Alert sanitari
25 Novembre 2024Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità e di Eurosurveillance ha analizzato il più grande focolaio italiano di Dengue del 2024, evidenziando il successo degli interventi effettuati per il contenimento. Occorre rafforzare la consapevolezza dei sanitari sulla circolazione autoctona del virus

Il focolaio di Dengue di Fano, il più grande registrato in Italia quest’anno, è stato contenuto in due settimane grazie all’efficacia delle misure di controllo attuate. Un recente studio pubblicato su Eurosurveillance, che ha visto la partecipazione di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha evidenziato come la trasmissibilità del virus fosse inizialmente alta, paragonabile a quella delle aree tropicali, ma sia stata rapidamente ridotta al di sotto della soglia epidemica.
Le misure di controllo
Una volta identificato il focolaio di Dengue nella città di Fano, le misure di controllo adottate “sono riuscite a far crollare la trasmissione del virus nell’arco di due settimane (il tempo di un solo ciclo di trasmissione uomo-zanzara-uomo)”. “Le nostre stime – si legge nello studio appena pubblicato dalla rivista Eurosurveillance – suggeriscono una trasmissibilità maggiore per il virus rispetto a quanto osservato in precedenza in Italia con livelli comparabili con quelli della trasmissione nelle aree tropicali”.
La ricerca, a cui hanno partecipato anche gli esperti dell’Iss coinvolti nella risposta, ha analizzato i dati sui primi 199 casi di Dengue del focolaio, descrivendo le indagini epidemiologiche e microbiologiche compiute e le misure di salute pubblica adottate.
“I sintomi del primo caso si sono verificati a metà agosto, con il picco di contagi a metà settembre, mentre l’ultimo caso notificato risale al 31 ottobre. Il numero di riproduzione del virus, R0, è stato stimato a 2,7 inizialmente, è cresciuto fino a 3,5 per poi crollare sotto la soglia epidemica intorno al 25 settembre. Non si sono verificati casi gravi o decessi”, sono i dati riportati.
“Come già osservato in precedenti focolai epidemici, la scoperta del primo caso di trasmissione locale e gli interventi di controllo attivati in base al Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi, ha portato ad un rapido controllo del focolaio con una diminuzione della trasmissibilità al sotto la soglia epidemica”.
“Nonostante l’efficacia degli interventi, la risposta a questo tipo di minaccia – continuano gli autori dello studio – può essere migliorata, a partire da una sensibilizzazione degli operatori sanitari sulla possibilità che si verifichino casi autoctoni, in modo da ridurre i ritardi nella scoperta di eventuali casi. In Italia, così come in altri Paesi dell’Unione Europea con condizioni favorevoli alla trasmissione, è necessario rafforzare la consapevolezza degli operatori sanitari sulla possibile circolazione autoctona del virus Dengue in modo da considerarlo nella diagnosi differenziale delle febbri estive anche in pazienti che non hanno una recente storia di viaggi all’estero” concludono.
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