Professione
07 Maggio 2026Il gruppo ristretto FVE con Regno Unito, Paesi Bassi e Italia riscrive il codice deontologico europeo. Accordo su obbligo di intervento in casi critici nonostante conflitti etici o religiosi del veterinario

Il 4 maggio si è riunito il gruppo ristretto della Federation of Veterinarians of Europe (FVE) composto da rappresentanti di Regno Unito, Paesi Bassi e Italia per la riscrittura del codice di condotta veterinario europeo, nell’ambito dei lavori dello Small Board Working Group (SBWG). I lavori hanno affrontato questioni complesse legate alla multiculturalità dei paesi membri, trovando un accordo su uno dei nodi più delicati: la gestione delle situazioni in cui un intervento veterinario possa confliggere con convinzioni religiose o etiche del professionista. La soluzione prevede l’obbligo di intervento nei casi critici con successivo passaggio in carico a un collega, bilanciando emergenza sanitaria e rispetto delle coscienze individuali.
Il gruppo di lavoro ha raggiunto un accordo significativo sulla gestione delle situazioni più delicate dal punto di vista deontologico. Quando un intervento veterinario entra in conflitto con le convinzioni religiose o etiche del professionista, il nuovo codice l’obbligo di intervento nei casi critici, seguito dal passaggio obbligatorio del caso a un collega.
Questa formulazione rappresenta un compromesso equilibrato tra diverse sensibilità culturali presenti nell’Unione Europea. La soluzione garantisce la continuità dell’assistenza veterinaria in situazioni di emergenza, evitando al contempo di costringere i professionisti ad azioni che contrastano profondamente con le loro convinzioni personali. Il meccanismo del passaggio in carico assicura che l’animale riceva comunque le cure necessarie senza interruzioni significative.
Il dibattito ha chiarito la natura del futuro codice europeo come documento di riferimento piuttosto che normativa vincolante. Ogni paese membro sarà chiamato a costruire il proprio codice deontologico nazionale sulla base delle linee guida europee, adattandole ai contesti legislativi e culturali specifici.
Questa impostazione riconosce la diversità dei sistemi ordinistici e professionali europei, permettendo flessibilità nell’implementazione locale pur mantenendo principi comuni. L’approccio evita rigidità che potrebbero risultare inapplicabili in alcuni contesti nazionali, privilegiando l’efficacia pratica rispetto all’uniformità formale.
I lavori hanno affrontato il tema del ruolo delle associazioni professionali nei paesi privi di organismi ordinistici riconosciuti per legge. La questione tocca direttamente paesi dove la professione veterinaria si organizza attraverso associazioni volontarie piuttosto che ordini professionali con riconoscimento giuridico.
Il gruppo ha dovuto bilanciare l’esigenza di fornire linee guida applicabili a tutti i sistemi europei con la necessità di rispettare le diverse tradizioni organizzative nazionali. La soluzione punta a definire principi sufficientemente flessibili da essere implementati sia attraverso ordini professionali sia attraverso associazioni volontarie, mantenendo l’efficacia del controllo deontologico.
L’obbligo di segnalazione delle violazioni in materia di benessere animale ha generato il dibattito più ampio, evidenziando sensibilità differenti tra i paesi membri. Le divergenze riguardano sia l’estensione dell’obbligo di denuncia sia le modalità di implementazione pratica.
Alcuni paesi sostengono un approccio più rigoroso che preveda l’obbligo sistematico di segnalazione, mentre altri preferiscono meccanismi più flessibili che tengano conto delle specificità locali e del rapporto fiduciario con i clienti. La questione rimane aperta e richiederà ulteriori discussioni per trovare un equilibrio tra protezione animale e praticabilità professionale.
La sessione plenaria del 13 maggio dovrà affrontare la questione degli studenti in tirocinio, spesso impiegati in mansioni non qualificate presso strutture il cui titolare non è veterinario. Il tema tocca aspetti formativi, di responsabilità professionale e di tutela degli animali.
Il gruppo ha adottato un approccio metodologico orientato alla sintesi e all’essenzialità, evitando formulazioni che possano generare limitazioni applicative eccessive, con la consapevolezza che un codice troppo dettagliato rischia di risultare inapplicabile in contesti diversificati.
Il lavoro di revisione del codice impone una scelta strategica fondamentale: trovare il giusto equilibrio tra rispetto delle sensibilità di ciascun stato membro e obiettivo di far evolvere la professione in modo omogeneo a livello europeo.
L’approccio adottato privilegia il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise rispetto all’imposizione di standard uniformi. La strategia punta a costruire un consenso genuino che faciliti l’implementazione nazionale piuttosto che generare resistenze dovute a imposizioni percepite come esterne.
La prossima sessione plenaria del 13 maggio rappresenterà un momento cruciale per verificare la tenuta degli accordi raggiunti dal gruppo ristretto e per affrontare le questioni ancora aperte. Il successo del processo dipenderà dalla capacità di mantenere lo spirito collaborativo che ha caratterizzato i lavori preparatori.
TAG: BENESSERE ANIMALE, CODICE DEONTOLOGICO, ETICA, FVE, LIBERTà RELIGIOSA, SBWG, TIROCINIOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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