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10 Marzo 2026

Nitrito dei cavalli, scoperto il doppio meccanismo vocale

Uno studio pubblicato su Current Biology rivela che il nitrito nasce da due suoni simultanei: uno prodotto dalle corde vocali e uno da un “fischio” aerodinamico nella laringe

di Redazione Vet33


Nitrito dei cavalli, scoperto il doppio meccanismo vocale

Il nitrito dei cavalli è il risultato di un raro fenomeno di bifonazione: un doppio suono prodotto simultaneamente attraverso due meccanismi distinti. Lo dimostra uno studio internazionale guidato da Romain Adrien Lefèvre dell’Università di Copenaghen e pubblicato su Current Biology, secondo cui il verso caratteristico dei cavalli combina la vibrazione delle corde vocali con un fischio aerodinamico generato dal flusso d’aria nella laringe. Una capacità che consente agli animali di emettere contemporaneamente frequenze gravi e acute, rendendo il richiamo più ricco e potenzialmente più efficace nella comunicazione sociale.

Un doppio suono nello stesso nitrito

Quando un cavallo nitrisce produce spesso due frequenze fondamentali nello stesso momento: una componente più bassa, generalmente compresa tra 200 e 400 Hz, e una molto più acuta che può superare i 1.000 Hz. In bioacustica questo fenomeno è noto come bifonazione, cioè la presenza simultanea di due frequenze fondamentali indipendenti all’interno dello stesso segnale sonoro.

Il dato è particolarmente interessante perché i cavalli sono animali di grandi dimensioni e, secondo la cosiddetta allometria acustica, dovrebbero emettere vocalizzazioni prevalentemente gravi. La presenza di una componente acuta così elevata ha quindi spinto i ricercatori a indagare il meccanismo fisiologico alla base del nitrito.

Gli esperimenti sulla laringe

Per comprendere come si origina il doppio suono, i ricercatori hanno studiato direttamente la laringe dei cavalli. Il gruppo di ricerca ha analizzato alcune laringi di animali deceduti per cause naturali, facendo passare un flusso d’aria attraverso i tessuti per riprodurre in laboratorio il processo di vocalizzazione.

Successivamente hanno sostituito l’aria con l’elio, un gas meno denso noto per rendere la voce umana più acuta. L’esperimento ha mostrato che la componente acuta del nitrito aumentava di frequenza, mentre quella grave rimaneva invariata. Questo comportamento indica che i due suoni derivano da meccanismi diversi: il suono grave nasce dalla vibrazione delle corde vocali, mentre quello acuto è prodotto da un fenomeno aerodinamico simile a un fischio.

“Quando abbiamo soffiato elio nelle laringi per la prima volta, la variazione di frequenza è stata subito evidente e abbiamo capito di aver risolto il mistero”, ha spiegato William Tecumseh Fitch dell’Università di Vienna.

Il ruolo dell’anatomia e delle corde vocali

Le analisi anatomiche hanno confermato questa interpretazione. La lunghezza media delle corde vocali dei cavalli è di circa 24 millimetri e, secondo i modelli biomeccanici della voce, può generare frequenze fino a circa 400 Hz. Questo intervallo coincide con la componente grave del nitrito, ma non è sufficiente a spiegare le frequenze più alte, che possono raggiungere anche i 1.500 Hz.

Per produrre suoni così acuti tramite vibrazione dei tessuti sarebbe necessaria una tensione delle corde vocali molto superiore ai valori fisiologici dei mammiferi. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che la componente acuta sia generata dal passaggio dell’aria attraverso un restringimento della laringe, creando un getto turbolento che funziona come un vero e proprio fischio aerodinamico.

Conferme da cavalli con patologie laringee

Ulteriori prove sono arrivate dall’osservazione di cavalli affetti da neuropatia laringea ricorrente (RLN)m una patologia che può paralizzare una delle corde vocali. In questi animali la componente grave del nitrito risultava spesso alterata o assente, mentre la frequenza acuta rimaneva invariata. Questo dato rafforza l’ipotesi che il suono più alto non dipenda dalla vibrazione delle corde vocali.

Le registrazioni endoscopiche della laringe durante il nitrito hanno inoltre mostrato che, all’inizio del verso, le cartilagini della laringe si avvicinano restringendo la glottide e creando il getto d’aria responsabile del suono acuto. Solo successivamente entrano in vibrazione le corde vocali, producendo la componente grave.

Un vantaggio nella comunicazione

Secondo i ricercatori, la bifonazione potrebbe offrire importanti vantaggi nella comunicazione tra cavalli. Le due frequenze potrebbero trasmettere informazioni diverse nello stesso momento: la componente grave potrebbe indicare caratteristiche fisiche dell’animale, come dimensioni e forza, mentre quella acuta potrebbe comunicare stati emotivi o segnali di urgenza.

Il fenomeno è stato osservato sia nel cavallo domestico sia nel cavallo di Przewalski, mentre non compare in specie affini come asini e zebre. Questo suggerisce che i cavalli abbiano sviluppato adattamenti vocali specifici, capaci di produrre richiami più complessi e ricchi di informazioni rispetto ad altri equidi.

La scoperta offre nuove prospettive nello studio della comunicazione animale e mostra come anche specie ben conosciute possano nascondere meccanismi biologici ancora poco compresi.

CITATI: ROMAIN ADRIEN LEFèVRE, WILLIAM TECUMSEH FITCH
TAG: BIFONAZIONE, CAVALLI, NEUROPATIA LARINGEA RICORRENTE, NITRITO

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