Ambiente
15 Giugno 2026Il progetto italiano SeA Care ha rilevato geni di resistenza agli antibiotici in tutti i principali bacini oceanici, con concentrazioni più elevate vicino alle rotte commerciali e alle coste densamente popolate. Rilevate anche microplastiche, PFAS e tracce di SARS-CoV-2 in acque remote

Geni di resistenza agli antibiotici sono presenti in tutti i principali bacini oceanici, comprese acque remote. Lo dimostra il progetto italiano SeA Care, che ha analizzato oltre 4.000 campioni di acqua marina raccolti in più di 140 siti tra Mediterraneo, Atlantico, Pacifico, Artico e Oceano Indiano nei suoi primi tre anni di attività. I risultati, presentati a un forum su oceano e salute umana ospitato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) a Roma, suggeriscono che gli oceani fungono da reservoir globale per l’inquinamento di origine terrestre, ridistribuendo tracce di uso di antibiotici e scarichi urbani ben oltre le fonti di emissione.
Le concentrazioni più elevate di geni di resistenza antimicrobica sono state rilevate nelle vicinanze delle principali rotte commerciali e delle aree costiere densamente popolate. Lo studio ha inoltre rilevato microplastiche, sostanze chimiche PFAS e tracce di materiale genetico di SARS-CoV-2 anche in acque oceaniche aperte e regioni remote. Questi dati supportano l’ipotesi che gli oceani possano facilitare la diffusione di agenti inquinanti e resistenze verso comunità geograficamente distanti dalle fonti di contaminazione.
SeA Care è un’iniziativa italiana che collega salute ambientale e salute umana, coordinata dall’ISS con la partecipazione della Marina Militare italiana e di centri di ricerca internazionali. Il sistema di monitoraggio globale utilizza rotte navali esistenti e reti scientifiche per raccogliere campioni durante missioni ordinarie, riducendo costi e impatto ambientale. In tre anni sono stati raccolti oltre 4.000 campioni in più di 140 siti nei principali oceani del mondo.
“Proteggere la salute umana oggi significa inevitabilmente prendersi cura dei mari e degli oceani”, ha dichiarato Andrea Piccioli, direttore generale dell’ISS.
Gli scienziati indicano gli oceani come potenziale sistema di allerta precoce per i rischi sanitari globali, con implicazioni per le politiche di contrasto all'inquinamento, ai cambiamenti climatici e alle minacce emergenti per la salute umana e animale.
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