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02 Novembre 2026

One Health, 3 italiani su 4 non conoscono il termine ma si fidano del veterinario

Un’indagine YouTrend per AISA Federchimica rileva che il 77% dei proprietari porta il pet dal veterinario anche quando sta bene. Nella riduzione degli antibiotici negli allevamenti l’Italia fa meglio della media europea


One Health, 3 italiani su 4 non conoscono il termine ma si fidano del veterinario

Pochi italiani conoscono l’espressione One Health, ma molti ne applicano già il principio nella pratica quotidiana. È il quadro di una ricerca YouTrend commissionata da AISA Federchimica, l’Associazione Nazionale Imprese Salute Animale, e diffusa in occasione della Giornata mondiale One Health. Il 74% degli intervistati non ha mai sentito il termine. Tre su quattro, però, attribuiscono al medico veterinario un ruolo nella tutela della salute pubblica.

Cosa sanno gli italiani di One Health e zoonosi

Secondo l’indagine YouTrend, la distanza tra conoscenza teorica e comportamenti è evidente. Il concetto resta poco noto, ma il 77% dei proprietari di animali da compagnia porta il pet a controlli veterinari anche in assenza di sintomi. La percezione delle zoonosi è invece ancora incompleta. Circa metà del campione sa definire correttamente una malattia trasmissibile dall’animale all’uomo, ma il 46% ne sottostima la diffusione.

Quanto pesano zoonosi e antibiotico-resistenza in Europa

Il comunicato di AISA Federchimica inquadra i dati della ricerca con alcune stime internazionali. Secondo la World Organisation for Animal Health (WOAH), le zoonosi rappresentano circa il 60% delle malattie infettive note nell’uomo. Nell’Unione europea le più frequenti sono campilobatteriosi e salmonellosi, spesso a trasmissione alimentare. Il rapporto One Health di EFSA ed ECDC ne ha registrato nel 2024 rispettivamente quasi 170.000 e circa 80.000 casi. Sul fronte dell’antibiotico-resistenza, l’ECDC stima oltre 35.000 decessi l’anno nell’UE e nel SEE.

Vaccinazione contro l’influenza aviaria: il piano pilota in Veneto e Lombardia

Tra gli esempi italiani di prevenzione negli animali, l’associazione cita il primo piano pilota nazionale di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) negli allevamenti avicoli. Il piano è stato avviato a maggio dal Ministero della Salute insieme a Veneto e Lombardia. La vaccinazione si aggiunge alle misure di biosicurezza e sorveglianza già in vigore. L’obiettivo dichiarato è ridurre la circolazione virale negli animali e, di conseguenza, il rischio di trasmissione all’uomo.

Antibiotici negli allevamenti: i dati italiani rispetto all’Europa

Il principio, ricorda AISA Federchimica, vale anche per l’antibiotico-resistenza: meno animali malati significa meno trattamenti e una minore pressione selettiva sui batteri. Il comunicato richiama il rapporto ESVAC dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Tra il 2011 e il 2022 le vendite di antibiotici destinati agli animali da produzione alimentare sono diminuite in Italia del 57,5%. La media dei 25 Paesi europei considerati si ferma al 53%. Un rapporto congiunto di ECDC, EFSA ed EMA ha inoltre osservato un dato sui Paesi che hanno ridotto l’impiego di antibiotici sia in medicina veterinaria sia in medicina umana. Nella maggior parte di questi Paesi è calata anche la resistenza nei batteri di origine animale, con ricadute positive sulla sicurezza della filiera alimentare.

Il veterinario come prima fonte di informazione

L’attenzione dei cittadini al tema è alta. Il 79% degli intervistati ritiene che l’uso di antibiotici negli allevamenti possa incidere sulla salute di chi consuma prodotti di origine animale. Tra gli argomenti su cui vorrebbero informarsi meglio, le zoonosi sono al primo posto (33%), seguite dalla sicurezza degli alimenti di origine animale (28%). Per queste informazioni, il 42% si rivolge prima di tutto al medico veterinario, che precede siti web e social network. L’88% si dice fiducioso nella sua capacità di tutelare la salute degli animali.

Carlo Gazza, presidente di AISA Federchimica, commenta così i risultati: «Vaccinazioni, controlli e uso responsabile degli antibiotici hanno già portato risultati importanti, come dimostra la riduzione degli antibiotici negli allevamenti italiani, superiore alla media europea. Gli italiani credono nella prevenzione e si fidano del veterinario, anche se tre su quattro non hanno mai sentito parlare di One Health».

TAG: FEDERCHIMICA AISA , GIORNATA MONDIALE ONE HEALTH

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