Virus Nipah
11 Febbraio 2026Review su Microorganisms: il virus Nipah resta una minaccia zoonotica ad alta letalità, senza vaccino o terapia. Pipistrelli frugivori serbatoio, suini possibili ospiti amplificatori

Il virus Nipah (NiV) resta una minaccia zoonotica “riemergente” per la salute pubblica, con tassi di letalità riportati fino al 94% in focolai passati e senza vaccino o trattamento curativo approvati. È il quadro delineato da una review pubblicata il 9 gennaio 2025 sulla rivista Microorganisms (Microorganisms 2025, 13(1), 124) firmata da autori di diverse istituzioni, tra cui Università Campus Bio-Medico di Roma, Università La Sapienza di Roma e Università di Sassari.
Secondo gli autori, il NiV è un virus altamente patogeno appartenente ai Paramyxoviridae (genere Henipavirus), identificato per la prima volta nell’epidemia 1998–1999 in Malesia e Singapore. Il serbatoio naturale è rappresentato dai pipistrelli frugivori del genere Pteropus, che possono eliminare il virus con saliva, urine e feci. Lo spillover all’uomo avviene soprattutto tramite contatto con pipistrelli o consumo di alimenti contaminati; è documentata anche trasmissione interumana, in particolare in ambito sanitario.
Il lavoro ricostruisce la geografia dei focolai e i principali pattern epidemiologici. Dopo l’evento iniziale, la circolazione è stata associata a focolai sporadici ma gravi in Asia meridionale e sud-orientale, in particolare in Bangladesh e in India. In Bangladesh gli episodi sono descritti come quasi annuali dal 2001, spesso collegati al consumo di linfa di palma da dattero non trattata contaminata da pipistrelli. In India viene ricordato il focolaio del 2001 nel Bengala Occidentale e l’emergere del Kerala come area interessata da episodi dal 2018, con elevata mortalità in alcune ondate. Gli autori segnalano anche evidenze sierologiche di circolazione in popolazioni di pipistrelli in Paesi come Thailandia, Cambogia, Indonesia e Filippine.
Per l’area veterinaria, la review sottolinea il ruolo di ospiti intermedi e amplificatori. Nell’epidemia malese i suini sono indicati come principale ospite amplificatore, con impatto su allevatori e filiere, e con misure drastiche di contenimento. Il testo cita inoltre positività o coinvolgimento di altre specie domestiche (pecore, capre, cani, gatti, cavalli) in diversi contesti. La gestione del rischio, secondo gli autori, richiede sorveglianza integrata e misure di biosicurezza, con attenzione ai contatti tra fauna selvatica, animali domestici e popolazioni umane.
Sul fronte prevenzione e ricerca, la review evidenzia lo sviluppo di candidati terapeutici (antivirali e anticorpi monoclonali) e di vaccini sperimentali. Viene ricordato che un vaccino è approvato per i cavalli contro Hendra virus in Australia e che sono in corso studi su piattaforme diverse, incluse soluzioni a mRNA, per NiV e altri henipavirus.
Il lavoro conclude indicando la necessità di un approccio “One Health”, con sorveglianza ecologica e genomica, identificazione precoce dei casi e contenimento rapido, in un contesto in cui urbanizzazione, deforestazione e altri cambiamenti ambientali possono aumentare le occasioni di contatto tra pipistrelli e popolazioni umane e animali.
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