Bovini
10 Settembre 2025Dopo due mesi dall’inizio dell’emergenza, le regioni più colpite delineano strategie precise: in Valle d’Aosta il piano vaccinale si è concluso, mentre in Sardegna si procede con abbattimenti forzosi e indennizzi per le aziende colpite

La dermatite nodulare contagiosa (Lsd) continua a rappresentare una sfida per la zootecnia italiana. Se in Lombardia il caso di Mantova è rimasto isolato e circoscritto, la situazione è diversa in Sardegna e Valle d’Aosta, dove la malattia ha imposto campagne vaccinali straordinarie, abbattimenti selettivi e misure economiche a sostegno delle imprese colpite.
In Lombardia, il focolaio riscontrato a Mantova è stato gestito con il sequestro dell’allevamento, il blocco delle movimentazioni e l’istituzione delle zone di restrizione, ovvero una zona di protezione di 20 km e una zona di sorveglianza di 50 km.
Dal 9 agosto la Regione Valle d’Aosta ha avviato una campagna di vaccinazione obbligatoria dei quasi 35mila bovini presenti sul territorio. Si è arrivati ora verso la conclusione – mancano solo 500 capi per la copertura totale – con alcune resistenze isolate che saranno prese in carico dalla Asl.
La giunta regionale, in un comunicato, ha ribadito la volontà condivisa dall’intero comparto di un’aderenza totale al piano vaccinale, così da garantire l’efficacia dello stesso e la salvaguardia dell’intero patrimonio zootecnico della regione. Per questo motivo, nei casi di mancata collaborazione, la giunta regionale ha altresì deliberato sanzioni amministrative da 2.000 a 20.000 euro e la perdita del diritto agli indennizzi per chi non rispetta le disposizioni.
L’Assessorato fa sapere di essere in contatto con il Ministero della Salute per ottenere la revoca anticipata di parte della zona di sorveglianza e delle misure restrittive previste, il cui termine è attualmente fissato per il 27 settembre.
Con 57 focolai registrati e più di 140mila bovini già vaccinati, oltre il 50% del totale, la Sardegna resta la regione più colpita. Ad oggi si contano oltre mille capi abbattuti, con alcuni allevatori che hanno tentato di opporsi alle ordinanze, nonostante il Consiglio di Stato ha confermato la necessità degli abbattimenti.
La Regione ha stanziato per ora oltre 18 milioni di euro (Legge Regionale 22/2025) per indennizzare gli allevamenti colpiti e sostenere la continuità aziendale, con aiuti specifici per i capi abbattuti, i bovini morti di malattia e i mancati ricavi dovuti al blocco delle movimentazioni.
In particolare, le misure di intervento interesseranno essenzialmente due casistiche:
● in primo luogo, l’erogazione di aiuti in regime de minimis alle imprese sede di focolaio e destinatarie di un ordine di abbattimento, con il riconoscimento di un aiuto per garantire la continuità aziendale calcolato sulla “Produzione standard” relativa ai bovini allevati (il dato relativo alla produzione standard limitatamente ai bovini verrà acquisito automaticamente dal fascicolo aziendale dell’impresa);
● la concessione di indennizzi per i capi morti di lsd negli allevamenti oggetto di focolaio prima dell’abbattimento e per la mancata movimentazione dei capi a seguito delle ordinanze restrittive di contenimento della malattia. Ai primi si applicherà lo stesso valore Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) utilizzato dalle Asl per il pagamento dei capi abbattuti, mentre per i secondi è ancora in esame, come chiesto dalle associazioni professionali agricole, il metodo per stabilire un importo definitivo che tenga conto di tutti i costi di gestione legati al mantenimento dei capi nelle aziende.
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