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06 Maggio 2026

Roditori, i rischi oltre l’Hantavirus. Pulvirenti: no allarmismo, serve vigilanza One Health

L’infettivologo Fabrizio Pulvirenti chiarisce i rischi legati ai roditori oltre l’Hantavirus: leptospirosi, salmonellosi e febbre da morso di ratto. Essenziali i controlli preventivi di ASL e Carabinieri per la salute pubblica

di Redazione Vet33


Roditori, i rischi oltre l’Hantavirus. Pulvirenti: no allarmismo, serve vigilanza One Health

I recenti casi di probabile infezione da Hantavirus registrati su una nave da crociera nell’Atlantico hanno generato preoccupazione e allarmismo mediatico. Fabrizio Pulvirenti, Direttore della UOC di Malattie Infettive dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela (Caltanisetta), ridimensiona l’allarme ma sottolinea come i roditori siano vettori di numerose patologie ben più diffuse dell’Hantavirus stesso. La questione evidenzia l’importanza dei sistemi di controllo preventivo del Servizio Sanitario Nazionale e la necessità di un approccio One Health per la gestione dei rischi zoonotici sul territorio.

I roditori oltre l’Hantavirus: un ventaglio di rischi sanitari

La preoccupazione generata dai casi di Hantavirus ha oscurato una realtà epidemiologica più ampia e concreta. 

“I roditori non sono portatori esclusivi di Hantavirus”, chiarisce Pulvirenti. "La loro pericolosità, nei termini della possibilità di trasmettere infezioni, è ben più ampia. Il ratto comune (Rattus rattus) e il ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus) sono serbatoi o vettori di numerosi agenti patogeni: la leptospirosi, trasmessa attraverso le loro urine contaminate che raggiungono acque o il suolo; la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi; la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis”.

Il quadro storico, inoltre, ricorda come la peste bubbonica del Trecento devastò l’Europa proprio perché il ratto fungeva da ospite per Xenopsylla cheopis, la pulce vettore di Yersinia pestis.

Sistema di controlli: ASL e Carabinieri in prima linea

Il controllo della popolazione roditrice rappresenta una questione di salute pubblica concreta che richiede interventi coordinati e sistematici. “Il lavoro di vigilanza svolto dalle Aziende Sanitarie Locali e dai Nuclei Antisofisticazione e Sanità dell’Arma dei Carabinieri nei mercati, nei depositi alimentari, nella ristorazione collettiva, è una delle linee di difesa meno visibili ma più efficaci di cui disponiamo”, sottolinea l’infettivologo.

Questi controlli preventivi operano quotidianamente su mercati, depositi alimentari e strutture della ristorazione collettiva, costituendo una rete di vigilanza che andrebbe potenziata secondo una logica One Health. L’approccio integrato tra salute umana, animale e ambientale diventa essenziale per affrontare efficacemente i rischi zoonotici emergenti e consolidati.

Il sistema di prevenzione italiano, pur necessitando di aggiornamenti strutturali, ha costruito nel tempo meccanismi di controllo preventivo che “ci aiutano a tenere lontani da noi pericoli molto seri per la nostra vita e la salute pubblica”. Questa infrastruttura sanitaria rappresenta un patrimonio da preservare e sviluppare.

Hantavirus: caratteristiche e modalità di trasmissione

L’Hantavirus presenta caratteristiche epidemiologiche specifiche che lo distinguono da altri agenti patogeni respiratori. “Non si comporta come un’influenza”, precisa Pulvirenti. “Non circola nell’aria di una sala da pranzo affollata, non passa da una stretta di mano, non si diffonde tra passeggeri come un coronavirus”.

Appartenente alla famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus, rappresenta una zoonosi il cui serbatoio naturale è costituito da roditori selvatici, portatori cronici asintomatici. Il contagio umano avviene principalmente per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette – urina, feci essiccate, saliva – o più raramente per contatto diretto con materiale biologico dell’animale.

La trasmissione interumana risulta documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non completamente chiarito. Per tutti gli altri ceppi, inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante.

Analisi del caso della nave da crociera

Il numero limitato di casi registrati sulla nave da crociera fornisce indicazioni epidemiologiche significative. “Il periodo di incubazione oscilla tra una e otto settimane, il che rende plausibile l’ipotesi di un’esposizione avvenuta prima dell’imbarco”, spiega Pulvirenti. “Il numero limitato di casi a bordo, in un ambiente chiuso e densamente popolato, rafforza questa lettura, giacché una trasmissione interumana attiva avrebbe prodotto numeri ben diversi”.

L’analisi epidemiologica del caso evidenzia come l’ambiente confinato della nave, pur favorevole alla diffusione di patogeni a trasmissione aerea o per contatto diretto, non abbia determinato una propagazione significativa del virus. Questo dato supporta le conoscenze scientifiche consolidate sulla limitata trasmissibilità interumana dei ceppi europei e nordamericani di Hantavirus.

Gestione razionale del rischio e prospettive future

“Il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti resta estremamente basso”, conclude Pulvirenti. L’approccio razionale alla gestione di questo tipo di emergenze richiede indagini epidemiologiche rigorose che includano l’identificazione del ceppo virale, la ricostruzione precisa dell’esposizione e la definizione della finestra temporale del contagio.

Questo caso evidenzia la necessità di rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e di comunicazione scientifica per evitare allarmismi ingiustificati. La popolazione tende a dimenticare i rischi costanti rappresentati dai roditori domestici, concentrando l’attenzione su eventi eccezionali che generano maggiore attenzione mediatica.

CITATI: FABRIZIO PULVIRENTI
TAG: CONTAMINAZIONE, HANTAVIRUS, LEPTOSPIROSI, ONE HEALTH, RODITORI, SALMONELLOSI, TOSSINFEZIONI ALIMENTARI, ZOONOSI

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