Animali selvatici
20 Aprile 2026Uno studio genomico dell’Università di Parma ha isolato ceppi pluriresistenti agli antibiotici di Klebsiella pneumoniae in uccelli acquatici e volpi del Nord Italia. I risultati supportano l’inclusione sistematica della fauna selvatica nei programmi di sorveglianza AMR nazionali

La circolazione di batteri multiresistenti negli ecosistemi naturali privi di pressione antibiotica diretta può diventare un alert sanitario generale con implicazioni rilevanti per i programmi di antibiotico sorveglianza in ambito veterinario e per l’approccio One Health. È quanto emerge studio genomico pubblicato su Frontiers in Microbiology dal gruppo del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie dell’Università di Parma. La ricerca fornisce la prima caratterizzazione molecolare approfondita di ceppi di Klebsiella pneumoniae multiresistente nella fauna selvatica italiana.
Sono stati analizzati 493 campioni fecali raccolti da varie specie selvatiche del Nord Italia: volpe rossa, corvo, gazza e uccelli acquatici. I campioni sono stati sottoposti a ricerca di Klebsiella spp. con metodiche colturali selettive, seguita da identificazione biochimica e conferma molecolare. Gli isolati di K. pneumoniae sono stati caratterizzati fenotipicamente e genotipicamente per il profilo di antibiotico-resistenza (MDR).
La prevalenza complessiva di K. pneumoniae è risultata del 2,0%. Klebsiella spp. è stata identificata in 32 campioni complessivi, con K. pneumoniae rilevata prevalentemente in uccelli acquatici e volpi.
Dei 10 isolati MDR, gli uccelli acquatici hanno costituito il reservoir primario, ospitando 8 ceppi su 10. I due isolati ottenuti da volpi rappresentavano il 20,0% del totale, ma entrambi erano MDR (con resistenza a 6 classi antibiotiche, il valore massimo registrato nello studio.
Il sequenziamento genomico ha rivelato che tutti gli isolati di K. pneumoniae appartenevano al sequence type ST307 e condividevano il locus capsulare KL102 e il locus dell’antigene O O1/O2v2. ST307 è un clone ipervirulento ad alta diffusione internazionale, già associato a focolai nosocomiali in unità di terapia intensiva e a infezioni invasive in pazienti immunocompromessi, con documentata capacità di acquisizione orizzontale di determinanti di resistenza su plasmidi coniugativi.
Di particolare rilievo clinico e epidemiologico è l’isolamento di un ceppo portatore del gene blaNDM-5 da una volpe rossa, che evidenzia l’introduzione di geni codificanti carbapenemasi nei reservoir della fauna selvatica. NDM-5 è una variante di metallo-beta-lattamasi classe B (MBL) con substrato idrolisi esteso a penicilline, cefalosporine di tutte le generazioni e carbapenemi, inibita solo parzialmente dagli inibitori delle beta-lattamasi commercialmente disponibili e non suscettibile agli inibitori di serina-beta-lattamasi come l’acido clavulanico o il tazobactam.
Il 100% degli isolati era resistente alle cefalosporine di terza generazione (3GC) con profili di co-resistenza a fluorochinoloni, aminoglicosidi e, in alcuni casi, polimixine, configurando un pattern MDR esteso non sovrapponibile a quello corrente in ambito ospedaliero italiano.
Lo studio evidenzia il ruolo differenziale delle specie nel determinare il raggio e le modalità di dispersione della resistenza. La via di trasmissione ipotizzata è prevalentemente indiretta, mediata da acque reflue civili e zootecnici, effluenti di allevamento e rifiuti organici contaminati. Il ciclo uomo-ambiente-animale che ne risulta rappresenta un meccanismo di mantenimento e amplificazione della resistenza indipendente dalla pressione selettiva antibiotica diretta sugli animali.
I risultati supportano l’inclusione sistematica anche della fauna selvatica nei programmi di sorveglianza Amr a livello nazionale, oltre agli altri campionamenti animali ed ambientali. Il monitoraggio genomico di specie sentinella potrebbe anche consente di rilevare precocemente la circolazione di cloni ad alto rischio prima che questi emergano in ambito clinico o zootecnico, e di tracciare la diffusione geografica della resistenza. In quest’ottica, la sorveglianza Amr sulla fauna selvatica si configura come componente strutturale di un sistema di allerta precoce integrato, coerente con il mandato One Health e con gli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (Pncar).
TAG: CARBAPENEMI, CORVI, FAUNA SELVATICA, GAZZE, KLEBSIELLA PNEUMONIAE, ONE HEALTH, UCCELLI ACQUATICI, VOLPE ROSSASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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