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22 Dicembre 2025Secondo Assoutenti, dal 2019 i costi per il mantenimento dei pet sono aumentati del 22,2%. Alimentazione e servizi veterinari le voci più onerose, mentre l’associazione chiede che i farmaci ad uso umano siano adottati anche in veterinaria

In Italia mantenere un cane o un gatto costa oggi oltre 1.000 euro l’anno. È quanto emerge dall’analisi di Assoutenti sui dati Istat, che registra un aumento medio del 22,2% delle spese per gli animali domestici dal 2019 a oggi. I rincari riguardano soprattutto alimentazione e servizi veterinari, con un impatto crescente sui bilanci familiari e una maggiore attenzione sul costo delle cure sanitarie, soprattutto in caso di patologie o interventi complessi.
Secondo Assoutenti, l’aumento dei costi ha colpito in modo particolare due ambiti difficilmente comprimibili per i proprietari:
● i prodotti alimentari per cani e gatti, con rincari medi del +23% rispetto al 2019;
● i servizi veterinari, aumentati del 13,4% nello stesso periodo.
L’inflazione pesa su tutto il comparto e rischia di mettere in difficoltà milioni di proprietari. Un trend che si inserisce in un contesto di forte crescita strutturale della pet economy: in Italia si contano circa 65 milioni di animali da compagnia, presenti in quattro famiglie su dieci, con un incremento stimato di circa 5 milioni rispetto al periodo pre-pandemico. Oggi quasi il 90% dei proprietari considera l’animale un vero membro della famiglia, elemento che contribuisce a mantenere alta la domanda di cure e di prevenzione nonostante il caro vita.
Le spese legate alla salute restano la voce più delicata. Nel caso di animali in buona salute, tra alimentazione e controlli periodici, la spesa annua supera già i 1.000 euro. Tuttavia, il quadro cambia radicalmente quando ci si trova in presenza di patologie o emergenze cliniche.
Secondo Assoutenti, un giorno di degenza in una clinica veterinaria può arrivare a 300 euro, mentre un intervento chirurgico, in base alla complessità, può superare i 2.000 euro.
A incidere sull’aumento dei costi contribuiscono anche la crescente specializzazione della medicina veterinaria, l’adozione di tecnologie diagnostiche avanzate (Tac, risonanza magnetica, ecografia) e un orientamento sempre più diffuso verso la prevenzione. Quasi un proprietario su due porta regolarmente il proprio animale dal medico veterinario, anche al di fuori delle vaccinazioni obbligatorie.
Tra i temi più controversi sollevati dall’associazione dei consumatori c’è il costo dei medicinali veterinari. Assoutenti chiede una “corsia preferenziale” per i progetti di legge che consentano, sotto controllo medico, l’utilizzo di farmaci ad uso umano anche in ambito veterinario.
“Chiediamo che venga garantita una corsia preferenziale ai progetti di legge che consentano, sotto controllo medico, l’utilizzo di farmaci ad uso umano anche in ambito veterinario”, dichiara Gabriele Melluso, Presidente di Assoutenti. “È inaccettabile che medicinali con principi attivi equivalenti costino fino a dieci o venti volte di più solo perché destinati agli animali, soprattutto quando si tratta di antibiotici e antidolorifici indispensabili. Ridurre questi costi significa tutelare i consumatori e garantire cure accessibili agli animali” conclude.
Secondo studi recenti, per il 63% dei proprietari la cura del proprio pet è irrinunciabile, mentre il medico veterinario è considerato dal 58% il principale punto di riferimento in materia di benessere animale, superando social media e media tradizionali. Inoltre, non curare un animale malato, come ribadito dalla giurisprudenza della Cassazione, costituisce un reato.
In questo scenario, il medico veterinario si trova sempre più al centro di una relazione complessa, che unisce competenza clinica, comunicazione con il proprietario e gestione delle aspettative economiche, in un contesto di costi crescenti e crescente sensibilità sociale verso il benessere animale.
CITATI: GABRIELE MELLUSOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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