Gatti
10 Novembre 2025Dopo due casi di H5N1 felino in provincia di Bologna, di cui uno letale, l’Università avvia un progetto per monitorare il virus nei gatti. Il professor Bettini: “Possibili vettori e amplificatori del contagio”

Dopo i due casi registrati a gennaio 2025 in provincia di Bologna – uno dei quali fatale – l’Università di Bologna ha avviato uno studio per monitorare l’eventuale diffusione del virus H5N1 nei felini domestici. Il progetto, denominato “Influcat-Inbo” e finanziato dalla Fondazione Carisbo, prevede autopsie e campionamenti diagnostici su gatti deceduti nel territorio provinciale, indipendentemente dalla causa di morte.
A gennaio 2025 nel territorio provinciale sono stati registrati due casi di influenza aviaria in gatti, di cui uno letale. Ora, il programma Influcat-Inbo dell’Università di Bologna, curato dal servizio di Anatomia patologica del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie e finanziato dalla Fondazione Carisbo, si pone l’obiettivo di valutare il possibile ruolo dei felini come ospiti intermedi o possibili vettori del virus, in un contesto di crescente attenzione sanitaria.
“Lo studio scientifico avviene attraverso autopsie su gatti deceduti nel territorio ma indipendentemente dalla presunta causa di morte. In Italia la malattia è ripetutamente osservata in specie aviarie, ma a gennaio 2025 si sono contati due casi di H5N1 in gatti (di cui uno letale) in provincia e sono, finora, gli unici in Italia” spiega il professore Giuliano Bettini, del Dipartimento di Scienze Mediche veterinarie, responsabile del progetto, che puntualizza: “Il potenziale ruolo dei felini domestici come ospiti intermedi e possibili vettori e amplificatori della diffusione del virus genera comprensibili preoccupazioni, in considerazione della stretta convivenza con l’uomo”.
Il Dipartimento si è fatto carico di indagare il fenomeno e ha avviato un progetto di monitoraggio dell’influenza aviaria nei gatti, che si concretizza con autopsie su gatti deceduti nel territorio della provincia di Bologna indipendentemente dalla presunta causa di morte.
Lo studio è stato segnalato ai medici veterinari dall’Ordine di categoria per raccogliere le disponibilità ad eseguire le autopsie necessarie, dalla cui partecipazione dipende il successo dell’indagine. Il percorso dell’indagine viene spiegato con un documento diffuso dall’Ordine provinciale, in cui Bettini dettaglia:
“Nell’epidemiologia dell’influenza aviaria desta preoccupazione la diffusione di sottotipi ad elevata patogenicità (H5N1) che hanno mostrato capacità di mutare rapidamente acquisendo geni da virus influenzali che infettano altre specie e contagiare così anche suini, bovini, gatti, cani, topi e uomo, rappresentando quindi un potenziale problema di sanità pubblica. Al momento la malattia ha diffusione mondiale, e in base al numero di focolai registrati i mammiferi domestici più sensibili all'infezione sono bovini e gatti”.
La malattia, già endemica in molte specie aviarie, è oggi considerata una potenziale minaccia per la salute pubblica. I mammiferi domestici più sensibili all’infezione restano bovini e gatti, come confermano i casi italiani e le segnalazioni internazionali. Il monitoraggio bolognese rappresenta un passo importante nel rafforzare la sorveglianza veterinaria e prevenire nuove zoonosi.
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