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15 Gennaio 2026

Terapie complementari e integrative, Fnovi in audizione: Così il Ddl penalizza i veterinari più esperti

Osservazioni puntuali su formazione, registri professionali e definizione delle competenze. La Federazione chiede modifiche al testo del disegno di legge per tutelare chi già opera nelle TCI e per evitare duplicazioni di albi

di Redazione Vet33


Terapie complementari e integrative, Fnovi in audizione: Così il Ddl penalizza i veterinari più esperti

Il disegno di legge sulle terapie complementari e integrative (Ddl 1251), presentato dal Senatore Orfeo Mazzella, è entrato nella fase delle audizioni parlamentari. La Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani (Fnovi) ha presentato alla 10ª Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato una memoria tecnica con una serie articolata di criticità e proposte di revisione del testo, manifestando la sua disponibilità a collaborare con le altre professioni sanitarie. 

Il 13 gennaio, in audizione, il consigliere Fnovi Giorgio Micagni ha evidenziato come la formulazione attuale rischi di penalizzare i professionisti veterinari già formati e attivi nelle Medicine non convenzionali (MnC), svuotando di fatto il significato del termine “esperti”.

La definizione di Terapie Complementari e Integrative

Per Terapie Complementari e Integrative (Tci) il Ddl intende le Medicine complementari e integrate (Cmi), oggi regolate da accordi Stato-Regione e normative regionali. La nuova proposta le definisce come interventi volti ad “alleviare la sofferenza fisica e psicologica dei pazienti, con l’obiettivo di contribuire al loro percorso riabilitativo e di accrescerne il benessere psicofisico, in modo da migliorare l’esperienza dell’ospedalizzazione o del recupero”.  Al centro del dibattito, in particolare, è la definizione di “esperti”, che viene contestata da più ordini professionali.

Il nodo della formazione e il rischio di escludere professionisti già competenti

Il Ddl stabilisce che le Tci possono essere praticate esclusivamente da laureati delle professioni sanitarie “che abbiano seguito specifici e abilitanti corsi post-laurea”, intendendo così percorsi come master.
Per Fnovi questa impostazione è limitante, perché non considera i professionisti che hanno già seguito iter formativi riconosciuti, ignorando anche quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013 per chi segue corsi di agopuntura, fitoterapia e omeopatia.
Inoltre, nel testo non si fa cenno ai professionisti che si sono già formati in passato – quelli quindi con maggiore esperienza – e che sembra non possano iscriversi agli Elenchi di esperti. 
La Federazione chiede quindi che siano aggiunte forme per il riconoscimento dell’esperienza pregressa e criteri chiari per i titoli equipollenti.

Non spacchettare l’albo veterinario

Come anticipato, il Ddl prevede l’istituzione di nuovi registri degli esperti Tci presso gli Ordini professionali. Fnovi ritiene questa soluzione ridondante, perché ogni professione sanitaria dispone già di un Codice deontologico vincolante anche per le MnC, e inefficiente, perché introdurrebbe duplicazioni amministrative e possibili “doppie iscrizioni”. Inoltre, sarebbe in contrasto con il ruolo degli Ordini, già in grado di valutare le competenze degli iscritti e garantirne l’appropriatezza.
La richiesta della Federazione è quindi di valorizzare le competenze all’interno degli albi attuali, senza creare nuove strutture.

Contrastare i “falsi esperti” online

Durante l’audizione, Fnovi ha richiamato il problema del crescente fenomeno dei falsi esperti in terapie alternative, spesso attivi online e privi di qualsiasi qualifica sanitaria. Questo, per Fnovi, è il vero ambito su cui il legislatore dovrebbe intervenire: occorre distinguere con chiarezza tra professionisti sanitari abilitati e operatori privi di competenze; la diagnostica e la prescrizione terapeutica devono restare atti esclusivamente medici, anche nel campo delle MnC.

Una norma necessaria, ma da modificare

Fnovi condivide l’obiettivo di una regolamentazione nazionale sulla formazione e l’esercizio delle Tci. Tuttavia, nella forma attuale il Ddl ha bisogno di importanti modifiche perché non tutela adeguatamente i professionisti già formati, introduce meccanismi amministrativi complessi e poco funzionali, non valorizza i sistemi regolatori già esistenti e rischia di creare confusione nell’utenza e nel mercato professionale.

La Federazione si è dichiarata disponibile a collaborare per una revisione condivisa del testo, “per rendere la norma efficace alla tutela della salute pubblica e coerente con l’ordinamento delle professioni sanitarie”.

CITATI: GIORGIO MICAGNI, ORFEO MAZZELLA
TAG: FNOVI, TCI, X COMMISSIONE AFFARI SOCIALI

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