Professione
30 Ottobre 2025La Federazione chiede al Ministero della Salute una direttiva che consenta ai medici veterinari di scegliere in modo più razionale e sicuro dove eseguire terapie come fisioterapia o agopuntura, anche fuori dalle strutture veterinarie

La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi) ha chiesto al Ministero della Salute di valutare l’emissione di una direttiva che riconosca al medico veterinario una maggiore discrezionalità nella scelta del luogo di esecuzione dei trattamenti non invasivi, coerentemente con il contesto della Medicina Veterinaria moderna. La richiesta nasce dall’esigenza, sempre più sentita in ambito sportivo, zootecnico e nella gestione di specie non convenzionali, di poter operare in modo flessibile e razionale in base al rischio legato all’animale, al trattamento e al trasporto.
La Federazione, in una nota indirizzata al Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e al Direttore Generale della Salute Animale Giovanni Filippini, sottolinea come l’Accordo Stato-Regioni del 2003 sulla classificazione delle strutture veterinarie non rispecchi più le esigenze della medicina veterinaria moderna.
Fnovi, in particolare, chiede al Ministero di “valutare l’opportunità di emettere una nota o direttiva Ministeriale che possa servire da linea guida chiara per i colleghi, formalizzando la possibilità per il Medico Veterinario di esercitare una maggiore discrezionalità professionale riguardo il luogo di esecuzione dei trattamenti non invasivi, in base alla valutazione del rischio (animale/trasporto/trattamento)”.
Secondo Fnovi, il documento del 2003 – Accordo della Conferenza Stato-Regioni (Repertorio Atti n. 1868 del 26 novembre 2003) – che definisce i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’erogazione delle prestazioni veterinarie, deve essere oggi rivisto radicalmente per standardizzare tali requisiti e correlare meglio le attività alle tipologie di struttura.
“Nell’esprimere l’auspicio di una radicale revisione delle previsioni al momento vigenti – continua la nota – con la finalità di standardizzare i requisiti strutturali e stabilire anche una correlazione funzionale tra la tipologia di struttura, i requisiti previsti e le attività erogabili” la Federazione dichiara la propria disponibilità a ogni proficua collaborazione.
La richiesta nasce dalla necessità – avvertita soprattutto in ambito sportivo, zootecnico e di gestione di specie non convenzionali – di garantire al professionista la possibilità di operare una scelta più flessibile e razionale riguardo la tipologia e il luogo dei trattamenti.
Fnovi, nello specifico, ritiene che non vi siano criticità significative nel consentire al medico veterinario l’esecuzione di terapie non invasive (fisioterapia, agopuntura o trattamenti con dispositivi medici) direttamente presso il centro sportivo, la scuderia o il luogo di ricovero abituale dell’animale, purché siano garantite condizioni di sicurezza e dotazioni adeguate.
“Una scelta ponderata in funzione della specie animale in questione nonché del livello di rischio associato alla patologia, al trattamento e, in modo critico, al trasporto dell’animale presso una struttura clinica, anche per procedure a basso rischio o non invasive, che può talvolta rappresentare un aggravio non necessario per l’animale stesso, riducendo l’efficacia della cura e aumentando il potenziale stress e rischio”.
Secondo la Federazione, infatti, trasportare un animale per trattamenti a basso rischio può rappresentare un aggravio inutile, riducendo l’efficacia della cura e aumentando lo stress e il rischio per il paziente.
CITATI: GIOVANNI FILIPPINI, MARCELLO GEMMATOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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