Cani
13 Gennaio 2026Uno studio su Science conferma che alcuni cani sono in grado di apprendere nuove etichette lessicali anche da discorsi non rivolti direttamente a loro, in modo analogo ai bambini piccoli

Un gruppo di ricerca dell’Università Loránd Eötvös (ELTE) di Budapest e dell’Università di Medicina Veterinaria (VetMedUni) di Vienna ha dimostrato che una ristretta percentuale di cani è in grado di apprendere nuove parole attraverso esposizione incidentale, ovvero origliando conversazioni tra esseri umani non dirette a loro. Lo studio, pubblicato su Science, evidenzia una capacità cognitiva finora considerata tipica dei bambini durante la fase precoce di acquisizione del linguaggio.
Gli animali coinvolti mostrano una competenza avanzata nell’associare etichette verbali a oggetti, analogamente ai processi osservati nei bambini intorno ai 18 mesi. Questi cani, definiti Gifted Word Learners (GWL), sono in grado di memorizzare rapidamente centinaia di nomi di giocattoli in contesti di gioco naturale con i loro proprietari.
I bambini piccoli imparano facilmente nuove parole attraverso una varietà di processi diversi. Uno di questi è l’apprendimento passivo da discorsi tra adulti. Per riuscirci, i piccoli devono monitorare lo sguardo e l’attenzione di chi parla, rilevare segnali comunicativi ed estrarre le parole target da un flusso continuo di discorso. Finora, non si sapeva che anche i cani potessero imparare nuove denominazioni di oggetti quando non interpellati direttamente.
Gli autori sottolineano che si tratta di una capacità estremamente rara nella popolazione canina generale, verosimilmente legata a predisposizioni individuali associate a specifiche esperienze precoci di socializzazione e interazione.
“I nostri risultati dimostrano che i processi socio-cognitivi che consentono l’apprendimento di parole da discorsi ascoltati per caso non sono prerogativa esclusiva degli esseri umani”, afferma Shany Dror, ricercatrice delle Università Elte di Budapest e VetMedUni di Vienna. “In condizioni ottimali, alcuni cani presentano comportamenti sorprendentemente simili a quelli dei bambini piccoli”.
Gli studiosi hanno compiuto diversi esperimenti per verificare la capacità dei cani. Nel primo, 10 soggetti GWL sono stati esposti a due nuove etichette lessicali in due condizioni distinte:
● interazione diretta: il proprietario etichettava ripetutamente i nuovi giocattoli rivolgendosi al cane;
● esposizione passiva: il cane ascoltava e osservava il proprietario parlare degli oggetti con un’altra persona, senza che vi fosse un ingaggio diretto.
Ogni animale che ha preso parte all’esperimento ha ascoltato le denominazioni per 8 minuti complessivi, distribuiti in brevi sessioni. Successivamente, i giocattoli sono stati collocati in un ambiente separato e i ricercatori hanno verificato la capacità del cane di recuperarli su richiesta verbale.
I risultati sono stati sorprendenti:
● 7 cani su 10 hanno identificato correttamente gli oggetti in entrambe le condizioni;
● accuratezza dell’80% nella condizione di interazione diretta;
● accuratezza del 100% nella condizione di esposizione incidentale.
Secondo gli autori, la performance rispecchia quella documentata nei bambini durante la fase di acquisizione spontanea del vocabolario.
Un secondo test ha valutato la capacità dei cani di associare un’etichetta verbale a un oggetto non visibile nel momento in cui veniva nominato.
I proprietari hanno mostrato in un primo momento i giocattoli ai cani; quindi, li hanno riposti in un contenitore, nominandoli soltanto quando non erano più visibili.
La maggior parte dei soggetti è riuscita comunque a stabilire l’associazione corretta, dimostrando flessibilità cognitiva e capacità di integrazione multimodale, nonostante la separazione temporale tra la vista dell’oggetto e l’udito del suo nome.
“Questi risultati suggeriscono che i cani Gwl possono utilizzare in modo flessibile una varietà di meccanismi diversi per apprendere nuove etichette di oggetti”, commenta Claudia Fugazza, ricercatrice senior dell’Università Elte di Budapest.
Lo studio suggerisce che la capacità di apprendere nuove etichette da discorsi ascoltati passivamente, non rivolti direttamente al soggetto, potrebbe essere sostenuta da meccanismi socio-cognitivi generali condivisi tra specie, non necessariamente esclusivi del linguaggio umano.
Tuttavia, i GWL sono estremamente rari, nonostante costituiscano un modello utile per studiare la variabilità individuale dell’apprendimento canino e le componenti cognitive che favoriscono l’acquisizione di segnali complessi.
“Questi cani rappresentano un modello eccezionale per esplorare alcune delle capacità cognitive che hanno permesso agli esseri umani di sviluppare il linguaggio” chiosa Dror. “Ma non tutti imparano in questo modo, tutt’altro”.
L’indagine si inserisce nel programma internazionale “Genius Dog Challenge”, che mira a identificare nuovi soggetti con competenze analoghe, approfondire le basi cognitive del fenomeno e valutare il ruolo delle esperienze di vita, del training e dei fattori genetici.
I ricercatori invitano i proprietari che ritengono che il proprio cane conosca un ampio numero di nomi di giocattoli a segnalarlo attraverso i canali ufficiali del progetto.
CITATI: CLAUDIA FUGAZZA, SHANY DRORSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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