Normative
05 Novembre 2026Un emendamento in Senato chiede cinque criteri per adeguare la formazione del medico veterinario alla Direttiva (UE) 2025/1223. Scadenza fissata al 10 aprile 2027
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Il recepimento della direttiva europea che riscrive i requisiti minimi della laurea in medicina veterinaria potrebbe arrivare con alcuni paletti in più. Il senatore Pietro Lorefice (M5S) ha depositato un emendamento alla Legge di delegazione europea 2026 che chiede al Governo di rispettare cinque criteri. Tra questi ci sono più competenze relazionali, l’equiparazione tra polizia veterinaria e sanità pubblica veterinaria e l’estensione del benessere animale ai pet. Il testo non è ancora stato messo ai voti. L’Italia ha tempo fino al 10 aprile 2027 per adeguarsi.
L’emendamento si inserisce nel disegno di Legge di delegazione europea 2026. È lo strumento con cui il Parlamento delega il Governo a recepire, con decreto legislativo, le direttive UE in scadenza. Tra queste c’è la Direttiva delegata (UE) 2025/1223, che modifica i requisiti minimi di formazione per la professione di veterinario.
La proposta di Lorefice non cambia l’obbligo di recepimento. Aggiunge però principi e criteri direttivi specifici, che l’esecutivo dovrebbe seguire nello scrivere il decreto attuativo.
Il primo criterio riguarda l’ambito di applicazione. Le norme nazionali dovranno precisare che il recepimento riguarda la professione di medico veterinario. Il riferimento è al Decreto Interministeriale n. 652 del 5 luglio 2022, che disciplina la prova abilitante collegata al conseguimento della laurea.
Il secondo criterio è un coordinamento linguistico. Le disposizioni dell’articolo 38 della direttiva qualifiche, dedicato alla formazione del veterinario, dovranno applicarsi alle strutture e agli studi veterinari. Questi sono definiti dall’Accordo del 26 novembre 2003 tra Ministro della Salute, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano. L’Accordo fissa i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per le prestazioni veterinarie erogate da strutture pubbliche e private.
Il terzo criterio guarda alle competenze trasversali. In attesa che le facoltà aggiornino il programma di studi, si chiedono corsi di formazione dedicati. I temi indicati sono interazione interpersonale e interprofessionale, comunicazione, lavoro di squadra e collaborazione multidisciplinare.
Il quarto criterio introduce un’equipollenza. Ai fini del titolo di formazione, le materie di polizia veterinaria varrebbero quanto quelle di sanità pubblica veterinaria.
Il quinto criterio amplia i contenuti su benessere animale, etologia e protezione animale. Oggi sono centrati sugli animali da reddito. Con l’emendamento dovrebbero includere esplicitamente anche gli animali d’affezione.
La direttiva aggiorna il piano di studi armonizzato a livello europeo. È questo piano che, attraverso la direttiva qualifiche, consente il riconoscimento reciproco dei titoli tra Stati membri. La Commissione europea ha motivato la revisione con i profondi cambiamenti della professione negli ultimi anni.
Le novità principali riguardano quattro ambiti. Il primo sono le competenze cliniche, estese a valutazione del dolore, sedazione ed eutanasia. Il secondo è la preparazione su biosicurezza e One Health. Il terzo comprende comunicazione, lavoro in team e gestione della pratica professionale. L’ultimo sono le competenze digitali.
Il terzo criterio dell’emendamento si sovrappone in parte alle novità della direttiva sulla comunicazione e il lavoro in team. La differenza è nei tempi: la proposta punta a coprire queste competenze con corsi dedicati, senza aspettare la revisione completa degli ordinamenti didattici.
Il decreto legislativo potrà essere adottato dopo il parere delle Commissioni di Camera e Senato. Come tutti gli Stati membri, l’Italia deve recepire la direttiva entro il 10 aprile 2027. Il recepimento corretto e tempestivo è un obbligo giuridico verso l’Unione. Il Governo dovrà inoltre comunicare alla Commissione europea in modo chiaro come ha attuato la direttiva.
Resta da vedere se l’emendamento sarà approvato e in quale forma. Il suo destino dipende dal voto in Senato sulla Legge di delegazione europea.
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