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Influenza aviaria

17 Luglio 2026

H5N1, Nuova Zelanda: primo caso in uccello nativo, via a vaccini

La Nuova Zelanda ha confermato il primo caso di H5N1 in un uccello nativo, un rapace della specie Circus approximans, dopo il primo caso in assoluto nel Paese rilevato pochi giorni prima in un uccello migratore. Avviata la vaccinazione di specie a rischio estinzione

di Redazione Vet33


H5N1, Nuova Zelanda: primo caso in uccello nativo, via a vaccini

La Nuova Zelanda ha rilevato il 17 luglio il primo caso di infezione da H5N1 in un uccello nativo, pochi giorni dopo aver confermato il primo caso in assoluto nel Paese in un uccello migratore. Si tratta di un esemplare di albanella australasiana (Circus approximans), noto localmente come kahu, trovato nella regione di Wairarapa, nell’Isola del Nord. Lo ha reso noto il Ministro della Biosicurezza Andrew Hoggard. Al momento non risultano casi rilevati nel pollame.

Il primo caso in un uccello nativo 

Il rapace, un’albanella australasiana nota localmente come kāhu, è stato trovato infetto nella regione di Wairarapa, nell’Isola del Nord. Il Ministro della Biosicurezza Andrew Hoggard ha dichiarato che, pur trattandosi di un dato negativo, la scoperta non era inattesa poiché arriva dopo la conferma del primo caso nel Paese della settimana precedente. Hoggard ha spiegato che questi rapaci si spostano fino alla costa per cacciare, soprattutto in inverno, e possono contrarre il virus nutrendosi di uccelli infetti. Al momento non è stata rilevata alcuna presenza del virus nel pollame domestico.

Il primo caso assoluto in Nuova Zelanda

Il primo caso confermato nel Paese risale al 15 luglio, in uno stercorario antartico (Stercorarius antarcticus) trovato su una spiaggia vicino a Wellington. Hoggard in quell’occasione aveva dichiarato che non vi era evidenza di mortalità di massa nella fauna selvatica né di trasmissione tra uccelli selvatici, e che non vi erano state rilevazioni nel pollame.

Il precedente in Australia e il contesto regionale

Il caso neozelandese segue l’arrivo del virus in Australia segnalato il mese precedente, ultimo continente a registrare la presenza del virus. Alla data di mercoledì 15 luglio, l’Australia contava 14 rilevazioni confermate o presunte positive di H5. Hoggard ha indicato che la Nuova Zelanda potrebbe osservare un andamento simile a quello australiano, e che il Paese si era già preparato all’arrivo dell’H5N1 lavorando con l’industria avicola su piani di biosicurezza e resilienza.

Perché la fauna nativa neozelandese è particolarmente vulnerabile

Molte specie endemiche della Nuova Zelanda si sono evolute per milioni di anni senza mammiferi terrestri nativi, il che le rende particolarmente vulnerabili: numerose specie uniche sono incapaci di volare, nidificano a terra e sono poco attrezzate per difendersi dai predatori. Questo isolamento le ha rese uniche ma anche molto esposte alla perdita di habitat e a predatori introdotti come ermellini, ratti e gatti selvatici. Molte specie sono oggi già in pericolo, con un rischio elevato di estinzione in caso di diffusione rapida del virus.

La vaccinazione delle specie a rischio estinzione

Le autorità sanitarie hanno avviato un programma di vaccinazione per 300 uccelli riproduttori appartenenti a cinque tra le specie più a rischio del Paese, incluse le specie incapaci di volare takahe (Porphyrio hochstetteri) e kakapo (Strigops habroptila). Hoggard ha riferito che il vaccino era stato testato l’anno precedente senza effetti collaterali avversi, pur senza certezza sulla sua efficacia, non essendo gli uccelli stati esposti al virus.

“Siamo estremamente preoccupati per la biodiversità della Nuova Zelanda perché i nostri uccelli non hanno mai dovuto affrontare nulla di simile”, ha dichiarato Brett Gartrell, professore di salute della fauna selvatica alla Massey University.

CITATI: ANDREW HOGGARD, BRETT GARTRELL
TAG: AUSTRALIA, H5N1, INFLUENZA AVIARIA, NUOVA ZELANDA, STERCORARI ANTARTICI, UCCELLI MIGRATORI, VACCINAZIONE

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