One Health
30 Marzo 2026Il 26 marzo 2026 il Ministero della Salute ha ospitato il convegno “Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici”, promosso con SIMeVeP e SIVeMP. Zoonosi, influenza aviaria, microplastiche, PFAS e antibiotico-resistenza: la medicina veterinaria al centro della risposta alla crisi climatica

Il clima che cambia non è solo una questione ambientale: ridisegna i confini delle malattie, altera le rotte migratorie degli uccelli, favorisce la diffusione di patogeni e amplifica la presenza di inquinanti come PFAS e microplastiche lungo tutta la catena alimentare. È attorno a queste dinamiche che il 26 marzo 2026 il Ministero della Salute, insieme a SIMeVeP (Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva) e SIVeMP (Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica), ha riunito a Roma istituzioni, ricercatori e medici veterinari per il convegno “Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici”. L’appuntamento ha messo a fuoco il ruolo strategico della medicina veterinaria nell’approccio One Health: non una specialità di settore, ma un presidio trasversale tra salute animale, umana e ambientale, sempre più indispensabile in un contesto in rapida trasformazione.
Il 26 marzo 2026, il Ministero della Salute ha ospitato il convegno “Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici”, organizzato in collaborazione con SIMeVeP e SIVeMP. L’iniziativa ha affrontato con approccio multidisciplinare l’impatto della crisi climatica sulla salute globale, collocando la figura del medico veterinario all’intersezione tra tre sistemi interconnessi: salute animale, salute umana e salute ambientale.
Il filo conduttore è stato esplicito sin dall’apertura. Come ha dichiarato il Dottor Antonio Sorice, presidente SIMeVeP: “Il medico veterinario agisce come sentinella epidemiologica: il suo monitoraggio costante su fauna e allevamenti permette di intercettare precocemente gli effetti dei cambiamenti climatici. È il primo presidio contro le malattie emergenti, garantendo la sicurezza sanitaria in un ambiente sempre più fragile”.
Tra i temi centrali della prima parte dei lavori, la diffusione di malattie trasmesse da vettori, le arbovirosi, e le zoonosi legate alla fauna selvatica. Il cambiamento climatico altera le condizioni ecologiche che regolano la distribuzione geografica di insetti vettori e serbatoi animali, ampliando le aree a rischio e modificando la stagionalità delle trasmissioni.
Particolare attenzione è stata dedicata all’influenza aviaria, alle rotte migratorie degli uccelli e alla loro fenologia, tutti aspetti direttamente influenzati dalle variazioni climatiche e con ricadute concrete sul rischio epidemico. Gli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe) hanno illustrato come il cambiamento climatico stia alterando le dinamiche di diffusione delle malattie zoonosiche, rendendo la sorveglianza predittiva e il monitoraggio dei serbatoi naturali strumenti non più facoltativi.
Il Dottor Aldo Grasselli, presidente di FVM, ha inquadrato la questione in termini sistemici: “Il modello economico globale, orientato al consumo e purtroppo allo spreco, genera effetti ormai evidenti sul clima e i cambiamenti climatici determinano condizioni favorevoli a patologie del regno vegetale e animale. Più e meglio i medici veterinari possono proteggere e curare gli animali, più sani e protetti saranno gli esseri umani”.
Il convegno ha esaminato anche l’impatto diretto dei mutamenti climatici sulle produzioni animali, con un focus specifico su apicoltura e acquacoltura, identificati tra i comparti maggiormente esposti. Stress termico, alterazioni dei cicli stagionali, variazioni nella disponibilità di risorse foraggiere e idriche si traducono in vulnerabilità concrete per filiere già sotto pressione. Le ricadute non riguardano solo la produttività, ma anche la qualità e la sicurezza degli alimenti di origine animale.
La seconda parte della giornata ha affrontato il tema dei contaminanti ambientali, con particolare riferimento alle microplastiche (MPs) e ai PFAS, sostanze perfluoroalchiliche note per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi.
Attraverso l’ingestione di alimenti di origine animale o acqua contaminati, l’essere umano, collocato al vertice della catena alimentare, è esposto a un processo di biomagnificazione che concentra progressivamente queste sostanze nell’organismo. Il rischio per la salute pubblica è elevato e documentato.
Le microplastiche presentano una criticità ulteriore: oltre a essere contaminanti ambientali diffusi, le loro caratteristiche fisico-chimiche favoriscono lo sviluppo e la selezione di patogeni antibiotico-resistenti, creando un’interazione diretta tra inquinamento plastico e antibiotico-resistenza.
Sul fronte dell’antimicrobico-resistenza (Amr), il convegno ha restituito un dato positivo: in soli dieci anni, la medicina veterinaria italiana ha ottenuto una riduzione consistente nell’utilizzo di antimicrobici. Un risultato che testimonia l’efficacia degli interventi normativi e delle buone pratiche cliniche adottate nel settore.
Tuttavia, il cambiamento climatico introduce variabili nuove. Le alterazioni delle condizioni ambientali modificano la diffusione e la virulenza dei patogeni, la pressione selettiva sugli antibiotici e le dinamiche di trasmissione dell’Amr tra animali, ambiente e uomo, rendendo la sorveglianza continua un elemento strutturale, non episodico.
Il convegno si è concluso con una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Salute, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, degli Istituti Zooprofilattici e di SIMeVeP.
Il confronto ha ribadito un principio che fatica ancora a tradursi in prassi: le sfide poste dalla crisi climatica alla salute pubblica e animale non si governano per compartimenti separati. Serve integrazione istituzionale reale. La presenza congiunta di esponenti di più ministeri ha sottolineato la necessità di una governance condivisa, capace di operare trasversalmente tra specie, settori e livelli amministrativi.
Un passaggio del dibattito ha colpito per la sua concretezza: migliorare la salute degli animali non è solo un atto medico, ma una strategia climatica. Animali sani producono meno emissioni e riducono lo spreco di risorse, dando un contributo diretto agli obiettivi del Programma Triennale Salute Ambiente Biodiversità e Clima.
Le tematiche affrontate durante la giornata non sono esercizi accademici. Sono sfide operative che il Servizio Sanitario Nazionale si troverà a gestire nei prossimi anni, con urgenza crescente. Il convegno ha ribadito che affrontarle richiede consapevolezza collettiva, comunicazione del rischio efficace e una decisa inversione di rotta.
CITATI: ALDO GRASSELLI, ANTONIO SORICESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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