Normative
18 Novembre 2025Con una nota ufficiale l’ICQRF chiarisce che il valore aggiunto dei prodotti certificati SQNBA deve essere riconosciuto agli allevatori, rafforzando la sostenibilità della filiera e prevenendo pratiche commerciali sleali

Una nota ufficiale del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), firmata dal Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), interviene su un nodo cruciale della filiera zootecnica: la distribuzione del valore generato dalla certificazione SQNBA (Sistema di qualità nazionale benessere animale). Il Dipartimento stabilisce che il plusvalore riconosciuto dal consumatore non può restare a valle della catena, ma deve tornare agli allevatori, altrimenti si rischia di configurare pratiche commerciali sleali.
È firmata dall’Icqrf del Masaf la lettera del 17 novembre 2025 che fornisce indicazioni in risposta alle richieste di chiarimenti sulle possibili clausole contrattuali nella filiera zootecnica che prevedano la certificazione SQNBA.
Nella nota si legge che il SQNBA è un sistema che definisce procedure e requisiti per la certificazione volontaria della fase di allevamento di animali destinati alla produzione di alimenti, stabilendo criteri di salute e benessere animale superiori a quelli delle vigenti norme europee e nazionali.
L’adesione impegna i soggetti a garantire standard superiori, ridurre l’uso di antibiotici, e assicurare maggiore sostenibilità. Il sistema mira a rafforzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni animali e rappresenta un riferimento unico per la certificazione volontaria, offrendo anche informazione chiara al consumatore. È in linea con la nuova PAC 2023/2027, il PNRR e la strategia Farm to Fork e la certificazione, ottenuta da organismi terzi accreditati, consente agli operatori di valorizzare gli animali e i prodotti conformi.
La lettera del Masaf interviene su un problema centrale per l’efficacia dei sistemi: la ripartizione del valore lungo la filiera a tutela degli allevatori. Riconoscendo che l’adesione al SQNBA comporta maggiori costi e oneri (adeguamento strutture, gestione, costi di certificazione), il Dipartimento stabilisce un principio fondamentale: il “plusvalore” che il consumatore riconosce e paga per il prodotto certificato SQNBA deve essere equamente retrocesso all’allevatore.
L’Icqrf richiama il Decreto Legislativo n. 198/2021, Disciplina delle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare): l’indicazione che il mancato riconoscimento del maggior valore possa configurare profili di illiceità ai sensi dell’art. 5 (pratiche commerciali sleali) dà un peso giuridico significativo alla raccomandazione di applicare “prezzi maggiori”. La posizione del Masaf è coerente con gli obiettivi strategici nazionali ed europei di promuovere la transizione verso un modello zootecnico più sostenibile. Se i costi della transizione non vengono coperti dalla filiera, l’adesione volontaria al SQNBA non sarà incentivata.
La lettera, quindi, rafforza l’incentivo economico e non solo etico per gli allevatori, fungendo da monito autorevole alle associazioni e organizzazioni della filiera e chiarendo che la certificazione volontaria deve essere remunerata in modo adeguato lungo la catena di fornitura, altrimenti si rischia di cadere nelle maglie della normativa contro le pratiche commerciali sleali.
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