Influenza aviaria
11 Maggio 2026Uno studio canadese dimostra che H5N1 e H5N5 si replicano nella ghiandola mammaria delle pecore, passano nel latte e si diffondono agli agnelli durante l'allattamento. Implicazioni dirette per la biosicurezza negli allevamenti misti

I ceppi H5N1 e H5N5 dell'influenza aviaria ad alta patogenicità sono in grado di replicarsi nella ghiandola mammaria delle pecore, provocare mastite, raggiungere il latte in cariche virali elevate e diffondersi agli agnelli durante la suzione. Gli agnelli infetti contribuiscono a propagare il virus ad altre mammelle, innescando una catena di trasmissione intra-allevamento. È quanto emerge da uno studio sperimentale guidato da Tamiru Alkie del National Centre for Foreign Animal Disease (Canada), pubblicato su Science Advances, che per la prima volta descrive sistematicamente il comportamento di questi ceppi negli ovini e ne valuta le implicazioni per la biosicurezza zootecnica.
I ricercatori hanno infettato sperimentalmente pecore in lattazione inoculando H5N1 e H5N5 direttamente nella ghiandola mammaria. Gli animali hanno sviluppato mastite e iniziato a eliminare elevate cariche virali nel latte. Gli agnelli nutriti con quel latte si sono infettati rapidamente e hanno a loro volta contribuito a diffondere il virus ad altre ghiandole mammarie delle madri. Sia pecore che agnelli hanno sviluppato anticorpi contro i ceppi H5Nx, confermando una risposta immunitaria attiva.
In un secondo gruppo sperimentale, pecore non in lattazione esposte al virus per via aerosol hanno sviluppato infezioni respiratorie con bassi livelli di replicazione virale. Gli autori suggeriscono che questo modello possa essere utile per studiare la trasmissione aerea dell'aviaria nei mammiferi.
Lo studio si inserisce in un contesto epidemiologico già segnalato. Nel marzo 2025 il Regno Unito aveva confermato il primo caso mondiale di H5N1 in una pecora, rilevato attraverso un campione di latte in un allevamento dello Yorkshire dove erano presenti focolai negli uccelli. All'epoca era stato classificato come episodio isolato. Il lavoro canadese, tuttavia, suggerisce che la compatibilità tra il ceppo europeo di H5N1 e gli ovini non sia marginale, e che le condizioni per una trasmissione intra-gregge siano riproducibili sperimentalmente.
Secondo gli autori, il rischio di diffusione più ampia è particolarmente rilevante nei sistemi zootecnici misti, dove pollame, ovini e bovini condividono gli stessi spazi. Dal 2021, H5N1 ad alta patogenicità ha già infettato un numero crescente di specie di mammiferi: volpi, visoni, gatti, foche, leoni marini e bovini da latte negli Stati Uniti. Ogni salto di specie aumenta la pressione selettiva sul virus e le probabilità di accumulo di mutazioni favorevoli all'adattamento nei mammiferi.
Il precedente americano nei bovini da latte, con rilevamento del virus nel latte crudo, nelle sale di mungitura e nelle acque reflue di numerosi allevamenti nel 2024, aveva già segnalato il latte come potenziale vettore. Lo studio sugli ovini amplia questo scenario a un'altra specie da latte diffusa in Europa.
Gli autori raccomandano di intensificare la sorveglianza veterinaria negli allevamenti ovini, in particolare nelle fasi di lattazione e allattamento, e di rafforzare le misure di biosicurezza nei contesti misti. Sul piano della sicurezza alimentare, viene ribadita l'indicazione di evitare il consumo di latte crudo: la pastorizzazione inattiva il virus, ma il latte non trattato rappresenta un potenziale veicolo di esposizione per l'uomo.
Al momento non esistono prove di trasmissione sostenuta da persona a persona. I casi umani legati al contatto con animali infetti restano però in aumento, e la crescente capacità di adattamento del virus ai mammiferi è considerata uno dei principali elementi di attenzione dalla comunità scientifica internazionale.
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