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24 Settembre 2026

Virus Shamonda, scoperte in Europa due varianti diverse

Un articolo firmato da ricercatori dell’IZS di Teramo analizza l’emergenza del virus Shamonda in Europa: due varianti genomiche distinte, il ruolo sospetto dei Culicoides come vettori e la necessità di una sorveglianza integrata One Health

di Redazione Vet33


Virus Shamonda, scoperte in Europa due varianti diverse

L’emergere del virus Shamonda (SHAV) in Europa, nell’estate del 2026, ricorda con tempestività quanto i confini epidemiologici dei virus animali trasmessi da vettori siano tutt’altro che fissi o facilmente prevedibili. È quanto sottolinea un articolo pubblicato sulla rivista Veterinaria Italiana, firmato da Umberto Molini, Shadia Berjaoui e Alessio Lorusso, ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (IZS), che ripercorre la comparsa e la diffusione del virus nel continente, analizzandone le caratteristiche genomiche, il possibile ruolo dei Culicoides come vettori e le priorità per la sorveglianza.

Un virus a genoma segmentato: quali sono i precedenti 

Il virus Shamonda è un virus a RNA a singolo filamento negativo, dotato di envelope, con tre segmenti genomici (L, M e S), appartenente al genere Orthobunyavirus, famiglia Peribunyaviridae, e al sierogruppo Simbu. Il genoma segmentato ha un rilievo epidemiologico importante, perché virus correlati che infettano lo stesso ospite o vettore possono scambiarsi segmenti genomici tramite riassortimento, alterando potenzialmente antigenicità, spettro d’ospite o patogenicità.

Isolato per la prima volta da bovini a Ibadan, in Nigeria, nel 1965, il virus era stato successivamente rilevato in Giappone, dove l’infezione era stata associata a patologia congenita nei vitelli, e in Sud Africa, dove l’RNA virale era stato identificato retrospettivamente sia in pool di Culicoides, sia nel cervello e nel polmone di un feto di capra abortito. Un lavoro genomico più recente aveva inoltre identificato un riassortante Shuni/SHAV in un caso neurologico fatale in un cavallo, a conferma della rilevanza biologica dello scambio di segmenti tra virus del sierogruppo Simbu co-circolanti.

L’arrivo in Europa a giugno 2026

A giugno 2026, cluster di diarrea acuta, febbre transitoria, letargia, anoressia e marcate ma generalmente reversibili riduzioni della produzione di latte sono stati segnalati in allevamenti da latte della Francia orientale. Nell’indagine iniziale, la produzione lattea di massa a livello di allevamento era calata del 15-75%. I test di routine, inclusi quelli per il virus Schmallenberg, non avevano identificato una causa; la metagenomica non mirata tramite tecnologia Nanopore aveva invece permesso di individuare un lignaggio europeo di SHAV finora non riconosciuto. L’RNA virale è stato successivamente rilevato in bovini acutamente colpiti provenienti da diverse regioni e in tessuti placentari o fetali da casi di aborto, incluso il cervello fetale, a supporto di un’infezione sistemica e transplacentare, sebbene siano ancora necessari studi per stabilire l’intero spettro causale.

La rapida diffusione

Nel giro di poche settimane, sono stati segnalati rilevamenti in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Austria, Belgio e Liechtenstein. Entro la fine di agosto, la Svizzera aveva confermato la circolazione in 22 cantoni, rilevando RNA virale in feti bovini abortiti e nel cervello di due cavalli con malattia del sistema nervoso centrale; in questi ultimi, sangue e liquido cerebrospinale erano risultati negativi, a sottolineare sia la breve viremia sia i limiti della diagnosi molecolare ante-mortem. I rilevamenti europei si sono da allora estesi oltre i bovini, coinvolgendo anche ovini, caprini, alpaca e cavalli. L’incidenza e la distribuzione restano difficili da quantificare, poiché l’infezione non è soggetta a notifica obbligatoria.

Due varianti genomiche distinte in Europa

Il quadro genomico si è fatto più complesso: il 1° settembre 2026, il Friedrich-Loeffler-Institut ha segnalato due varianti geneticamente distinte, denominate Shamonda virus Europe 1 (SHAV-EU1) e Shamonda virus Europe 2 (SHAV-EU2). SHAV-EU1 comprende la variante inizialmente riconosciuta in Svizzera, Francia e Germania meridionale, mentre SHAV-EU2 è stata identificata in bovini della Germania nord-occidentale e orientale. Tutti e tre i segmenti genomici differiscono tra le due varianti, indicando almeno due eventi indipendenti di introduzione e diffusione, che già si sovrappongono in alcuni Länder tedeschi. La circolazione concomitante di SHAV-EU1, SHAV-EU2 e del virus Schmallenberg crea opportunità di riassortimento, rendendo la caratterizzazione genomica completa dei tre segmenti, e non la sola rilevazione su singolo target, una componente essenziale della sorveglianza.

Il ruolo sospetto dei Culicoides 

I Culicoides sono attualmente considerati i vettori più probabili, sulla base delle evidenze epidemiologiche e virologiche disponibili, incluso il ripetuto rilevamento di RNA di SHAV in pool raccolti sul campo; tuttavia, la loro competenza vettoriale e il ruolo nella trasmissione non sono stati ancora dimostrati. Nei bovini adulti la malattia è generalmente breve e autolimitante, ma le perdite produttive a livello di allevamento possono essere considerevoli. Gli effetti più rilevanti potrebbero emergere tardi, quando animali infettati durante fasi gestazionali suscettibili abortiscono o partoriscono prole nata morta o malformata. I riscontri neurologici nei cavalli ampliano ulteriormente lo spettro della sorveglianza sindromica richiesta. Non è al momento disponibile alcun vaccino specifico né trattamento antivirale; tuttavia, si possono considerare misure per ridurre l’esposizione ai ditteri ematofagi, sebbene la loro efficacia contro la trasmissione di SHAV resti incerta.

Il potenziale zoonotico

Le evidenze attuali non dimostrano che SHAV infetti l’uomo, e i virus del sierogruppo Simbu generalmente non sono considerati importanti agenti zoonotici. Tuttavia, il potenziale zoonotico di un virus di nuova introduzione e non ancora completamente caratterizzato dovrebbe essere valutato, soprattutto poiché altri ortobunyavirus, come i virus Shuni e Oropouche, possono causare malattia nell’uomo. Una risposta in ottica One Health dovrebbe collegare l’intelligence clinica veterinaria, la sorveglianza entomologica, la genomica e, dove indicato, la vigilanza di sanità pubblica, senza sovrastimare l’attuale minaccia per la salute umana.

Le priorità per la sorveglianza in Europa

La preparazione europea a SHAV dovrebbe basarsi sui sistemi di sorveglianza clinica, di laboratorio ed entomologica già esistenti. I campioni prioritari per i test molecolari dovrebbero includere quelli prelevati da ruminanti durante la fase febbrile precoce o di calo lattiero, in particolare quando i test di routine per le diagnosi differenziali, inclusa la Blue Tongue, risultano negativi, oltre a pool di Culicoides raccolti sul campo, materiale abortivo e campioni da animali con malattia neurologica inspiegata, in particolare equidi. I risultati positivi dovrebbero essere confermati e seguiti dal sequenziamento di tutti e tre i segmenti genomici, a supporto delle indagini epidemiologiche e del confronto con i ceppi circolanti in Europa, tenendo conto della possibile cross-reattività sierologica con il virus Schmallenberg e altri virus del sierogruppo Simbu.

CITATI: ALESSIO LORUSSO, SHADIA BERJAOUI, UMBERTO MOLINI
TAG: CULICOIDES, IZS DI TERAMO, ONE HEALTH, VIRUS SHAMONDA

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