Professione
21 Aprile 2026Il Presidente Fnovi Gaetano Penocchio ha aperto i lavori del Consiglio Nazionale di Varese con una relazione articolata in quattro cardini. Tema centrale, il rischio che la medicina veterinaria perda peso culturale, scientifico e professionale in un contesto di profonde trasformazioni istituzionali

Il Sistema sanitario nazionale è in destrutturazione. Le Regioni ambiscono a regolamentare le professioni. Il Ddl 2700 sulla riforma delle professioni sanitarie non contiene riferimenti espliciti al medico veterinario. Le corporate acquisiscono spazi crescenti. I costi della professione aumentano per i proprietari di animali. E tutto questo, nota il Presidente della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani Gaetano Penocchio, “non sembra inquietare”. È con questa premessa che si è aperta a Varese la relazione al Consiglio Nazionale, intitolata significativamente “Il Medico Veterinario nella società delle mangrovie”, un’immagine che richiama la capacità di radicarsi e resistere in ambienti instabili.
Quattro i cardini dell’intervento: devoluzione regionale, riforma delle professioni sanitarie, ruolo degli Ordini nel mercato e proposte concrete per riposizionare la professione. Il filo conduttore: la necessità di recuperare unità, visibilità e voce autonoma.
Il presidente Penocchio ha aperto il suo intervento con un ricordo di Luigino Bellani (1926-1998), uno dei padri della medicina veterinaria italiana, e ha subito inquadrato il nodo centrale: la comunità professionale veterinaria sta attraversando una fase di ridimensionamento sul piano culturale, scientifico e professionale, e la preoccupazione è che questo non generi la reazione che meriterebbe.
Il quadro descritto è impegnativo: disintermediazione politica con perdita di ruolo dei soggetti tradizionali della rappresentanza, ipotesi di sostituzione del medico veterinario con profili non sanitari nelle produzioni, crescita del peso delle corporate, aumento dei costi per i proprietari e precarizzazione dei rapporti professionali.
Il primo cardine riguarda l’affidamento alle Regioni della regolamentazione delle professioni. Penocchio esprime preoccupazione per una devoluzione che potrebbe aprire la strada al riconoscimento di nuove professioni regionali con possibili sovrapposizioni improprie rispetto alle competenze veterinarie. La posizione è netta: le Regioni “non sono le istituzioni che autorizzano in sanità forme alternative di occupazione in campo pubblico o ancor meno in quello privato”. Il regionalismo differenziato viene definito “il tentativo più serio e più pericoloso di mettere fine al SSN e alle professioni”.
Sul Ddl 2700, Penocchio non usa mezzi termini: nel testo si registra “la totale assenza di riferimenti espliciti alla figura del medico veterinario”. La professione non si riconosce nel campo di applicazione del provvedimento, né nei principi e criteri di delega. Tra i punti critici sollevati:
● Riconoscimento sociale. Necessità di agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e revisione del regime IVA per valorizzare la professione e rendere più accessibile l’assistenza veterinaria, anche nelle aree disagiate.
● Epidemio-sorveglianza. Il medico veterinario contribuisce di fatto alla rete di sorveglianza epidemiologica senza che questo coinvolgimento sia adeguatamente valorizzato sul piano normativo.
● Scudo penale. Assenza di indicazioni chiare sull’applicabilità della responsabilità professionale limitata all’atto medico veterinario, che pur essendo sanitario si rivolge a pazienti non umani e presenta dinamiche civili e penali peculiari.
● Ecm. Fnovi ribadisce la posizione critica sul sistema di Educazione Continua in Medicina e auspica una riforma che rafforzi il ruolo di Federazioni e Ordini nella riscrittura del sistema di aggiornamento professionale.
Il terzo tema riguarda la trasformazione del contesto professionale. Penocchio descrive una libera professione “ridotta ai margini della vita economica”, con molti professionisti tecnicamente preparati che si sono “arresi alla logica di subordinazione, al mercato del lavoro, senza la minima possibilità di poter influire sullo stesso se non al ribasso”. La sfida, sottolinea, è epocale e va affrontata.
La quarta parte della relazione individua le azioni concrete:
● Promuovere la leadership dei medici veterinari nell’approccio One Health, trasformandolo da principio a pratica
● Adeguare la formazione universitaria e post-universitaria alla domanda scientifica e professionale attuale
● Rafforzare l’attuazione della legislazione su salute e benessere animale, inclusa la disponibilità di farmaci essenziali e vaccini
● Sviluppare strumenti di prevenzione, biosicurezza e consulenza in materia di salute animale
● Integrare nuove tecnologie nella pratica e nella sorveglianza
● Sostenere il ruolo veterinario nella conservazione della biodiversità e della fauna selvatica
● Semplificare i processi burocratici e amministrativi attraverso la tecnologia
● Rafforzare competenze di leadership, gestione, comunicazione e digitali, con certificazione delle competenze come strumento qualificante
CITATI: GAETANO PENOCCHIOLa conclusione è un appello alla comunità professionale: “Parlare con integrità, agire con trasparenza, parlare con una voce veterinaria unita in linea con le priorità nazionali ed europee. Va recuperata la cultura dell’ascolto, del rispetto dell’altro, e l’idea di comunità professionale: serve condivisione, unità di intenti”.
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