Cani
04 Giugno 2026Il 20 aprile, a Cascina Languria, trenta educatori e tre specialisti si sono confrontati su sterilizzazione, comportamento e nutrizione. Un modello di lavoro integrato che parte dalla centralità del medico veterinario

Trenta educatori cinofili, tre medici veterinari specialisti e un obiettivo condiviso: costruire un linguaggio comune tra il campo e la clinica. È quello che è accaduto il 20 aprile a Cascina Languria, in provincia di Pavia, dove Virbac ha promosso un importante evento formativo che ha messo attorno allo stesso tavolo figure professionali che spesso operano in silos separati. Il risultato? L’85% dei partecipanti ha dichiarato di voler collaborare più strettamente con il medico veterinario. Un dato che non sorprende chi già lavora in ottica multidisciplinare, ma che conferma quanto il terreno sia fertile, e quanto ancora ci sia da costruire.
Il presupposto dell’iniziativa è chiaro: il medico veterinario è l’unico referente per le decisioni cliniche. Ma questa centralità non basta da sola se le figure che quotidianamente affiancano il cane e la sua famiglia – educatori, istruttori, nutrizionisti – non dispongono degli strumenti scientifici per interpretare correttamente ciò che osservano. È da questa lacuna che nasce il progetto, in collaborazione con FICSS PRO e AIECI, due associazioni cinofile con un approccio evidence-based alla formazione.
L’evento di aprile ha rappresentato il primo momento strutturato di questo percorso: non un convegno unidirezionale, ma una giornata pensata per generare scambio reale, con sessioni frontali al mattino e laboratori su casi clinici nel pomeriggio.
La dottoressa Marta Cecchetto, DVM, diplomata al College Europeo di Riproduzione Animale e Responsabile del reparto di riproduzione presso la Clinica Veterinaria San Marco di Veggiano (PD), la dottoressa Stefania Uccheddu, DVM, diplomata al College Europeo di Medicina comportamentale Benessere Animale, Coordinatrice del servizio di medicina comportamentale e benessere animale della stessa clinica, e il dottor Diego Rendini, DVM esperto in comportamento, Referente per la Medicina Veterinaria Comportamentale presso l’Ospedale Veterinario Universitario di Torino, raccontano in prima persona la giornata, i temi affrontati e il valore del lavoro di équipe per il benessere del cane.
La mattinata si è aperta con l’intervento della dottoressa Marta Cecchetto sulle nuove indicazioni WSAVA per sterilizzazione e gonadectomia.
«Le nuove linee guida mettono in evidenza che il paziente deve essere preso in considerazione a 360° quando si prende la decisione di sterilizzare o castrare», ha spiegato Cecchetto. «Non solo gli aspetti benefici e di prevenzione che fino a poco tempo fa guidavano in assoluto questa scelta, ma anche le criticità, sia da un punto di vista medico che rispetto agli altri aspetti del paziente.»
Un passaggio culturale rilevante riguarda la distinzione tra gonadectomia chirurgica e approccio farmacologico: sterilizzazione e castrazione non sono più intese necessariamente come procedure definitive. Le alternative farmacologiche, reversibili, permettono di testare l’assetto ormonale del cane prima di prendere una decisione definitiva. Il dato emerso dall’indagine condotta tra i partecipanti è significativo: il 95% degli educatori presenti conosceva già l’esistenza di queste alternative, a conferma che esiste una base di professionisti pronta a supportare il clinico in questo tipo di percorso.
La dottoressa Stefania Uccheddu ha ripreso il filo dalla prospettiva comportamentale. Il primo obiettivo è smontare convinzioni ancora diffuse tra i non specialisti. L’idea che la castrazione sia una soluzione semplice per eliminare l’aggressività è tra quelle più radicate.
«Animali che sono più timidi e paurosi, se vengono sterilizzati precocemente o in una fase non adeguata della loro vita, possono mostrare ancora più paura», ha sottolineato Uccheddu.
Ma la parte più operativa dell’intervento ha riguardato il flare-up: il periodo successivo alla castrazione farmacologica in cui alcuni parametri comportamentali richiedono un monitoraggio attivo. In quella finestra temporale, l’educatore che segue il cane in contesto domestico può fare la differenza, a patto che sappia cosa osservare, come riconoscerlo e, soprattutto, a chi riferire.
«La prima cosa che un educatore dovrebbe sapere è il numero di telefono del medico veterinario che ha effettuato l’intervento», ha detto la specialista. Un coordinamento che, nella pratica quotidiana, è ancora troppo spesso assente.
Nel pomeriggio è stato affrontato un tema che nel dibattito comportamentale fatica a trovare lo spazio che merita: l’alimentazione. Il dottor Diego Rendini ha illustrato le correlazioni tra stato nutrizionale e quadri comportamentali.
«Non si tratta di un rapporto causa-effetto, ma ci possono essere delle correlazioni», ha precisato Rendini. «Anomalie nell’ambito nutrizionale possono interferire e alimentare quadri comportamentali già disfunzionali o vere e proprie patologie.»
Carenze specifiche, squilibri nell’apporto di macro e micronutrienti, scelte alimentari improvvisate sono elementi che possono sfuggire alla valutazione clinica, o che vengono delegati a fonti poco attendibili. È questo un contesto in cui l’educatore formato può diventare prezioso, raccogliendo informazioni sulla gestione alimentare quotidiana del cane che il clinico raramente riesce a raccogliere in ambulatorio.
Nel corso della giornata gli educatori presenti hanno lavorato su casi clinici in gruppi misti, sperimentando direttamente la dinamica del confronto multidisciplinare. Un formato che ha avuto un impatto concreto: dai feedback è emersa la richiesta di continuare su questa strada. Un punto delicato riguarda però il lato veterinario dell’equazione.
CITATI: DIEGO RENDINI, MARTA CECCHETTO, STEFANIA UCCHEDDU«Dobbiamo fare in modo che i veterinari siano disponibili a collaborare con gli educatori e abbiano anche le competenze per farlo», ha osservato Rendini. «Senza rischiare di entrare in dinamiche di orgoglio professionale o gelosia. L’obiettivo è sempre ottenere il massimo risultato per il paziente.»
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