operativo della Stazione Mario Zucchelli, una delle due basi italiane in Antartide, e di dotare il personale lì presente di istruzioni e dispositivi di sicurezza per ridurre il rischio zoonotico da H5N1.

Nel 2022 l’influenza aviaria si è spinta per la prima volta fino alle coste più meridionali del Sudamerica, dove ha causato episodi di mortalità di massa in numerose specie di uccelli, oltre a decimare intere colonie di leoni ed elefanti marini. Il virus è stato ritrovato in pinguini della Georgia del Sud, un gruppo di isole prossime al Continente antartico, e nel febbraio 2024 è entrato definitivamente nel Continente, nelle vicinanze della stazione di ricerca argentina Primavera Base. 

“L’ingresso dell’influenza aviaria nel Continente pone nuove sfide per il personale scientifico e logistico che opera nelle stazioni antartiche” sottolinea Francesco Bonfante. “Fortunatamente non abbiamo trovato traccia del virus in questo angolo di Antartide, un’ottima notizia per il personale impegnato nelle missioni in Antartide e per la fauna che vive in questi luoghi remoti. Ciò non significa che in un futuro, anche non troppo lontano, la malattia non possa raggiungere il Mare di Ross, attraverso la migrazione di gabbiani e altre specie di volatili, formidabili vettori in grado di coprire migliaia di chilometri”.
“Dal punto di vista scientifico – aggiunge il ricercatore – la missione rappresenta una pietra miliare per gli istituti zooprofilattici e più in generale per la comunità veterinaria, in quanto per la prima volta in una stazione antartica è stato possibile non solo raccogliere ma anche analizzare sia sieri che tamponi di pinguini e formulare così una valutazione sulla circolazione del virus, in tempo reale, senza ricorrere all’aiuto di laboratori specializzati al di fuori dell’Antartide”.

La ricerca tra i ghiacci

Dotati di PCR portatile da campo, reagenti liofilizzati, guanti da lavoro termici, giacche a vento e scarponi da ghiaccio, i due ricercatori sono partiti a fine ottobre verso l’estremo Sud. Per due settimane hanno vissuto presso la Stazione Mario Zucchelli, situata in una piccola penisola rocciosa lungo la costa della Terra Vittoria settentrionale, sul Mare di Ross.
Ogni due giorni, affiancati da una guida alpina, raggiungevano in elicottero le colonie di pinguini, forniti di una sacca di sopravvivenza di 25 Kg – dotata di tenda, sacco a pelo e generi di conforto – da utilizzare in caso le condizioni meteo avverse impedissero il rientro. Lo studio ha riguardato i pinguini di Adelia e i pinguini imperatore, animali che vivono in colonie di dimensioni molto diverse, da poche migliaia fino a diverse centinaia di migliaia di individui. In due settimane hanno raccolto e testato campioni da oltre 250 animali, da 5 colonie diverse, dislocate su una striscia di costa di oltre 400 km. 

“Abbiamo dovuto letteralmente abbracciare i pinguini con le nostre mani per riuscire a contenerli ed effettuare i campionamenti, questo per ridurre al minimo lo stress della cattura e scongiurare qualsiasi rischio sia per noi che per loro. Nel caso degli imperatore, date le notevoli dimensioni di questi animali, 1 metro di altezza e fino a 30-40 kg di peso, è stata necessaria l’assistenza di ben due guide alpine per garantire un appropriato contenimento sul pack ghiacciato e a -20 °C” racconta Alessio Bortolami. “È stata un’esperienza decisamente diversa dalla nostra routine di veterinari del Servizio sanitario nazionale, ma siamo veramente orgogliosi di aver contribuito al raggiungimento degli obiettivi prefissati mettendo a disposizione le stesse expertise che ogni giorno ci permettono di garantire la salvaguardia del settore avicolo nazionale ed europeo”.

A differenza di altri gruppi di ricerca internazionali, che si sono limitati a raccogliere i campioni e inviarli in patria per eseguire le analisi, la missione dell’IzsVe si caratterizza per aver testato tutto il materiale raccolto durante la permanenza dei ricercatori in Antartide e per aver formato il personale della base italiana all’esecuzione delle metodiche molecolari e sierologiche necessarie per monitorare la circolazione del virus.

“Come i virus, anche la ricerca scientifica non conosce confini” ha commentato Antonia Ricci, Direttrice generale dell’Istituto. “Siamo andati fino in Antartide per cercare l’influenza aviaria, abbiamo aperto un mini-laboratorio e svolto analisi sul campo in tempi record: un risultato straordinario! Questa spedizione dal grande valore scientifico assume un significato importantissimo anche nel quadro della strategia globale di prevenzione One Health, soprattutto in termini di lavoro di squadra, grazie alle grandissime competenze scientifiche maturate dal nostro Istituto nel corso degli anni e al grande sforzo di preparazione e organizzazione messo in campo dallo staff tecnico-amministrativo”.

CITATI: ANTONIA RICCI
TAG: ANTARTIDE, H5N1, INFLUENZA AVIARIA, IZS DELLE VENEZIE, ONE HEALTH, PINGUINI

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