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04 Novembre 2026

Dermatite atopica canina, ICADA aggiorna le linee guida

Il documento pubblicato su Veterinary Dermatology classifica i farmaci per meccanismo d’azione e separa la gestione delle riacutizzazioni dal mantenimento a lungo termine della remissione


Dermatite atopica canina, ICADA aggiorna le linee guida

La gestione della dermatite atopica canina non si organizza più in base alla rapidità d’azione dei farmaci, ma al loro meccanismo e allo stadio della malattia. È la principale novità delle linee guida dell’International Committee on Allergic Diseases of Animals (ICADA), pubblicate il 28 settembre su Veterinary Dermatology. Il documento si basa sulle evidenze disponibili fino a luglio 2026. Introduce una netta distinzione tra terapia reattiva e terapia proattiva e prende posizione su tre inibitori delle Janus chinasi: oclacitinib, ilunocitinib e atinvicitinib.

Cosa cambia nelle linee guida ICADA 2026

Le raccomandazioni del 2010 e il loro aggiornamento del 2015 dividevano i trattamenti in tre scenari: riacutizzazioni acute, lesioni croniche e prevenzione delle recidive. Il criterio di fondo era la velocità con cui un farmaco produceva effetto. Secondo gli autori, questo schema non rendeva conto della variabilità della malattia tra razze, tra singoli soggetti e tra le diverse fasi cliniche. Inoltre, lasciava in secondo piano il mantenimento proattivo a lungo termine.

Il nuovo documento raggruppa le opzioni in quattro famiglie: cura della barriera cutanea, terapia antimicrobica e di modulazione del microbioma, evitamento degli allergeni con immunoterapia allergene-specifica (AIT) e farmaci antinfiammatori o antipruriginosi. Per ciascun farmaco viene descritto anche lo spettro d’azione. Gli autori osservano che una molecola a spettro ristretto può controllare molto bene un prurito intenso e avere invece un effetto minimo o nullo sull’infiammazione cronica e sull’otite.

Ogni raccomandazione è graduata con la Strength of Recommendation Taxonomy (SORT). Il livello va da SOR A, fondato su evidenze solide e concordanti come revisioni sistematiche, metanalisi o almeno due studi randomizzati controllati con risultati simili, a SOR D, basato sul consenso degli esperti.

Terapia reattiva e proattiva: come si struttura il percorso

Il trattamento si divide ora in due fasi. La fase reattiva serve a eliminare il prurito e le lesioni in atto, acute o croniche, fino a portare il cane in remissione clinica. La fase proattiva consiste in un trattamento regolare e prolungato che mantiene la remissione e riduce la frequenza delle riacutizzazioni.

Il documento raccomanda di proseguire la terapia reattiva a dosaggio efficace fino alla completa risoluzione di lesioni e prurito. Questo vale anche se comporta qualche effetto avverso nel breve periodo, perché ridurre il trattamento troppo presto espone a un rapido rebound. Secondo gli autori, prevenire le riacutizzazioni di prurito e infiammazione dovrebbe evitare l’insorgenza di alterazioni croniche più difficili da gestire (SOR D).

Quali farmaci usare nelle riacutizzazioni

Nella fase reattiva sono indicati farmaci ad azione rapida e ad ampio spettro, in primo luogo i glucocorticoidi. I glucocorticoidi topici ricevono una raccomandazione di livello A per le riacutizzazioni, le lesioni croniche e il mantenimento. Prednisolone, prednisone e metilprednisolone per via orale ottengono lo stesso livello per le riacutizzazioni, ma con cautela nell’uso prolungato a causa della frequenza degli effetti avversi. I glucocorticoidi iniettabili a lunga durata d’azione andrebbero evitati quando possibile, perché non permettono di scalare la dose e aumentano il rischio di eventi avversi.

Inibitori JAK e lokivetmab possono essere impiegati nei cani pruriginosi con lesioni cutanee solo acute, lievi o assenti. Ciclosporina e tacrolimus topico non sono raccomandati nelle riacutizzazioni per la lentezza d’azione, e gli antistaminici non sono indicati nella fase reattiva (SOR B). Gli autori sconsigliano inoltre l’uso concomitante e prolungato di glucocorticoidi orali, ciclosporina e oclacitinib, in qualsiasi combinazione. Il motivo è un rischio teorico più elevato di immunosoppressione, con possibili infezioni opportunistiche gravi e neoplasie (SOR D). In entrambe le fasi le sospette infezioni secondarie batteriche o da lieviti vanno confermate con la citologia e trattate, con gli antisettici topici come prima scelta.

Come si confrontano gli inibitori JAK

L’oclacitinib (Apoquel, Zoetis) ottiene una raccomandazione di livello A sia per le riacutizzazioni sia per il mantenimento. Gli autori ne descrivono l’attività come probabilmente a spettro semi-ampio. Per questo i cani con lesioni croniche, in particolare otite e pododermatite, possono beneficiare di terapie aggiuntive o alternative. Il passaggio dalla doppia alla singola somministrazione giornaliera può riaccendere il prurito, e un ciclo di quattro giorni di prednisolone all’avvio del trattamento potrebbe attenuare questo rebound.

Anche l’ilunocitinib (Zenrelia, Elanco), inibitore pan-JAK, riceve un livello A. Secondo gli autori la sua attività potrebbe essere più ampia di quella di oclacitinib e atinvicitinib, e quindi potenzialmente più efficace (SOR B). In uno studio testa a testa in doppio cieco citato nel documento, l’ilunocitinib ha ridotto i punteggi di prurito in misura significativamente maggiore rispetto all’oclacitinib dopo il quattordicesimo giorno, e quelli clinici dopo il ventottesimo. La differenza si è mantenuta fino al giorno 112, termine dello studio. Mancano però dati di sicurezza oltre i sei mesi. Negli Stati Uniti la FDA raccomanda di sospendere l’ilunocitinib prima e dopo le vaccinazioni. Le linee guida precisano che questa precauzione non è richiesta nell’Unione europea, nel Regno Unito e in altri Paesi.

Per entrambe le molecole, nei trattamenti di lunga durata le linee guida indicano un controllo periodico di emocromo e profilo biochimico, senza però un consenso sulla frequenza. Raccomandano anche un monitoraggio regolare comprensivo di esame delle urine. Questo controllo è particolarmente importante nei soggetti più esposti a immunosoppressione o ad altri eventi avversi per condizioni concomitanti o terapie associate e, nel caso dell’oclacitinib, nei cani trattati due volte al giorno.

L’atinvicitinib (Numelvi, MSD Animal Health), inibitore selettivo di JAK1, si ferma a una raccomandazione di livello C. Al momento della revisione i dati di efficacia provenivano soltanto da abstract pubblicati e mancavano dati di sicurezza a lungo termine.

Lokivetmab: per quali cani è indicato

Il lokivetmab (Cytopoint, Zoetis) è un anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina 31 canina. Ottiene un livello A per riacutizzazioni e mantenimento, soprattutto nei cani in cui il problema dominante è il prurito. Gli autori lo considerano probabilmente a spettro ristretto: riduce rapidamente il prurito, mentre le lesioni sembrano risolversi un po’ più lentamente. I cani con lesioni croniche, otite o pododermatite trarranno quindi vantaggio da terapie aggiuntive. Il buon profilo di sicurezza nel breve e nel lungo periodo lo rende adatto alle terapie di combinazione e ai soggetti che non possono assumere altri antinfiammatori (SOR C).

Come mantenere la remissione e prevenire le recidive

Una volta raggiunta la remissione completa, la rapidità d’azione non è più un requisito e le opzioni si ampliano. Il documento elenca il supporto alla barriera cutanea, il controllo delle infezioni, l’evitamento degli allergeni, l’AIT, i glucocorticoidi topici, la ciclosporina, il tacrolimus topico, il lokivetmab e gli inibitori JAK. La scelta va calibrata sul quadro clinico e sulla risposta del singolo cane. In assenza di un’infiammazione complessa, in questa fase i farmaci a spettro ristretto come il lokivetmab possono risultare i più efficaci. Se non bastano, si può passare a molecole più ampie come inibitori JAK o ciclosporina.

Tra i dati citati, un piccolo studio randomizzato controllato ha valutato l’idrocortisone aceponato spray applicato sulle aree già colpite per due giorni consecutivi alla settimana. Questo schema ha mantenuto la remissione per una mediana di 115 giorni, contro 33 con placebo. Per l’uso prolungato gli autori preferiscono i glucocorticoidi topici di nuova generazione come l’idrocortisone aceponato, per il miglior profilo di sicurezza (SOR D). La ciclosporina ottiene un livello A nel mantenimento. Il suo effetto compare di norma dopo due-quattro settimane, talvolta fino a sei, e in uno studio l’aggiunta di prednisolone nelle prime tre settimane ha accelerato il miglioramento.

Tra le misure di supporto figurano il bagno settimanale come terapia adiuvante (SOR A) e gli acidi grassi essenziali, giudicati sicuri e moderatamente efficaci (SOR A). In tre studi randomizzati controllati la loro integrazione orale ha ridotto significativamente le dosi di prednisolone, ciclosporina e oclacitinib necessarie a mantenere la remissione. Nelle aree endemiche per le pulci è raccomandata una profilassi antiparassitaria continuativa per tutto l’anno in tutti i cani atopici (SOR D).

Immunoterapia allergene-specifica: quando è raccomandata

L’AIT è raccomandata in tutti i cani con dermatite atopica sostenuta da allergeni ambientali, con un livello SOR B per la terapia proattiva. Dopo sei-dodici mesi di trattamento, una quota compresa tra il 50 e l’80% dei cani mostra un buon miglioramento o una minore necessità di antipruriginosi. La remissione completa riguarda invece una minoranza di soggetti. Prima di valutarne la risposta, l’AIT andrebbe di norma proseguita per almeno un anno.

Test per allergia alimentare e terapie senza prove di efficacia

Non ci sono evidenze che i test sierologici o intradermici per gli allergeni alimentari predicano in modo affidabile l’esito della dieta di eliminazione. Le linee guida raccomandano quindi, in tutti i cani con forma non stagionale, una dieta di eliminazione seguita da provocazione (SOR A), della durata abituale di sei-dieci settimane.

Restano senza prove di efficacia sufficienti probiotici, laserterapia a bassa intensità e fluoxetina, mentre va evitata la terapia antimicrobica intermittente.

Come costruire un piano di trattamento personalizzato

Il messaggio conclusivo degli autori riguarda l’individualizzazione: gli interventi proposti «non sono universalmente necessari, né intercambiabili, né efficaci in tutti i casi». La scelta terapeutica deve bilanciare efficacia, sicurezza, praticità, costi e qualità di vita del cane e del proprietario. Deve inoltre rispettare la normativa locale, comprese le regole sull’uso off-label.

TAG: CANE, DERMATITE ATOPICA, DERMATOLOGIA, ICADA

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