Cani
06 Febbraio 2023 Chemosi, iperemia e prurito oculare: tre segnali spia da tener sempre presenti nella diagnosi di congiuntivite allergica nei cani.

Se negli esseri umani la congiuntivite allergica è una malattia ben descritta, in ambito veterinario – al contrario - non ha ricevuto molta attenzione. Nei cani con lievi sintomi di congiuntivite allergica (cAC), la malattia può passare inosservata per un lungo periodo di tempo. Strabismo, fotofobia o prurito oculare possono essere sottovalutati dai proprietari di animali domestici, confusi con ciò che potrebbe essere percepito come "normale comportamento canino" o semplicemente una manifestazione di prurito facciale da dermatite atopica canina. Per questo, un team di ricerca dell’Università di Lisbona, partendo dal presupposto che l'esperienza del veterinario è cruciale nella corretta diagnosi della cAC, ha concluso che è necessario stabilire criteri standardizzati, che - proprio come accade con i pazienti umani con congiuntivite allergica – faciliterebbero anche per i cani la diagnosi tempestiva e la definizione della stadiazione clinica. Fornendo, quindi, migliori opzioni di trattamento per i pazienti. Lo studio È stato pertanto condotto uno studio osservazionale retrospettivo su 122 cani sottoposti a un esame oftalmologico e dermatologico completo e con diagnosi di congiuntivite allergica. Per proporre una caratterizzazione della malattia e formularne la stadiazione clinica sono stati considerati sei segni clinici oftalmici: iperemia congiuntivale, chemosi, prurito oculare, epifora, secrezione da sieromucoide a mucopurulenta e cheratite, classificati da 0 (assente) a 3 (grave). I punteggi compresi tra 1 e 5 sono stati considerati lievi, 6-10 moderati e 11-18 gravi. La maggior parte dei cani (64%) presentava una congiuntivite allergica moderata, seguita dal 24% di stadi lievi e solo dal 12% di presentazioni gravi. La gravità della congiuntivite allergica non era correlata al sesso o all'età al momento della diagnosi e tutti presentavano una forma bilaterale della malattia. Chemosi (84%), iperemia (83%) e prurito oculare (79%) sono stati osservati nel 55% dei casi. La secrezione da sieromucoide a mucopurulento (62%) e l'epifora (69%) erano meno frequenti, infine la cheratite è risultata il segno clinico meno riscontrato (15%). Il grado di cheratite ha mostrato una correlazione positiva sia con la gravità che con la cronicità della congiuntivite allergica. Da queste evidenze è stato così possibile concludere che la triade iperemia, chemosi e prurito oculare, già nota come un modo affidabile per diagnosticare la congiuntivite allergica umana, si è dimostrata importante anche nella cAC. Le forme lievi della malattia possono passare inosservate, essendo il prurito oculare difficile da valutare nei pazienti canini; per questo, l'approccio diagnostico standardizzato proposto dallo studio e il nuovo schema di classificazione per la congiuntivite allergica canina possono essere utili agli oftalmologi veterinari, ai dermatologi, e ai medici generici, che potranno migliorare il comfort e il benessere dei pazienti allergici.
Delgado, E., Gomes, É., Gil, S. et al. Diagnostic approach and grading scheme for canine allergic conjunctivitis. BMC Vet Res 19, 35 (2023).
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