Animali da Reddito
05 Agosto 2026Confcooperative Agroalimentare lancia l'allarme: lo stress termico negli allevamenti, aggravato da emergenza idrica e scarsità di foraggi, sta riducendo la produzione di latte di circa il 10% rispetto ai mesi scorsi

L'ondata di calore che sta interessando l'Italia sta mettendo sotto pressione gli allevamenti da latte del Paese, con temperature elevate senza tregua neppure nelle ore notturne. Il conseguente stress termico sugli animali sta causando una riduzione della produzione lattiera stimata intorno al 10% rispetto ai mesi precedenti. È l'allarme lanciato da Confcooperative Agroalimentare, che segnala come alle temperature record si sommino l'emergenza idrica in Pianura Padana e la scarsità di foraggi disponibili.
Al quadro sanitario e produttivo già critico si aggiungono forti pressioni sui costi di gestione: i continui rincari del gasolio agricolo, l'aumento dei costi energetici, superiore al 15%, e il rischio costante di blackout elettrici stanno complicando ulteriormente la sostenibilità economica degli allevamenti nella fase più calda dell'estate.
Sul fronte dei mercati, il quadro appare paradossale: l'Italia si avvia verso una produzione record per l'anno in corso, pari a circa 1,4 milioni di tonnellate, in aumento di circa il 5% rispetto al 2025. Secondo Alessandro Mocellin, Presidente del Settore Latte di Confcooperative Agroalimentare, la domanda “non riesce ad assorbire completamente l'offerta, con inevitabili tensioni sui prezzi”.
In questo scenario di difficoltà diffusa, le denominazioni d'origine più strutturate mostrano una tenuta più solida. Mocellin ha spiegato che queste realtà “dispongono di strumenti più efficaci per affrontare la situazione di criticità: il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente”. Più complessa risulta invece la situazione delle altre produzioni Dop, penalizzate da una maggiore esposizione alla contrazione dei consumi interni e da una minore capacità di esportazione.
Anche produzioni rilevanti come l'Asiago, ha concluso Mocellin, “mostrano un mercato sostanzialmente stabile, ma con crescenti difficoltà nella commercializzazione del prodotto”. Sono soprattutto i mercati esteri, oggi, a sostenere le vendite, ma non tutte le denominazioni Dop possono contare sulla stessa forza esportatrice dei due grandi formaggi italiani.
CITATI: ALESSANDRO MOCELLINSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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