Normative
20 Gennaio 2026Nel corso dell’audizione sul Ddl 2700 in Commissione Affari Sociali, la Federazione degli Ordini veterinari denuncia l’assenza strutturale della professione nel testo e chiede correttivi su formazione, responsabilità, ECM ed equo compenso

La professione medico-veterinaria rischia di restare ai margini della riforma delle professioni sanitarie. È il messaggio portato da Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi) nel corso dell’audizione del 20 gennaio 2026 davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera sul DDL 2700, legge delega per il riordino dell’ordinamento delle professioni sanitarie e della responsabilità professionale.
Secondo la Federazione, il testo “non riflette la professione veterinaria” e appare costruito quasi esclusivamente sulle esigenze della medicina umana, nonostante la veterinaria sia riconosciuta come professione sanitaria dalla legge 3/2018.
Nel documento depositato in Commissione, la Fnovi evidenzia una “significativa assenza” del medico veterinario nell’impianto complessivo del Ddl. Un’impostazione che, secondo il presidente Gaetano Penocchio, non tiene conto della peculiare unicità della veterinaria, professione sanitaria che opera sull’interfaccia tra salute animale, salute pubblica, sicurezza alimentare e ambiente. La richiesta principale rivolta al Parlamento è l’inserimento, all’articolo 2 sui principi generali, di una clausola di contestualizzazione che vincoli i futuri decreti legislativi delegati a includere in modo esplicito la professione veterinaria, rispettandone caratteristiche e funzioni specifiche.
Una delle criticità più rilevanti riguarda la formazione post-laurea. Il ddl, all’articolo 5, prevede il potenziamento delle Scuole di specializzazione esclusivamente per medici, odontoiatri, chimici e biologi, escludendo i veterinari.
Fnovi chiede che la riforma renda più attrattivi anche i percorsi specialistici veterinari – come Sanità animale e Igiene degli alimenti – fondamentali per l’accesso e il funzionamento del Servizio sanitario nazionale. L’attuale impostazione, avverte la Federazione, rischia di aggravare la carenza di competenze specialistiche proprio nei settori chiave della prevenzione.
Il ddl è fortemente orientato ai problemi della sanità umana, come le liste d’attesa e la desertificazione sanitaria urbana. Fnovi richiama invece l’attenzione sulla desertificazione sanitaria rurale e montana, dove i medici veterinari svolgono un ruolo essenziale
La Federazione propone di valorizzare i liberi professionisti veterinari nelle reti di sorveglianza epidemiologica (zoonosi, antibiotico-resistenza, tumori animali); prevedere agevolazioni fiscali e organizzative per favorire associazioni professionali nei piccoli centri; integrare stabilmente la veterinaria nei modelli di sanità territoriale.
Sul fronte della responsabilità professionale, Fnovi chiede che le tutele previste dal ddl – come l’esclusione della colpa in caso di adesione alle linee guida – siano esplicitamente estese all’atto medico veterinario, che presenta specificità civili e penali proprie.
Manca inoltre, secondo la Federazione, un riferimento chiaro all’approccio One Health, ritenuto imprescindibile anche nello sviluppo e nell’uso dell’intelligenza artificiale in sanità. Una lacuna che rischia di limitare una visione integrata della salute pubblica moderna.
Ampio spazio è stato dedicato alla riforma dell’Ecm, giudicato da Fnovi troppo complesso, costoso e inefficiente. La proposta è quella di una “formazione ordinistica”, gestita direttamente da Ordini e Federazioni, con un sistema semplice e trasparente basato sul principio 1 ora = 1 credito.
Secondo Penocchio, l’Ordine non può avere solo un ruolo sanzionatorio, ma deve tornare a essere un presidio attivo di qualità professionale e aggiornamento continuo.
Tra le criticità più forti, Fnovi segnala l’assenza totale del tema dell’equo compenso nel ddl. A differenza di altre professioni ordinistiche, i sanitari – e in particolare i veterinari liberi professionisti – restano esposti allo squilibrio contrattuale con grandi cliniche, assicurazioni ed enti pubblici.
Una lacuna tanto più grave se si considera che i medici veterinari non beneficiano degli aumenti contrattuali previsti per i dipendenti pubblici nel 2026.
Infine, Fnovi chiede una semplificazione degli adempimenti burocratici per gli Ordini professionali e una riforma della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS), con l’obiettivo di smaltire l’arretrato dei ricorsi e di separare funzione istruttoria e funzione giudicante, a garanzia di terzietà, autonomia e diritto di difesa.
CITATI: GAETANO PENOCCHIOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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