Arbovirosi
04 Giugno 2026Per ogni grado di temperatura in più, nella fascia 23-32°C, la trasmissibilità di Dengue, Chikungunya e West Nile aumenta di oltre il 20%. Al congresso di Negrar, esperti ISS e IZSVe tracciano le priorità per la sorveglianza One Health delle arbovirosi autoctone in Italia

Per ogni grado centigrado di aumento della temperatura, nella fascia compresa tra 23 e 32°C, la trasmissibilità delle principali arbovirosi cresce in media di oltre il 20%. È il dato trasversale a tre studi internazionali presentati al congresso “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia”, organizzato dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar con la partecipazione di Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute. La trasmissione autoctona di Dengue, Chikungunya e West Nile è oggi una realtà consolidata in Italia, sostenuta dall’espansione di Aedes albopictus e da condizioni climatiche sempre più favorevoli alla replicazione virale.
Tre studi internazionali pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases quantificano l’impatto termico sulla trasmissibilità. Un’analisi di 45 studi condotti sui Paesi a più alta incidenza di Dengue stima un aumento del 16% per ogni grado; uno studio su 1.145 casi di West Nile in Italia tra il 2012 e il 2020 identifica la temperatura media come principale predittore climatico, con un incremento del rischio del 32% per grado. Una revisione sistematica di 34 studi sperimentali conferma l’impatto sulla trasmissibilità della Chikungunya, con effetto più marcato oltre i 28°C.
“Punto chiave delle anomalie climatiche è l’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l’inverno, non più in grado di decimare le larve”, ha spiegato Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).
Il risultato è una stagione attiva anticipata e prolungata rispetto al passato, con finestre di rischio che si estendono a primavera e autunno.
Il 2024 ha segnato il record nazionale per la Dengue con oltre 700 casi e il più grande focolaio autoctono mai registrato in Europa, identificato a Fano con 223 casi. Il 2025 è stato eccezionale per la Chikungunya con 469 casi, di cui 384 autoctoni. Per il West Nile, presente in Italia con trasmissione autoctona da oltre 20 anni, il 2025 ha registrato 274 casi, il dato più alto in Europa. Dall’inizio del 2026 risultano confermati 133 casi di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero.
“È fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche”, ha dichiarato Anna Teresa Palamara, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS. “Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi”.
La tempestività diagnostica è critica per interrompere la catena di trasmissione: una zanzara tigre che punge un paziente con Chikungunya può trasmettere l’infezione dopo soli cinque giorni.
Il professor Federico Gobbi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale di Negrar, segnala la mancanza di terapie specifiche per Dengue e Chikungunya e chiede di valutare l’estensione dell’uso dei vaccini disponibili anche ai casi di epidemie autoctone, attualmente indicati solo per i viaggiatori.
L’approccio indicato è One Health: sinergia tra operatori sanitari, istituti zooprofilattici, laboratori di riferimento umani e sorveglianza ambientale, con un ruolo attivo dei cittadini nella prevenzione e nella riduzione dei siti di riproduzione delle zanzare.
CITATI: ANNA TERESA PALAMARA, FEDERICA GOBBO, FEDERICO GOBBISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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