Cani
24 Settembre 2026Uno studio clinico condotto su 42 cani sottoposti a chirurgia spinale per ernia del disco intervertebrale mostra che l'infusione continua di metadone non offre un'analgesia superiore rispetto al fentanyl, a un rapporto di dose 50:1

L'infusione continua di metadone non garantisce un'analgesia superiore rispetto al fentanyl nei cani sottoposti a chirurgia spinale per malattia del disco intervertebrale. È quanto emerge da uno studio clinico prospettico, randomizzato e in cieco, condotto su 42 cani presso il Small Animal Hospital dell'Università di Medicina Veterinaria di Hannover, in Germania, e pubblicato sulla rivista Frontiers in Veterinary Science. La ricerca, firmata da Alexandra Friederike Schütter, Sabine Beate Rita Kästner, Ben Prause e Julia Tünsmeier, ha confrontato l'efficacia analgesica delle due infusioni a un rapporto di dose di 50:1.
I 42 cani inclusi nello studio, tutti affetti da malattia del disco intervertebrale toracolombare o cervicale e sottoposti a intervento chirurgico, sono stati randomizzati in due gruppi. Il gruppo metadone ha ricevuto un bolo preoperatorio di 0,25 mg/kg, seguito da un'infusione continua intraoperatoria di 0,2 mg/kg/h, ridotta progressivamente fino a 0,05 mg/kg/h nella fase postoperatoria finale. Il gruppo fentanyl ha ricevuto un bolo preoperatorio di 5 μg/kg, seguito da un'infusione iniziale di 5 μg/kg/h, ridotta progressivamente fino a 1 μg/kg/h. I cani sono stati valutati a 1, 2, 4, 18, 24, 42, 48, 66, 72, 90 e 96 ore dopo l'estubazione, tramite punteggio di sedazione, parametri vitali, scala del dolore Glasgow Composite Measure Pain Scale forma breve (CMPS-SF) e test di sensibilità cutanea con filamenti di von Frey.
Nel periodo postoperatorio, sei cani del gruppo metadone e quattro del gruppo fentanyl hanno richiesto analgesia di soccorso, senza differenza statisticamente significativa tra i gruppi (p = 0,67). I punteggi CMPS-SF non sono risultati diversi tra i due gruppi in nessun momento della valutazione, né hanno mostrato variazioni significative nel tempo all'interno di ciascun gruppo. Anche le soglie di sensibilità tattile, misurate con i filamenti di von Frey, non hanno mostrato differenze tra i due trattamenti. In oltre il 79% delle misurazioni non è stata rilevata alcuna reazione, un dato che gli autori attribuiscono a una possibile compromissione dell'innervazione dell'area chirurgica più che a un'analgesia insufficiente, coerentemente con quanto già osservato in uno studio precedente dello stesso gruppo di ricerca.
Non sono stati riscontrati effetti avversi maggiori in nessuno dei due gruppi. Tra gli effetti minori, il metadone è risultato associato a una maggiore frequenza di ipotermia (5 casi contro 0) e bradicardia (4 casi contro 1) rispetto al fentanyl, mentre la disforia nelle prime 4 ore post-estubazione è risultata equamente distribuita tra i due gruppi (3 casi ciascuno). La frequenza cardiaca è risultata inferiore nel gruppo metadone rispetto al gruppo fentanyl, con significatività statistica raggiunta solo alle 3 e 4 ore; pressione arteriosa, frequenza respiratoria e temperatura corporea non hanno invece mostrato differenze significative tra i gruppi.
Gli autori sottolineano che il mancato riscontro di una superiorità del metadone non deve essere interpretato come prova di equivalenza analgesica tra i due farmaci, poiché lo studio era stato dimensionato per rilevare una superiorità, non un'equivalenza. Nella fase postoperatoria precoce, la componente nocicettiva del dolore risulta probabilmente predominante, ed è plausibile che questa fosse già adeguatamente controllata da entrambi gli oppioidi, rendendo poco rilevabili sul piano clinico gli ulteriori meccanismi d'azione attribuiti al metadone, come l'antagonismo dei recettori NMDA e l'inibizione della ricaptazione delle monoamine. Gli autori segnalano inoltre come limite dello studio l'assenza di una determinazione sperimentale del rapporto di equipotenza tra i due farmaci nel cane, essendo il rapporto 50:1 utilizzato una stima derivata da confronti separati di ciascun farmaco con la morfina.
Sul piano clinico, entrambi i protocolli di infusione continua sono risultati efficaci e ben tollerati nella maggioranza dei cani studiati, indipendentemente dal trattamento pregresso, dalla localizzazione o dalla cronicità della malattia. Gli autori concludono che, alla luce degli effetti collaterali minori osservati (disforia, bradicardia, ipotermia), l'impiego di metadone o fentanyl in infusione continua come componente di un piano di analgesia multimodale appare più appropriato rispetto all'utilizzo come mono-analgesia.
TAG: ANALGESICO, CANE, CHIRURGIA SPINALE, FENTANIL, METADONE, OPPIOIDISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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