Sostenibilità
22 Marzo 2024 In Argentina è stata segnata un’importante impresa nel campo dell’agricoltura sostenibile, certificando la prima produzione al mondo di carne bovina a carbonio negativo. Il risultato è stato ottenuto anche grazie a due imprenditori italiani che gestiscono le aziende coinvolte nel progetto

In Argentina, le aziende zootecniche di due imprenditori italiani, Enrico Dubini e Paolo Fontana, hanno ottenuto la prima certificazione di carne bovina a impronta di carbonio negativa, strumento che valuta l’impatto ambientale dei prodotti agroalimentari. Il risultato è stato ottenuto grazie a un innovativo protocollo sviluppato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola (Inta) e l’Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale (Inti).
Il protocollo
L’azienda Ralicó del dottor Enrico Dubini si trova a Villa Huidobro, nella regione di Córdoba, mentre l’altra azienda, San Esteban, è a Federal, nell’Entre Rìos, ed è guidata dal dottor Paolo Fontana. Entrambe hanno ottenuto una Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) per chilo di peso vivo bovino, con validità quinquennale, certificazione che attesta la produzione di carne a impronta di carbonio negativo. Il protocollo adottato ha visto la collaborazione tra l’Istituto nazionale di tecnologia Agropecuaria (Inta) e l’Istituto nazionale di tecnologia industriale (Inti) argentini e il settore privato, con la certificazione del Sistema internazionale di dichiarazione ambientale di prodotto ottenuta all’inizio del 2024. Nel progetto è stata coinvolta anche l’Universidad Nacional de Río Cuarto, che vanta una grande esperienza nell’ambito della chimica del suolo.
Il sistema utilizzato si basa su pratiche silvopastorali tipiche in Argentina, che integrano la crescita degli alberi con il pascolo o la produzione di erbe e cereali per il foraggio, contribuendo al sequestro di carbonio dall’ambiente. Il processo di certificazione valuta vari impatti ambientali: oltre all’emissione di gas serra, ci sono anche l’esaurimento dello strato di ozono, l’eutrofizzazione, l’ozono fotochimico, l’esaurimento delle risorse, il consumo ponderato di privazione dell’acqua. Dopo che l’intero modello è stato costruito, è arrivata l’unità di certificazione dell’Inti, la quale in un mese ha verificato tutti i valori. Lo studio ha dimostrato che, considerando solo la fase di produzione sul campo, il bilancio nella rimozione del carbonio nel sistema di allevamento silvopastorale risultava in -1,77 kg di CO2 per ogni chilogrammo di peso vivo nel campo.
Il successo delle due aziende dimostra che è possibile conciliare la produzione agricola con la tutela dell’ambiente, offrendo un modello replicabile per l’industria alimentare.
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