One Health
17 Novembre 2022 In occasione della Giornata europea di sensibilizzazione sugli antibiotici, un sondaggio sulla resistenza antimicrobica ci dice che c’è ancora tanta confusione: metà degli intervistati, infatti, è convinta che gli antibiotici uccidano i virus.

Antibiotici, cosa ci raccontano i numeri? Una brutta storia. Purtroppo. La resistenza antimicrobica (AMR) rappresenta, infatti, uno dei maggiori rischi per la salute umana ed è una delle 3 principali minacce per la salute* individuate dall'Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA ) della Commissione: per questo servono misure di coordinamento a livello dell'UE. E non basta: stando ai nuovi dati pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) risulta che in tutta l'Unione europea, l'Islanda e la Norvegia, sono più di 35.000 le persone che muoiono ogni anno a causa di infezioni resistenti agli antibiotici. Con ricadute economiche non certo sottovalutabili: tali infezioni, infatti, causano costi sanitari e perdite di produttività nell'UE pari a 1,5 miliardi.
Sondaggio Eurobarometro
Tra le prime grandi evidenze del sondaggio, emerge la preoccupante mancanza di consapevolezza da parte dei cittadini sull'uso appropriato degli antibiotici. Solo la metà (50%) degli intervistati, infatti, sa che gli antibiotici sono inefficaci contro i virus. E solo 3 europei su 10 è al corrente del fatto che l’utilizzo non necessario li rende inefficaci, che l'assunzione dovrebbe essere interrotta solo dopo aver completato l'intero trattamento, che gli antibiotici, non efficaci contro il raffreddore, spesso comportano effetti collaterali. Questa ignoranza spiega perché circa l'8% degli antibiotici sia stato assunto senza prescrizione medica e come mai sia elevata la percentuale di chi ne abbia fatto uso senza giustificazione (cioè per infezioni o sintomi virali). Tuttavia, è pure emerso un dato positivo: nonostante le pratiche scorrette siano ancora diffuse, oggi l'uso di antibiotici ha raggiunto un minimo storico; solo il 23% degli europei, infatti, dichiara di aver assunto antibiotici in forma orale nell'ultimo anno, ovvero il minimo dal 2009. Certo parliamo di un valore medio, in quanto calandoci nelle singole realtà vedremo che le variazioni sono anche sensibili: dal 42% di Malta al 15% di Svezia e Germania. L’Italia con il 27% è una via di mezzo, ma in netto miglioramento rispetto al 2018.
Resistenza antimicrobica: come affrontare il problema
La Commissione punta ad affrontare la questione con un approccio One Health. E in quest’ottica si stanno moltiplicando le iniziative. All'inizio di quest'anno, per esempio, sono entrate in vigore nuove norme dell'UE (parliamo del regolamento (UE) 2019/6) per garantire che gli antimicrobici fondamentali per la medicina umana rimangano efficaci, vietandone l'uso nella medicina veterinaria. Inoltre la Commissione ha pubblicato un riesame dei piani d'azione nazionali One Health degli Stati membri in materia di resistenza antimicrobica. Infine, nel 2023 la Commissione intensificherà la sua azione in una proposta di raccomandazione del Consiglio e nell'ambito di una proposta di revisione della legislazione farmaceutica dell'UE. Successivamente, nel 2023, l'UE lancerà un'azione congiunta da 50 milioni di euro con gli Stati membri, la Norvegia, l'Islanda e l'Ucraina sulla resistenza antimicrobica nell'ambito del programma EU4Health . Nell'ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca dell'UE, sono stati mobilitati oltre 690 milioni di euro per sostenere la ricerca e l'innovazione nell'ambito della resistenza antimicrobica. Nei primi due anni di Orizzonte Europa sono stati impegnati 32,5 milioni di euro per 13 progetti di ricerca sulla resistenza antimicrobica.
*Il consiglio di amministrazione di HERA ha concordato un elenco che comprende tre categorie di minacce di pericoli per la salute potenzialmente letali o comunque gravemente dannosi che possono potenzialmente diffondersi negli Stati membri:
(1) agenti patogeni con un elevato potenziale pandemico
(2) sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e minacce nucleari
(3) minacce risultanti dalla resistenza antimicrobica.
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