Animali da Compagnia
12 Dicembre 2023 Alcuni proprietari ricorrono a un’alimentazione con cibi crudi per i propri pet perché la ritengono più adatta per natura o perché non vogliono alimenti processati e con additivi. Gli studi allertano sulla sicurezza di queste diete per i rischi e le infezioni che ne possono derivare, anche per i proprietari stessi

La mancanza di un trattamento termico degli alimenti comporta numerosi rischi e problemi. Ingerire carni e visceri crudi può trasmettere batteri, virus e parassiti presenti negli animali macellati a cani e gatti. Le infezioni e le malattie così acquisite dagli animali gatti domestici possono poi infettare i rispettivi proprietari e diventare quindi pericolose per l’uomo e la salute umana, anche per l’insorgenza della resistenza agli antibiotici di alcuni microrganismi.
Maurizio Ferri, coordinatore scientifico di SIMeVeP, ha recentemente presentato un rapporto cruciale sulle diete a base di carne cruda durante gli incontri Efsa dello StaDG-ER (Stakeholder Discussion Group on Emerging Risks, 9 novembre, Bruxelles) e dell’Ener (Emerging Risk Exchange Network, 22 novembre, Parma). Il focus della sua relazione si concentra sui pericoli per la salute pubblica derivanti dalle diete Barf (Biologically Appropriate Raw Food) per cani e gatti.
La relazione
Questa tematica è stata messa in primo piano a seguito delle epidemie recenti, tra cui l’influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) in Polonia e i casi di Micobacterium bovis nel Regno Unito nei gatti alimentati con diete a base di carne cruda. Questi eventi hanno suscitato preoccupazioni crescenti tra le organizzazioni e le associazioni sanitarie riguardo ai rischi per la salute pubblica, come la diffusione ambientale e la trasmissione agli allevamenti e agli esseri umani di agenti patogeni zoonotici, batteri resistenti agli antibiotici e ai parassiti.
Le raccomandazioni emerse dalle conclusioni di Ferri includono l’importanza di raccogliere dati più dettagliati per rafforzare gli studi di valutazione del rischio. Questi dovrebbero provenire sia dai programmi di monitoraggio microbiologico delle diete Barf, sia da un monitoraggio mirato e sistematico delle pratiche domestiche, per comprendere meglio l’entità dell’esposizione umana e quantificarne i relativi rischi.
Per quanto riguarda la gestione e la mitigazione del rischio, si suggerisce una revisione dell’attuale normativa comunitaria sui Sottoprodotti di Origine Animale (Soa) per stabilire criteri microbiologici più severi per i produttori di diete Barf. Inoltre, viene sottolineato il ruolo vitale dei medici veterinari nel garantire la sicurezza alimentare e nel promuovere campagne di sensibilizzazione ed educazione sulla corretta manipolazione delle diete a base di carne cruda, per minimizzare i rischi sia per la salute animale che umana.
A cura di Francesca Innocenzi
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