Professione
13 Marzo 2025Il 70% delle violenze si registra in contesti libero-professionali, con episodi prevalentemente verbali. L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani denuncia che il fenomeno è sottostimato

Sono 70 i medici veterinari che hanno subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi. Questo il dato emerso dal rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza dei professionisti sanitari, pubblicato nella Giornata nazionale dell’educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. Il 70% degli episodi si è verificato in contesti libero-professionali, mentre le aggressioni verbali rappresentano la tipologia predominante. L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anmvi) sottolinea che si tratta solo della punta dell’iceberg: serve migliorare il monitoraggio e le misure di protezione per una categoria esposta anche a fenomeni di criminalità organizzata.
Il Rapporto Onseps pubblicato dal Ministero della Salute si riferisce al 2024 e raccoglie tutte le segnalazioni inviate alla Fnovi attraverso un questionario somministrato agli iscritti lo scorso ottobre. Al questionario hanno partecipato 137 medici veterinari e, sulla base delle risposte fornite, gli episodi di violenza commessi ai loro danni durante l’esercizio della professione, nei 12 mesi precedenti la rilevazione, sono stati 70; di questi, il 70% è avvenuto nell’ambito privato. Complessivamente, il numero delle aggressioni dichiarate è di 178.
La raccolta dei dati resta un aspetto critico, nonostante il miglioramento della metodologia di rilevazione, soprattutto per la scarsa partecipazione dei medici veterinari.
I luoghi dove il fenomeno si manifesta maggiormente sono le strutture veterinarie private – studio, ambulatorio, laboratorio privato – e i locali dedicati agli interventi di Pronto soccorso. I medici veterinari impegnati nel comparto pubblico hanno, invece, denunciato di aver ricevuto atti intimidatori in occasione dello svolgimento di servizi ispettivi.
Dalle risposte fornite emerge che le aggressioni subite sono principalmente di natura verbale (154 episodi) mentre restano più marginali i casi di aggressione fisica (11 episodi) o quelli diretti contro la proprietà (13 episodi).
I soggetti che si rendono protagonisti di aggressione sono principalmente i proprietari degli animali (122) e/o i loro accompagnatori (44) e solo in pochi casi la responsabilità è attribuibile ad altri soggetti (utenti).
La Regione più interessata dai fenomeni di aggressione ai medici veterinari è risultata la Lombardia (17 episodi, il 24,29% sul totale), seguita dalla Emilia-Romagna (8 episodi, 11,43%), dalla Puglia (6 episodi, 8,57%), da Campania e Umbria (5 episodi ciascuna, 7,14%), da Abruzzo e Veneto (4 episodi, 5,71%), da Calabria, Sardegna, Sicilia e Toscana, che hanno registrato ciascuna 3 episodi (4,29% del totale). A seguire, infine, le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Piemonte, ognuna delle quali ha registrato 2 episodi (4,86%); solo la Liguria ha registrato 1 singolo episodio (1,43%). Nessun episodio si è invece verificato in Basilicata, Molise, Valle d’Aosta, nonché nelle Province Autonome di Bolzano e Trento.
I Medici Veterinari, come denuncia l’Anmvi, sono una categoria particolarmente vulnerabile ed esposta alla criminalità, fenomeno che viene spesso sottaciuto o derubricato.
Le cosiddette agromafie, infatti, sono attive in settori di grande rilevanza economico-produttiva, dove si vorrebbe comprimere la tutela sanitaria delle popolazioni animali e della sicurezza alimentare della collettività. Auto in fiamme e proiettili sono solo alcune delle azioni intimidatorie subite, che non vengono registrati dall’Osservatorio nazionale, malgrado i numerosi casi di cronaca finiti sui media. L’azione di sanità pubblica veterinaria, negli allevamenti e negli stabilimenti di macellazione, richiede attenzioni maggiori e protezioni speciali.
Inoltre, negli ultimi anni sono aumentati gli episodi di aggressività nelle strutture veterinarie private da parte di clienti violenti. In particolare, sono i medici veterinari donne a denunciare una maggiore vulnerabilità ed esposizione al pericolo, specialmente in orario notturno.
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