Normative
16 Gennaio 2026Dal 12 gennaio gli Stati membri devono controllare in modo sistematico i Pfas nelle fonti idriche e intervenire se i livelli superano i limiti di sicurezza. La misura introduce un monitoraggio uniforme a livello Ue, alla luce dell’aumento dei riscontri di contaminazione e delle evidenze sui rischi immunologici, endocrini e oncologici associati

L’Unione europea (Ue) introduce un obbligo di controllo più stringente sui Pfas nelle acque potabili. Da lunedì 12 gennaio, tutti gli Stati membri devono monitorare la presenza delle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (Pfas) nelle reti idriche e attivare misure correttive quando i valori superano i nuovi limiti stabiliti: 500 ng/L per il parametro “Pfas totale” e 100 ng/L per la somma di 20 composti indicati nelle linee guida europee. La decisione arriva in un contesto di crescente preoccupazione sanitaria, con numerosi casi di contaminazione documentati in Europa e un impatto sempre più evidente sulla sicurezza alimentare e sulla salute pubblica.
L’Ue rende operativo un sistema di controllo più rigoroso sui Pfas nelle acque destinate al consumo umano. A partire dal 12 gennaio, tutti gli Stati membri sono tenuti a monitorare regolarmente la presenza di queste sostanze e a intervenire in caso di superamento dei parametri fissati dalla direttiva riveduta sulle acque potabili.
Sono due i nuovi limiti fondamentali da rispettare e prevedono:
● 500 ng/L per il parametro “Pfas totale”;
● 100 ng/L per la somma di 20 composti inclusi nelle linee guida della Commissione europea.
Si tratta del primo sistema coordinato di sorveglianza sui Pfas a livello Ue, introdotto in risposta ai numerosi casi di contaminazione registrati nelle acque superficiali e sotterranee.
Jessika Roswall, Commissario per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, ha dichiarato: “L’inquinamento da Pfas rappresenta una preoccupazione crescente per l’acqua potabile in tutta Europa. Con i limiti armonizzati e il monitoraggio obbligatorio ora in vigore, gli Stati membri dispongono delle regole e degli strumenti necessari per individuare e affrontare rapidamente le Pfas, proteggendo così la salute pubblica”.
I Pfas sono un’ampia famiglia chimica usata per rendere i materiali resistenti all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Sono sostanze estremamente resistenti, spesso presenti in pentole antiaderenti, imballaggi per alimenti, indumenti idrorepellenti e schiume antincendio, plastiche per uso industriale, imballaggi in generale, pneumatici e molti altri prodotti industriali di uso comune, come farmaci, cosmetici, pesticidi o vernici.
La loro elevata persistenza ambientale aumenta la probabilità di presenza nelle acque e negli alimenti, sollevando preoccupazioni circa il loro impatto a lungo termine su salute umana e ambiente.
L’uomo può essere esposto ai Pfas tramite acqua potabile, alimenti contaminati (in particolare pesci, crostacei, prodotti zootecnici), migrazione da materiali a contatto con alimenti, ambiente e prodotti di largo consumo.
L’Efsa nel 2020 ha stabilito un’esposizione settimanale tollerabile (TWI) entro i 4,4 ng/kg di peso corporeo per i quattro composti più diffusi (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS). Il superamento di questa soglia è associato alla riduzione della risposta immunitaria ai vaccini come effetto più rilevante, ma sono state segnalate anche disfunzioni endocrine, alterazioni del metabolismo lipidico, processi infiammatori cronici e stress ossidativo, riduzione della fertilità e malattie metaboliche.
L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) della Who classifica i PFOA tra le sostanze cancerogene per l’uomo (gruppo 1) e i PFOS come “possibili cancerogeni” (gruppo 2B).
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