One Health
12 Dicembre 2025Dopo un decennio di calo, le vendite di antibiotici per animali da produzione tornano a salire. Il rapporto dell’Agenzia Europea dei Medicinali, ESUAvet 2024, introduce nuovi dati d’uso per specie e una dashboard pubblica per la consultazione

Le vendite di antimicrobici veterinari nell’Unione europea sono aumentate del 5,1% nel 2024, interrompendo una tendenza discendente che durava da oltre dieci anni. È quanto emerge dal nuovo rapporto ESUAvet dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), che per il secondo anno combina dati di vendita e d’uso reale per specie. Il 98% degli antimicrobici è destinato agli animali da produzione alimentare (dpa), mentre l’Ema avverte che serviranno dati aggiuntivi per capire se il rialzo rappresenti una fluttuazione temporanea o l’inizio di un trend. Pubblicata anche una nuova dashboard pubblica per migliorare la trasparenza dei dati.
Il secondo rapporto annuale ESUAvet, pubblicato dall’Ema a dicembre 2025 e relativo ai dati 2024, rileva un dato inatteso. Le vendite complessive di antimicrobici veterinari nell’Ue (inclusi Islanda e Norvegia) aumentano del 5,1% dopo oltre dieci anni di riduzione costante, mentre la biomassa stimata è rimasta pressoché invariata. Guardando ai numeri, nello specifico:
● il 98% delle vendite di antimicrobici è destinato agli animali dpa;
● 4.402 tonnellate complessive rientrano nell’ambito obbligatorio;
● le classi più vendute nel 2024 restano penicilline, tetracicline e macrolidi, che insieme rappresentano il 65,5% delle vendite negli animali da reddito.
Per quanto riguarda le categorie AMEG, il 67,6% delle vendite totali per animali dpa corrisponde a sostanze appartenenti alla categoria D (prudenza), il 26,4% alla categoria C (cautela) e il 6,0% alla categoria B (restrizione). Gli antimicrobici di categoria B (restrizione: cefalosporine 3ª-4ª gen., fluorochinoloni, chinoloni, polimixine) variano tra 0,03% e 15,9% a seconda dei Paesi.
Per gli animali da compagnia, le vendite restano contenute (1,5% del totale) e in lieve calo rispetto al 2023 (-8,2%), con prevalenza delle penicilline (48,4%).
L’Ema sottolinea che il rialzo potrebbe essere stato influenzato da diversi fattori, come accumulo di scorte, focolai infettivi, variazioni nella popolazione animale o dinamiche di mercato post-2022. Servono però due anni di ulteriori dati per confermare o escludere un cambio strutturale di trend.
Per la seconda volta, l’Ema pubblica anche i dati di uso reale di antimicrobici a livello di specie (bovini, suini, polli e tacchini), ricavati principalmente dalle registrazioni dei medici veterinari in ambulatorio, sebbene siano stati utilizzati anche strumenti come registri dei trattamenti e prescrizioni.
Nei Paesi che hanno raggiunto una copertura ≥90%:
● 23% della biomassa bovina (8 Paesi),
● 51% dei suini (11 Paesi),
● 34% dei polli (12 Paesi),
● 35% dei tacchini (14 Paesi).
La qualità dei dati aumenta, ma permane una forte eterogeneità tra Paesi, che impedisce per ora l’aggregazione a livello Ue. Per questo motivo il report 2024 non presenta una sintesi unica dei consumi per settore animale. Il passaggio ai dati d’uso permette però di identificare pattern specie-specifici, differenziare trattamenti individuali e di gruppo e intervenire in modo mirato su settori critici.
Accanto al report, l’Ema ha pubblicato una nuova dashboard interattiva che rende consultabili e confrontabili i dati su vendite e tendenze temporali. Uno strumento che migliora la trasparenza e offre a medici veterinari, autorità e operatori zootecnici un quadro più immediato.
L’obiettivo fissato dalla Commissione europea per il 2030 è ambizioso perché coincide con la riduzione delle vendite complessive di antimicrobici del 50%, rispetto ai livelli del 2018 (da 118,3 mg/PCU a 59,2 mg/PCU). Nel 2024 l’indicatore aggregato è a 89,6 mg/PCU (-24,3% dal 2018), ma è il secondo anno consecutivo di aumento dopo il minimo storico del 2022.
Il nuovo scenario richiede, tra le altre cose, un rafforzamento delle misure di biosicurezza, un miglioramento gestionale e della prevenzione, vaccinazioni più estese, la riduzione dei trattamenti di gruppo, un uso attento delle categorie critiche AMEG B e C.
L’Ema ricorda che la lotta alla resistenza antimicrobica resta una priorità One Health, poiché eventuali cambi di tendenza nel consumo veterinario possono ripercuotersi sulla salute pubblica e sulla sostenibilità delle filiere produttive.
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