Influenza aviaria
13 Marzo 2026Il nuovo rapporto Efsa, Ecdc ed Eurl segnala oltre 400 focolai nel pollame e più di 2.000 casi negli uccelli selvatici tra fine novembre e febbraio. Tuttavia, nonostante i numeri, il rischio per la popolazione generale resta basso

Dopo un autunno e un inverno caratterizzati dalla più intensa circolazione degli ultimi cinque anni, i casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) negli uccelli in Europa stanno iniziando a diminuire. Lo segnala l’ultimo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dal laboratorio di riferimento dell’Unione europea (Eurl), secondo cui il rischio per la popolazione generale rimane comunque basso.
Oltre 400 focolai nel pollame
Nel periodo compreso tra 29 novembre 2025 e 27 febbraio 2026, le autorità hanno segnalato 406 focolai di HPAI nel pollame domestico e 2.108 casi negli uccelli selvatici in 32 Paesi europei.
Il numero di focolai nel pollame è risultato simile a quello registrato nello stesso periodo negli ultimi due anni.
Picco negli uccelli selvatici dopo l’autunno
Diversa la situazione per gli uccelli selvatici, dove le rilevazioni sono state tre volte superiori rispetto allo scorso anno e quasi cinque volte superiori rispetto a due anni fa. Secondo gli esperti, questi numeri riflettono il picco particolarmente intenso registrato tra autunno e inverno, quando il virus ha circolato ampiamente nelle popolazioni di uccelli acquatici.
Dalla fine di dicembre, tuttavia, il numero di casi ha iniziato a seguire una traiettoria discendente, in linea con il normale andamento stagionale che si osserva con l’avvicinarsi della primavera.
Nella maggior parte dei focolai registrati negli allevamenti avicoli, l’infezione è stata ricondotta a contatti indiretti con uccelli selvatici. Gli esperti segnalano invece una diffusione limitata da azienda ad azienda, elemento che evidenzia l’importanza delle misure di biosicurezza negli allevamenti, con la necessità di limitare i contatti tra pollame e fauna selvatica.
Alcuni casi segnalati nei mammiferi
Nonostante il calo dei casi negli uccelli, il rapporto segnala un lieve aumento delle rilevazioni nei mammiferi. Per la prima volta nell’Unione europea, un’analisi sierologica condotta su una mandria di bovini da latte apparentemente sani ha indicato una precedente esposizione al virus dell’influenza aviaria.
Secondo gli esperti, il dato potrebbe suggerire un possibile spillover dagli uccelli selvatici ai bovini, anche se sono in corso ulteriori indagini per chiarire l’origine e la dinamica dell’esposizione.
Nonostante l’elevata circolazione del virus osservata durante l’inverno, le autorità sanitarie europee confermano che il rischio per la popolazione generale resta basso.
TAG: ECDC, EFSA, EURL, INFLUENZA AVIARIA HPAI, POLLAME, UCCELLI SELVATICISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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