Alert sanitari
25 Giugno 2025Tra marzo e giugno 2025, segnalati 365 casi in 24 Paesi europei. Identificati anche contagi in mammiferi e 20 casi umani a livello globale, con quattro decessi. I dati dell’Ecdc

L’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) da virus A(H5) continua a rappresentare una sfida sanitaria in Europa e nel mondo. Tra marzo e giugno 2025, sono stati registrati 365 casi in 24 Paesi europei, con una prevalenza del ceppo H5N1. Il virus, oltre a colpire uccelli selvatici e domestici, ha infettato mammiferi come foche e volpi, con il primo caso documentato in una pecora nel Regno Unito.
Tra l’8 marzo e il 6 giugno 2025 sono stati segnalati 365 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) da virus A(H5) in Europa. I casi hanno riguardato sia volatili selvatici (198) che uccelli domestici (167), verificandosi in 24 Paesi europei, con una prevalenza della variante H5N1. La maggior parte si è concentrata in Europa occidentale, centrale e sud-orientale. Questi i dati rilevati dall’European Center for Diseases Control and Prevention (Ecdc).
Tra gli uccelli selvatici, i casi hanno colpito soprattutto uccelli acquatici come cigni e oche, ma sono stati coinvolti anche gabbiani. Sul fronte degli allevamenti, Polonia e Ungheria si confermano i Paesi più colpiti, con un’alta incidenza nei polli e nelle oche domestiche. La diffusione tra gli uccelli domestici rappresenta un rischio economico rilevante per il settore avicolo e complica ulteriormente le operazioni di contenimento.
Il virus HPAI A(H5N1) – e in alcuni casi H5N5 – è stato rilevato anche in mammiferi, tra cui volpi rosse, lontra eurasiatica, foche grigie e persino un gatto domestico. Il caso più singolare è stato riscontrato nel Regno Unito, dove per la prima volta è stata segnalata un’infezione da HPAI H5N1 in una pecora, un fatto mai documentato in precedenza.
Al di fuori dell’Europa, gli Stati Uniti continuano a rilevare casi di H5N1 nei bovini da latte. Sono stati segnalati anche contagi in un procione grigio e in una donnola dalla coda lunga. In Corea del Sud, invece, è stato infettato un gatto leopardo. Nel periodo esaminato sono stati segnalati 20 casi umani di infezione da virus dell’influenza aviaria in sei Paesi: due in Bangladesh (H5N1), due in Cambogia (H5N1), tredici in Cina (uno da H10N3, uno da H5N1 e undici da H9N2), uno in India (H5N1), uno in Messico (H5N1) e uno in Vietnam (H5N1). Tra questi, quattro i decessi registrati. In cinque degli otto casi di H5N1 è stata riportata un’esposizione diretta a pollame infetto, indicando una probabile trasmissione zoonotica. È importante sottolineare che non è stato documentato alcun caso di trasmissione interumana.
Nonostante l’ampia circolazione del virus tra gli animali, le infezioni umane rimangono rare. Secondo il rapporto, il rischio per la popolazione generale nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo è basso, ma può diventare da basso a moderato per chi lavora o entra in contatto frequente con animali infetti o ambienti contaminati. Le autorità sanitarie continuano a monitorare attentamente la situazione, con l’obiettivo di prevenire salti di specie che potrebbero portare a scenari epidemici più complessi.
TAG: ECDC, H5N1, HPAI, INFLUENZA AVIARIA, POLLAME, UCCELLI SELVATICISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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