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Influenza aviaria

25 Agosto 2026

H5N1 Australia, prima morte in mammifero terrestre. Un secondo caso sospetto

L’Australia ha confermato la prima morte da influenza aviaria H5 in un mammifero sulla terraferma: una foca orsina trovata senza vita a Beachport. Un secondo caso sospetto è in corso di analisi in un’area di riproduzione del leone marino australiano, specie a rischio di estinzione

di Redazione Vet33


H5N1 Australia, prima morte in mammifero terrestre. Un secondo caso sospetto

È allarme in Australia dopo che le autorità hanno confermato la prima morte da influenza aviaria H5 in un mammifero del territorio, sulla terraferma, a poche centinaia di chilometri a sud di Adelaide. Le analisi condotte dall’Australian Centre for Disease Preparedness (ACDP) hanno verificato la presenza del virus dell’influenza aviaria H5 ad alta patogenicità in una foca orsina dal naso lungo, trovata senza vita a Beachport, nell’Australia Meridionale, il 19 agosto. Si tratta della prima rilevazione del virus in una specie di mammifero terrestre in Australia.

Un secondo caso sospetto vicino a un’area protetta

Il giorno successivo alla comunicazione ufficiale, è stato rilevato un secondo caso sospetto in una foca nel Pages Conservation Park, area che si trova su due piccole isole di fronte a Kangaroo Island e che rappresenta un importante sito di riproduzione per il leone marino australiano, specie a rischio di estinzione. Secondo quanto riferito dal Department of Primary Industries and Regions South Australia (PIRSA), i campioni prelevati sono stati inviati all’ACDP per le analisi di conferma, con risultati attesi nei prossimi giorni.

Beth Cookson, Chief Veterinary Officer australiana, ha definito la situazione uno “sviluppo preoccupante”, pur precisando che non è inaspettato che il virus H5 venga rilevato in altri animali selvatici, in particolare mammiferi marini, nelle aree in cui si registrano alti livelli di infezione tra gli uccelli selvatici. Cookson ha specificato che non sono state rilevate tracce di contaminazione nel pollame né nel sistema di produzione agricola, e che il rischio per la salute umana resta basso.

L’analisi dell’esperta: una situazione da monitorare con attenzione

Jane Younger, dell’Institute for Marine and Antarctic Studies dell’Università della Tasmania, ha osservato in un intervento pubblicato su The Conversation che l’Australia “ha superato un’altra triste soglia nell’epidemia di influenza aviaria H5N1”, ipotizzando che la foca abbia contratto il virus tramite il contatto con uccelli infetti o con l’ambiente condiviso. Secondo Younger, al momento non ci sono prove che il caso faccia parte di un’epidemia più ampia tra i mammiferi marini: “Un singolo caso di foca infetta non costituisce un’epidemia. Ma sappiamo, grazie all’esperienza all’estero, quanto velocemente la situazione possa cambiare”.

Il precedente degli elefanti marini in Argentina

Younger richiama quanto accaduto nel 2023 in Argentina, quando l’H5N1 raggiunse gli elefanti marini meridionali causando la morte di oltre 17mila cuccioli, con una mortalità che in una colonia intensamente monitorata raggiunse il 95%. Le prove genetiche raccolte in quell’occasione supportavano fortemente l’ipotesi di una trasmissione diretta tra mammiferi, piuttosto che infezioni indipendenti a partire dagli uccelli. Il virus si diffuse poi fino all’Oceano Antartico: sull’isola della Georgia del Sud, il numero di femmine di elefante marino meridionale in età riproduttiva è diminuito del 47% tra il 2022 e il 2024, mentre sull’isola Heard, territorio australiano a circa 1.700 chilometri a nord dell’Antartide, si stima che 13.359 cuccioli di elefante marino siano morti durante l’epidemia del 2025. Anche le foche antartiche sono state colpite duramente da episodi simili.

L’ipotesi della vaccinazione mirata

Secondo Younger, per specie già minacciate come il leone marino australiano, l’otaria antartica e l’elefante marino meridionale, perdite di questa entità possono avvicinare ulteriormente le popolazioni all’estinzione. L’esperta ritiene che l’Australia dovrebbe valutare se una vaccinazione mirata possa proteggere determinate popolazioni in cui l’intervento risulti fattibile e vantaggioso, in particolare i leoni marini australiani e gli elefanti marini meridionali dell’isola di Macquarie, che rappresentano una popolazione riproduttiva australiana di grande rilevanza. Younger precisa, tuttavia, che la vaccinazione non potrà mai impedire la diffusione dell’H5N1 nella fauna selvatica, ma potrebbe contribuire a prevenire perdite catastrofiche nelle specie raggiungibili con l’intervento.

CITATI: BETH COOKSON, JANE YOUNGER
TAG: AUSTRALIA, ELEFANTI MARINI, FOCA ORSINA, H5N1, INFLUENZA AVIARIA, LEONI MARINI, MAMMIFERI, VACCINAZIONE

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