Login con

Animali da Reddito

22 Settembre 2026

Zootecnia in crisi, Istat: -12% di bovini in 20 anni, sale import di carne extra Ue

Negli ultimi vent’anni sono diminuiti del 12% i capi bovini, del 15,6% i suini e del 28,1% gli ovini, secondo l’ultimo rapporto Istat. Boom dell’import di carne extra Ue, mentre il crollo della coltivazione di mais aumenta la dipendenza della filiera dei mangimi dall’estero

di Redazione Vet33


Zootecnia in crisi, Istat: -12% di bovini in 20 anni, sale import di carne extra Ue

Mangimi sempre più cari, bollette energetiche fuori controllo, norme europee stringenti e nuove emergenze sanitarie. Sono questi gli ingredienti di una crisi che sta erodendo progressivamente la zootecnia italiana, come riporta un articolo de IlSole24Ore. Il settore agricolo nazionale sta assistendo a un calo costante delle quote di autoapprovvigionamento, tanto che il tema della sicurezza alimentare è tornato al centro dell’agenda politica, dal disegno di legge ColtivaItalia fino alla futura riforma della PAC.

Vent’anni di calo dei capi di bestiame

L’ultimo rapporto Istat fotografa la crisi del settore: tra il 2006 e il 2025 è diminuito il numero di capi per la maggior parte delle principali specie allevate, con le sole eccezioni di bufalini (+92,6%) e caprini (+3,4%); i cali più marcati hanno riguardato gli ovini (-28,1%), i suini (-15,6%) e i bovini (-12,2%, da 6,1 a 5,4 milioni di capi). La crisi non è dovuta solo alla riduzione dei consumi di carne, ma a una progressiva ristrutturazione del settore, in linea, come sottolinea il rapporto, con un calo registrato a livello europeo. Di conseguenza, l’import di carni extra Ue è aumentato del 25% in quantità e del 38% in valore lo scorso anno in Italia, e del 4% e del 23% in Europa (dati Eurostat).

La crescita di latte, formaggi e colture proteiche

A fare da contraltare c’è la forte crescita della produzione di latte, +27,2% a 138mila tonnellate, grazie soprattutto all’aumento della produttività, e dei formaggi, +17,7%. Il rapporto sottolinea come il crollo della coltivazione di mais, con superfici più che dimezzate e una produzione in calo del 43% nonostante l’aumento delle rese, rappresenti “uno degli eventi più significativi dell’evoluzione agricola italiana recente”. In controtendenza altre colture orientate alla zootecnia e alle produzioni proteiche, come la soia, cresciuta del 69% in termini di superfici e del 94% in termini produttivi, e i foraggi dedicati all’alimentazione animale, anch’essi raddoppiati, a conferma della crescente integrazione tra coltivazioni e allevamenti.

La carenza di mangimi in Europa

A causa del tracollo della filiera del mais, cresce la dipendenza della zootecnia italiana dai mercati internazionali dei mangimi. Più in generale, tutta l’industria europea sta attraversando la peggiore crisi degli ultimi anni: la Fefac, la federazione dell’industria mangimistica, ha chiesto a Bruxelles misure straordinarie per sostenere la filiera nella campagna 2026-27, in cui l’Ue, a seguito del taglio dei raccolti dovuto alla siccità, avrà bisogno di importazioni extra per oltre 7 milioni di tonnellate, in previsione di un fabbisogno estero complessivo di oltre 26 milioni di tonnellate, principalmente da Ucraina, Stati Uniti e Brasile. E la crisi dei foraggi rischia di dilatare il deficit proteico dell’Ue, aumentando la domanda di soia, quasi interamente importata nonostante l’aumento produttivo, con la preoccupazione aggiuntiva di un aumento dei costi legato al regolamento europeo sulla deforestazione, che impone la tracciabilità degli approvvigionamenti.

Il peso delle norme europee su costi e investimenti

Numerosi vincoli imposti dall’Europa aumentano costi e investimenti per il settore, dalle norme sul benessere animale a quelle sui trasporti, fino alla direttiva emissioni, che per raggiungere la neutralità climatica al 2050 prevede un taglio dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 del 55% entro il 2030 e del 90% entro il 2040, estesa ai grandi allevamenti, con il salvataggio in extremis dei bovini.

“I dati Ispra parlano chiaro: dagli anni ‘90 le emissioni si sono ridotte del 22,3% e oggi sono il 6% del totale”, dichiara Clara Fossato, presidente di Uniceb (Unione Italiana Filiera delle Carni). “Lo scorso anno la produzione di biogas ha evitato l’immissione in atmosfera di 5 milioni di tonnellate di CO2. Un risultato reso possibile dagli investimenti fatti per rendere il settore sempre meno impattante e legato all’economia circolare. Considerare le emissioni degli allevamenti alla stregua della combustione fossile non ha senso”.

I fattori economici e sociali della crisi

Secondo Fossato, sulla crisi pesano piuttosto “fattori economici e sociali: oggi è difficile trovare persone che si mettano a fare questo lavoro, le stalle chiudono perché non c’è sufficiente redditività”. Per uscirne, spiega, “serve innanzitutto un piano per aumentare il numero di vitelli nati in Italia. La Francia fino a qualche anno fa ci dava 1,1 milioni di capi l’anno, adesso non arriviamo a 800mila. L’Italia era autosufficiente al 60%, negli ultimi dieci anni è scesa al 40; abbiamo capacità di esportazione, non possiamo produrre al 100% ma neanche scendere sotto una certa soglia. L’aumento dei costi incide in modo decisivo, serve più attenzione al settore. Oggi puoi comprare dovunque, ma l’Europa è sempre meno importante nei mercati mondiali”.

L’impatto delle malattie animali sull’export

I danni delle malattie, dalla Peste Suina Africana alla dermatite nodulare contagiosa dei bovini, hanno coinvolto anche l’export, ma secondo Fossato ora c’è ottimismo. “La domanda di Made in Italy è altissima. Sulla PSA il commissario Filippini e le Regioni hanno lavorato bene, la strada è quella giusta. Il nostro, più che intensivo, è un modello controllato che andrebbe applicato in altri Paesi proprio per una questione di sicurezza alimentare, sia sanitaria che di approvvigionamenti”.

L’appello di Coldiretti per la tutela del Made in Italy

“Dobbiamo intervenire subito sui comparti in sofferenza, come la zootecnia da carne rossa e la cerealicoltura, penalizzata da dinamiche internazionali e concorrenza sleale. Se non riusciremo a valorizzare le nostre filiere dando certezza ai cittadini rispetto all’obbligo dell’origine di un prodotto 100% italiano utilizzato nelle fasi di trasformazione, ci troveremo a subire una concorrenza di prodotti provenienti da altri continenti che non rispettano minimamente le regole imposte ai nostri agricoltori”, dichiara Ettore Prandini, presidente di Coldiretti e dell’Associazione Italiana Allevatori. “Allo stesso tempo, dobbiamo tutelare le eccellenze in crescita come l’avicolo, ormai forte anche nell’export, e il lattiero-caseario, dove serve pianificare nuovi investimenti per scongiurare eccessi di offerta e crolli dei prezzi”.

CITATI: CLARA FOSSATO, ETTORE PRANDINI
TAG: BOVINI, CARNE, FEFAC, IMPORTAZIONE, ISTAT, MANGIMI, OVINI, SUINI, UNICEB, ZOOTECNIA

Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:

Seguici su Linkedin! Seguici su Facebook!

Oppure rimani sempre aggiornato in ambito veterinario, iscrivendoti alla nostra newsletter!

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE

22/09/2026

Il Ministero della Salute ha pubblicato la relazione sull’attività di audit 2025 in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria: 125 audit complessivi sulle Autorità Competenti; la causa...

A cura di Redazione Vet33

22/09/2026

Nel mese di agosto 2026 è stata rilevata per la prima volta in Italia, in un allevamento di lepri della provincia di Padova, la presenza del ceppo ha-Myxovirus del virus della mixomatosi. Confermate...

A cura di Redazione Vet33

22/09/2026

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie partecipa con un ruolo di primo piano alla FAO Global Conference for Actions on One Health in Agrifood Systems, in programma a Roma dal 21 al...

A cura di Redazione Vet33

22/09/2026

Il 3 e 4 ottobre, al Parco Esposizioni Novegro di Milano, Quattrozampeinfiera celebra la 50ª edizione con il debutto del Senior & Disabled Dog Point, uno spazio dedicato ai cani anziani o con...

A cura di Redazione Vet33

 
Resta aggiornato con noi!

La tua risorsa per news mediche, riferimenti clinici e formazione.

 Dichiaro di aver letto e accetto le condizioni di privacy

AZIENDE

Phovia: il sistema che supporta una rapida rigenerazione cutanea per cani e gatti

Phovia: il sistema che supporta una rapida rigenerazione cutanea per cani e gatti

A cura di Vetoquinol

In occasione del 40° anniversario dello stabilimento di Portogruaro, Purina annuncia due investimenti per oltre 50 milioni di euro: il potenziamento della produzione nel segmento super premium e un...

A cura di Redazione Vet33

EVENTI

chiudi

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)

Registrazione Tribunale di Milano n° 5578/2022 del 5/05/2022

Top