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08 Ottobre 2026

Longevità animale, studiato il DNA della tartaruga di 194 anni. I risultati

Uno studio pubblicato su Science Advances identifica varianti genetiche e caratteristiche epigenetiche associate alla longevità di Jonathan, considerato il più anziano animale terrestre vivente


Longevità animale, studiato il DNA della tartaruga di 194 anni. I risultati

Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato 287 geni con varianti peculiari nel DNA di Jonathan, una tartaruga gigante di Aldabra (Aldabrachelys gigantea) di circa 194 anni, considerata il più anziano animale terrestre vivente. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, ha analizzato il genoma e i meccanismi epigenetici dell'animale per individuare i processi biologici associati alla sua longevità.

Jonathan vive sull'isola di Sant'Elena, nell'Atlantico meridionale, dove arrivò nel 1882 già adulto. La sua nascita viene fatta risalire al 1832. La ricerca è stata coordinata da studiosi dell'organizzazione statunitense Kallel, con la partecipazione di un gruppo internazionale di esperti.

Le varianti genetiche associate alla longevità

I ricercatori hanno sequenziato il genoma di Jonathan e identificato varianti genetiche in numerosi processi biologici coinvolti nell'invecchiamento. Tra questi figurano la riparazione del DNA, la funzionalità mitocondriale, la regolazione dell'insulina e il mantenimento dei telomeri, le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi.

Sono stati individuati 287 geni con varianti peculiari rispetto alle altre tartarughe giganti considerate nel confronto, alcuni dei quali associati alla soppressione dei tumori e alla riparazione del DNA.

Il ruolo dei meccanismi epigenetici

La ricerca ha esaminato anche il metiloma, cioè l'insieme delle modificazioni chimiche del DNA che contribuiscono a regolare l'attività dei geni.

Gli studiosi hanno confrontato il profilo epigenetico di Jonathan con quello di quattro altre tartarughe giganti di Aldabra, di età compresa tra cinque anni e l'età adulta avanzata.

L'analisi ha rilevato differenze nella metilazione del DNA e nella cosiddetta entropia di metilazione, un indicatore della variabilità delle modificazioni epigenetiche.

In particolare, alcune regioni del DNA di Jonathan presentavano una minore entropia di metilazione, soprattutto nei promotori dei geni coinvolti nella catena di trasporto degli elettroni mitocondriale e nel metabolismo dell'RNA.

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che il mantenimento di una regolazione stabile dell'espressione genica, associata all'efficienza della produzione energetica mitocondriale e dei processi di riparazione del DNA, possa contribuire alla longevità.

I limiti dello studio

La ricerca riguarda un singolo esemplare eccezionalmente longevo. Gli autori sottolineano che non è possibile stabilire con certezza se le caratteristiche genetiche ed epigenetiche individuate siano responsabili della longevità di Jonathan oppure siano presenti anche in altre tartarughe particolarmente longeve.

Anche fattori ambientali, tra cui l'alimentazione e le condizioni di vita, potrebbero avere contribuito alla sua sopravvivenza.

I risultati forniscono nuove informazioni sui meccanismi biologici dell'invecchiamento, ma richiedono ulteriori studi per verificarne il ruolo causale e l'eventuale rilevanza in altre specie.

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