Suini
10 Gennaio 2025Nel Piacentino, in un allevamento da riproduzione a Vigolzone, è stata registrata un’infezione. Subito attivate le misure previste dal Regolamento europeo per limitare la diffusione del virus e proteggere la filiera suinicola

Un nuovo caso di Peste suina africana (Psa) è stato confermato in un allevamento da riproduzione a Vigolzone, in provincia di Piacenza. L’infezione, rilevata tra le carcasse di suini morti, è stata accertata dalla sede centrale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (Izsler) e confermata dal Centro di referenza nazionale dell’Istituto Zooprofilattico di Umbria e Marche. Per prevenire la diffusione del virus, tutti i suini dell’allevamento saranno abbattuti, come previsto dal Regolamento europeo (2020/687), e si valuteranno misure aggiuntive per gli allevamenti a rischio contatto. Gli assessori regionali Massimo Fabi e Alessio Mammi rassicurano: “Massima attenzione per tutelare gli allevamenti e difendere le eccellenze agroalimentari”.
In un allevamento di Vigolzone, in provincia di Piacenza, è stato registrato un caso di peste suina africana. A darne notizia la Regione Emilia-Romagna, che con una nota ha sottolineato come sia stato immediatamente applicato il Regolamento europeo (2020/687) per evitare la diffusione dei contagi.
Il virus è stato riscontrato in un allevamento da riproduzione, nelle carcasse di alcuni suini morti. L’analisi è stata condotta dalla sede centrale di Brescia dell’Izsler, dopo il conferimento del veterinario aziendale della sezione di Parma. L’esito positivo è stato poi confermato anche dal laboratorio di referenza nazionale dell’Izsum. L’unità di crisi regionale, alla presenza del Ministero della Salute, ha quindi concordato di applicare immediatamente quanto previsto e procedere all’abbattimento di tutti i suini dell’allevamento, così da controllare rapidamente.
“L’attenzione della Regione è massima – commentano Massimo Fabi, Assessore regionale alle Politiche per la salute, e Alessio Mammi, Assessore all'Agricoltura e agroalimentare, Caccia e Pesca – per questo appena confermato il nuovo caso è partita immediatamente la profilassi prevista, con l’obiettivo di isolare la diffusione del virus ed evitare modifiche allo stato sanitario dell’area. Ricordiamo che la Psa non comporta nessun rischio per le persone, ma rappresenta un danno enorme per il comparto suinicolo. Negli ultimi due anni – proseguono – abbiamo investito oltre 11,1 milioni di euro per rafforzare la biosicurezza negli allevamenti, sostenendo interventi in più di 150 aziende su tutto il territorio regionale. Il nostro impegno, al fianco degli allevatori, continuerà a essere costante a tutela e difesa del lavoro delle nostre imprese e delle nostre eccellenze agroalimentari”.
A novembre, l’area del Piacentino coinvolta era già stata declassata in zona di restrizione di tipo II per la Psa, a seguito di positività rilevate nei cinghiali.
L’allevamento, infatti, si trova in un’area boschiva dove di recente sono state riscontrate positività in cinghiali abbattuti; per questo motivo è ipotizzabile che l’infezione sia entrata tramite un contatto con l’ambiente esterno contaminato.
Di recente sono stati registrati altri quattro nuovi casi di Psa, due in Piemonte, entrambi in provincia di Alessandria, e due in Liguria. A comunicarlo, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (Izsplv), che ha accertato le positività tra i cinghiali a Castiglione Chiavarese e Maissana (La Spezia), Cassine e Molare (Alessandria).
Il totale dei capi infetti nelle due regioni sale così a 1.722, di cui 1.044 in Liguria e 678 in Piemonte, mentre restano fermi a 9 i focolai riscontrati negli allevamenti suinicoli.
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