Normative
09 Febbraio 2024 La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora per il mancato allineamento dell’Italia alla legislazione Ue, in particolare per quanto riguarda Direttiva Uccelli, Direttiva Habitat e Regolamento Reach. L’Italia ha ora due mesi di tempo per rispondere

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato allineamento ad alcune direttive Ue. In particolare, si fa riferimento alle norme sulla caccia di fauna selvatica in aree in cui tale pratica è vietata e sulle catture accessorie di cetacei, tartarughe e uccelli marini da parte dei pescherecci. L’Italia ha ora due mesi di tempo per rispondere; in assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.
La procedura di infrazione
La commissione ha individuato diversi atti legislativi italiani non conformi alla legislazione dell’Ue, in particolare nei riguardi della direttiva uccelli e del regolamento Reach, che limita l’uso delle munizioni contenenti piombo per proteggere gli uccelli acquatici, l’ambiente e la salute umana, così come della direttiva Habitat.
La procedura di infrazione è uno strumento che garantisce il rispetto e l’effettività del diritto dell’Unione. Viene avviata dalla Commissione con una richiesta di informazioni – la lettera di costituzione in mora che l’Italia ha ora ricevuto – indirizzata a uno Stato membro che dovrà rispondere entro un determinato periodo di tempo. Se la Commissione non è soddisfatta delle informazioni ricevute, può allora inviare una richiesta formale per conformarsi alle norme comunitarie – meglio conosciuta come “parere motivato – invitando lo Stato membro a informare la Commissione sulle misure adottate. Infine, se non si verificano le condizioni di rispetto del diritto comunitario, la Commissione può decidere di deferire lo Stato membro alla Corte di giustizia dell’Unione.
Le direttive non rispettate
Nella lettera di messa in mora inviata a Roma, la Commissione europea evidenzia che, in violazione della direttiva uccelli, “la legislazione italiana conferisce alle regioni il potere di autorizzare l’uccisione o la cattura di specie di fauna selvatica, anche nelle aree in cui la caccia è vietata, come le aree protette, e durante il periodo dell’anno in cui la caccia è vietata”. Inoltre, l’Italia non avrebbe rispettato il regolamento Reach, che “limita l’uso di pallini contenenti piombo all’interno o in prossimità delle zone umide”.
Bruxelles ritiene anche che le autorità nazionali non abbiano adottato le misure dalla direttiva Habitat per monitorare e contrastare la cattura accidentale di delfini, tartarughe e uccelli marini durante le attività di pesca, un fenomeno che rappresenta un rischio per la conservazione di specie protette e della biodiversità. Alle autorità nazionali viene anche contestato di non essere intervenute adeguatamente per evitare che diverse specie acquatiche e di volatili venissero disturbate all’interno dei siti designati con il programma Natura 2000 proprio per la loro tutela e conservazione. Tra le motivazioni avanzate figura anche il mancato monitoraggio dello stato di conservazione di diverse specie protette.
In assenza di risposte soddisfacenti entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere l’invio di un parare motivato, avviando la seconda fase della procedura d’infrazione.
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