Mercato
16 Febbraio 2026Confartigianato fotografa un settore in forte espansione: oltre il 37% delle famiglie possiede un animale domestico e crescono imprese artigiane, occupazione e servizi dedicati a cura, alimentazione e benessere dei pet

La pet economy italiana continua a crescere a ritmi sostenuti: nel 2024 la spesa per prodotti e servizi per animali da compagnia ha raggiunto 6,7 miliardi di euro, con un incremento del 76% nell’ultimo decennio. Il dato emerge dall’analisi di Confartigianato, pubblicata in occasione della Giornata nazionale del gatto (17 febbraio), che evidenzia come oltre una famiglia su tre possieda almeno un animale domestico, confermando il ruolo sempre più centrale dei pet nei consumi e nel tessuto economico nazionale.
Nel dettaglio, la spesa complessiva per animali da compagnia si attesta a 6.747 milioni di euro nel 2024. La quota principale, pari all’80,3% (5.415 milioni), riguarda l’acquisto di prodotti come alimenti, farmaci veterinari, articoli per la toelettatura e accessori, mentre il restante 19,7% (1.332 milioni) è invece destinato ai servizi, tra cui prestazioni veterinarie, toelettatura, addestramento e ospitalità.
L’incremento del 76% registrato negli ultimi dieci anni risulta nettamente superiore rispetto alla crescita media della spesa complessiva delle famiglie italiane, ferma al +9,4% nello stesso periodo, segnalando un dinamismo strutturale del comparto pet.
Secondo la rilevazione, in Italia sono circa 10 milioni le famiglie che possiedono almeno un animale domestico, pari al 37,7% del totale. Gli animali da compagnia presenti nelle case degli italiani sono stimati in 25,5 milioni.
La diffusione dei pet è cresciuta anche sul lungo periodo: nel 2015 la quota di famiglie con animali era pari al 36,2%, salita al 37,7% nel 2024. Un aumento contenuto ma costante, che riflette la progressiva “pet humanization” e il riconoscimento degli animali come membri del nucleo familiare.
La filiera coinvolge in modo rilevante il tessuto produttivo artigiano. Le imprese artigiane attive nei servizi di cura degli animali da compagnia sono 3.440, pari al 59% delle 5.826 imprese totali del comparto, con 4.231 addetti (53,9% del totale).
Su base annua, le imprese artigiane crescono del 5,2%, mentre nel confronto decennale risultano quasi raddoppiate (+92,3%), segnalando l’emergere di nuove opportunità imprenditoriali legate ai servizi per i pet.
La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione della spesa in alcune regioni. In testa si colloca la Lombardia con 1.396 milioni di euro (20,7% del totale nazionale), seguita da Lazio (882 milioni, 13,1%), Veneto (652 milioni, 9,7%), Emilia-Romagna (629 milioni, 9,3%), Piemonte (616 milioni, 9,1%) e Toscana (552 milioni, 8,2%). Queste sei regioni concentrano complessivamente il 70,1% della spesa nazionale.
A livello provinciale, i valori più elevati si registrano a Roma (662 milioni, 9,8% del totale), Milano (481 milioni, 7,1%) e Torino (325 milioni, 4,8%), seguite da Brescia, Bologna, Firenze e Napoli, ma anche Bergamo, Genova, Padova, Verona, Varese, Monza e Brianza, Venezia, Treviso e Vicenza, a conferma di una maggiore incidenza nelle aree metropolitane.
La crescita annua delle imprese artigiane impegnate nei servizi per animali supera la media in Piemonte (+8,3%), Puglia (+7,7%) e Lazio (+5,7%), con incrementi significativi anche in Lombardia e Veneto (entrambe +4,7%), Toscana (+2,4%) ed Emilia-Romagna (+0,6%). A livello provinciale spiccano Bergamo (+13,8%), Torino (+13,6%), Verona (+8,9%), Lecce (+8,0%) e Brescia (+7,9%), mentre risultano in flessione Bologna (-1,5%) e Vicenza (-4,0%).
Nel confronto decennale, si registrano crescite a tripla cifra del numero di imprese specializzate nei servizi di cura dei pet, in particolare a Brescia (+186,8%), Venezia (+184,2%), Bergamo (+182,9%), Napoli (+139,1%) e Verona (+132,4%).
Secondo Confartigianato, la passione degli italiani per gli animali domestici si configura ormai come un fenomeno economico strutturale, capace di generare occupazione, nuova imprenditorialità e valore aggiunto diffuso sul territorio. La pet economy si consolida così come uno dei comparti più dinamici dei consumi familiari, con prospettive di ulteriore espansione legate alla crescente attenzione per benessere, salute e qualità della vita degli animali da compagnia.
CITATI: MARCO GRANELLI“I nostri dati – commenta il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – confermano che la passione degli italiani per gli animali domestici non è solo un fenomeno sociale, ma un vero motore economico capace di generare occupazione, nuova imprenditorialità artigiana e valore aggiunto diffuso sui territori. Un segnale chiaro: la pet economy è ormai una componente strutturale dei consumi e del tessuto produttivo del Paese”.
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