Mercato
13 Gennaio 2026L’Italia vota a favore in cambio di maggiori fondi Pac e nuove salvaguardie. Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e Austria votano contro. Anche agricoltori e ambientalisti contestano l’intesa: timori su standard sanitari, sostenibilità e concorrenza sui prodotti di origine animale. La firma il 17 in Paraguay

L’Unione Europea ha approvato a maggioranza qualificata l’accordo commerciale con il Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – superando un negoziato durato oltre venticinque anni. L’intesa, che sarà firmata il 17 gennaio in Paraguay dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, apre un’area di libero scambio da oltre 700 milioni di consumatori e prevede un forte impulso all’export europeo.
Il voto favorevole dell’Italia, determinante per raggiungere la soglia necessaria, ha sbloccato l’impasse politica. Cinque governi invece hanno votato contro l’intesa: Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda; il Belgio si è astenuto. Ma al di là della dimensione geopolitica, l’accordo accende interrogativi sulle ricadute per il sistema agro-alimentare e zootecnico europeo: dalla concorrenza delle carni sudamericane ai controlli fitosanitari, fino al nodo della sostenibilità ambientale.
L’intesa è composta da due atti: un accordo commerciale ad interim (iTA) e un accordo di partenariato politico ed economico (EMPA). La parte commerciale, che entrerà subito in vigore, riduce dazi e ostacoli all’import-export, garantendo al Mercosur un accesso preferenziale al mercato europeo.
Per i prodotti sensibili come carne bovina, pollame, zucchero e soia, l’Italia ha chiesto e ottenuto un rafforzamento del meccanismo di salvaguardia: la soglia che fa scattare l’indagine europea in caso di turbamenti di mercato scende dall’8 al 5%. Ciò significa che un aumento delle importazioni o un calo dei prezzi superiore al 5% potrà portare alla sospensione dell’accordo e al ripristino dei dazi. Tra le garanzie rivendicate dal governo rientrano anche un fondo da 6,3 miliardi per mitigare eventuali crisi di mercato, controlli fitosanitari più stringenti e la possibilità di anticipare fino a 45 miliardi di euro della futura Pac.
Le principali organizzazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura e CIA) parlano apertamente di rischio concorrenza sleale. Il nodo centrale riguarda gli standard produttivi: i paesi del Mercosur operano con norme su benessere animale, uso dei fitofarmaci, controlli sanitari e tracciabilità molto meno rigide di quelle europee. Questo disallineamento può incidere direttamente sulle filiere zootecniche europee.
Per quanto riguarda carni bovine e pollame, il Sud America potrà esportare senza dazi volumi significativi, prodotti spesso ottenuti con tecniche di allevamento e standard sanitari meno stringenti.
Nel caso di residui, fitosanitari e contaminanti, il rischio principale è un aumento di prodotti con limiti massimi differenti o con prassi produttive non ammesse in Ue.
Anche su tracciabilità e benessere animale, il gap regolatorio sui sistemi di identificazione e sui requisiti strutturali degli allevamenti resta ampio.
Per i medici veterinari del Servizio sanitario nazionale questo significa maggiore pressione sui controlli ufficiali alle frontiere e sulla verifica dei requisiti sanitari delle merci in ingresso.
Le associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, contestano il rischio di indebolire gli strumenti europei contro la deforestazione. Il Parlamento Ue ha infatti posticipato di oltre un anno l’applicazione della legge del 2023 che blocca l’ingresso sul mercato europeo di prodotti provenienti da aree deforestate.
Il timore è che l’Italia e l’Europa possano aumentare l’importazione di materie prime come soia, legata storicamente all’espansione agricola in Amazzonia; carne bovina, con filiere che contribuiscono alla conversione di aree forestali; zucchero e bioetanolo, prodotti in contesti con impatti ambientali elevati.
Cinque Paesi Ue hanno votato contro l’accordo. In Francia, in particolare, l’opposizione è trasversale: la protesta agricola è radicata e politicamente esplosiva.
In Italia, invece, il malcontento si è tradotto in una manifestazione a Milano, promossa dal Coapi, il coordinamento tra varie sigle e associazioni del mondo agricolo. Le accuse riguardano lo “scambio” tra l’approvazione dell’accordo e l’ottenimento di maggiori fondi Pac, ma soprattutto la sicurezza alimentare: con controlli doganali che oggi non superano il 3% delle merci, dicono gli agricoltori, l’Europa rischia di spalancare le porte a prodotti non conformi, che non rispettano i nostri standard.
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