Normative
28 Ottobre 2026Dopo il primo caso umano, fatale, in Francia, la circolare del 27 ottobre aggiorna il quadro italiano e indica ai veterinari i segni da monitorare in bovini, bufali, ovicaprini ed equini

Il primo caso umano documentato di infezione da virus Shamonda (SHAV) riguarda un paziente gravemente immunocompromesso, morto in Francia il 9 ottobre. Dopo questo caso, il Ministero della Salute ha aggiornato le indicazioni di sorveglianza con una circolare congiunta firmata dalle direzioni della prevenzione e della sanità animale. In Italia non risultano casi umani. In ambito veterinario il virus è stato ora rilevato anche nei bovini di Lazio e Lombardia e nei bufali della Campania. Ai medici veterinari si chiede un’attenzione clinica mirata, senza nuovi obblighi di notifica.
Il virus era stato segnalato per la prima volta in Italia ad agosto, in allevamenti di vacche da latte delle Province autonome di Trento e Bolzano. Era stato trovato anche in alcuni bovini arrivati dalla Francia. Questi rilievi erano già stati comunicati dalla Direzione generale della sanità animale (DGSA) con la nota prot. n. 0026526 del 17 settembre 2026. La nuova circolare aggiunge positività nei bovini di Lazio e Lombardia e nei bufali della Campania. Non indica province, numero di allevamenti né consistenza dei capi coinvolti.
Nel caso campano, gli accertamenti sono partiti anche da campioni di latte individuale di animali con sintomi. Nel latte, come nel sangue, è stato trovato RNA virale. Il Ministero precisa però che «la rilevazione di RNA nel latte non equivale alla dimostrazione della presenza di virus infettante». Allo stato attuale, quindi, non è documentata una trasmissione attraverso il latte o i prodotti lattiero-caseari. Tutti i tentativi di isolare il virus dal latte di bufala hanno dato esito negativo.
Il Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche degli Animali (CESME), presso l’IZSAM “G. Caporale” di Teramo, sta conducendo prove sperimentali. Lo scopo è capire quanto il virus persiste in queste matrici, se resta infettante e come reagisce ai processi di trasformazione.
SHAV è un Orthobunyavirus della famiglia Peribunyaviridae, sierogruppo Simbu. È stato isolato per la prima volta nel 1965 in bovini della Nigeria. In Europa è comparso nell’estate 2026 e le analisi genomiche hanno identificato due varianti nate da riassortimento genetico. La variante SHAV-EU1 è presente in Francia, Germania meridionale, Svizzera, Austria, Italia, Spagna e Portogallo. La variante SHAV-EU2 è stata trovata nella Germania nord-occidentale, nei Paesi Bassi e nella Francia nord-occidentale.
Secondo le conoscenze attuali, il virus si trasmette tra gli animali soprattutto, se non quasi soltanto, tramite i Culicoides. Non ci sono prove di una trasmissione diretta significativa tra animali, tranne la possibile trasmissione verticale. In Campania alcuni pool di Culicoides catturati vicino agli allevamenti sono risultati positivi, e appartenevano a specie diverse.
La circolare chiede alle Regioni e alle Province autonome di informare i Servizi veterinari delle ASL, i liberi professionisti e gli allevatori. L’attenzione deve aumentare soprattutto nei periodi in cui i vettori sono attivi. Le specie da osservare sono bovini, bufalini, ovini e caprini, e gli equini per i quadri neurologici.
Nei bovini e nei bufali i segni da considerare sono febbre, diarrea, inappetenza e calo della produzione di latte. Negli ovini e nei caprini i quadri descritti sono in genere più lievi. Negli equini va valutata qualsiasi sintomatologia neurologica, anche grave, soprattutto se gli esami hanno già escluso altre cause, compreso il West Nile. In tutte le specie contano anche aborti, malformazioni congenite, natimortalità e morti inattese, in particolare se compaiono insieme a un calo produttivo.
Il Ministero ricorda che nessuno di questi segni è specifico per SHAV e che serve sempre una diagnosi differenziale da parte del veterinario. Quando il quadro è compatibile, i Servizi veterinari lavorano con gli IZS secondo le indicazioni tecniche del CESME. Raccolgono specie, consistenza dei soggetti colpiti, sede e data di insorgenza, segni osservati, esiti riproduttivi e andamento della produzione.
No, SHAV non è una malattia listata nell’Unione Europea, quindi non prevede notifica obbligatoria né misure ufficiali di controllo. Restano però validi gli obblighi generali dell’art. 18, paragrafo 1, lettera c) del Regolamento (UE) 2016/429 e del decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 136. In base a queste norme l’operatore deve chiamare un veterinario in caso di mortalità anomala, segni di malattia grave o forte calo produttivo senza causa nota. È possibile anche una notifica volontaria alla WOAH.
Il Ministero sta valutando se registrare gli eventi nel sistema SIMAN di VETINFO. Fino a quella decisione, il CESME coordina la raccolta e la tracciabilità delle segnalazioni usando i flussi esistenti. La circolare prevede anche la possibilità di un piano di sorveglianza attiva, da programmare se possibile insieme ai prelievi per altre sorveglianze, come quella per la brucellosi.
La circolare chiede di sfruttare la sorveglianza entomologica già attiva, compresa quella per la Bluetongue, per mappare i Culicoides nelle aree con casi animali compatibili. Le trappole e i protocolli vanno scelti in base alla loro capacità di catturare e identificare correttamente questi insetti. Il CESME coordinerà con gli IZS e le Regioni le analisi dei pool, le catture ordinarie e i campionamenti mirati negli allevamenti coinvolti.
In allevamento si raccomanda di ridurre, per quanto possibile, le condizioni che favoriscono i vettori, come ristagni d’acqua e accumuli di effluenti liquidi. Si possono valutare anche la disinfestazione dei mezzi di trasporto e interventi ambientali. Il Ministero chiarisce che sono misure generali contro i vettori e non interventi specifici contro SHAV. Se sono già state programmate, non servono ulteriori azioni automatiche.
Il paziente aveva tra 60 e 70 anni e viveva in un’area rurale della Francia sud-orientale. Era ricoverato da metà agosto ed era fortemente immunodepresso dopo anticorpi monoclonali, trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, chemioterapia e terapia immunosoppressiva. I primi segni neurologici sono comparsi il 23 settembre e il quadro è peggiorato fino al coma. Il paziente è morto il 9 ottobre per insufficienza multiorgano, 16 giorni dopo l’esordio neurologico. Il virus, genotipo SHAV-EU1, è stato trovato nel liquor, nel siero e in altri campioni. Le analisi retrospettive lo collocano già all’inizio di luglio.
La via di contagio non è nota, ma l’ipotesi più probabile è un vettore del genere Culicoides, perché nella stessa zona i vettori erano presenti e SHAV-EU1 circolava negli animali dall’inizio di luglio. Le vie trasfusionale e alimentare sono considerate meno probabili, ma gli accertamenti per escluderle sono ancora in corso.
Il Ministero invita alla cautela. Si tratta di un solo caso, in un paziente in condizioni eccezionali, e non c’è alcuna prova di trasmissione interumana. Per questo non si può parlare di un rischio significativo per la popolazione generale. Per i medici, la circolare raccomanda di cercare SHAV nelle sindromi neurologiche acute di origine infettiva quando altre cause sono state escluse, soprattutto nei pazienti fragili. I campioni vanno inviati al laboratorio di riferimento dell’ISS e i casi vanno segnalati tramite il sistema PREMAL.
Per chi lavora in allevamento, la circolare precisa che non sono documentate né la trasmissione diretta dall’animale all’uomo né infezioni professionali. Restano valide le misure generali del D.Lgs. 81/2008 sull’esposizione ad agenti biologici. Le indicazioni potranno essere aggiornate con nuove evidenze. Il monitoraggio prosegue con CESME, ISS, INMI Spallanzani, INAIL e il Gruppo Operativo Arbovirosi (GOA).
TAG: MINISTERO DELLA SALUTE, VIRUS SHAMONDASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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