Alert sanitari
21 Marzo 2023L’undicenne cambogiana, la donna cinese e il terzo caso in Equador: la colpa è dell’aviaria, ma non sembra si possa parlare di spillover.

Aviaria ad alta patogenicità: c’è senza alcun dubbio questa infezione dietro i tre decessi registrati in Ecuador, Cina e Cambogia. Tuttavia, come riferito dall’Adnkronos, uno studio italiano in fase di pubblicazione su 'Pathogen and Global Health' spiega perché non si possa parlare di salto di specie. I casi individuati nell’uomo sarebbero infatti casi autolimitanti, senza salti patogeni tra le specie". Lo studio -firmato da Fabio Scarpa, Università di Sassari; Daria Sanna, Instituto Rene Rachou Fundação Oswaldo Cruz (Belo Horizonte, Brasile); Marta Giovannetti, ricercatrice del Campus Bio-Medico di Roma; Stefano Pescarella, dipartimento Scienze biochimiche Università Sapienza di Roma; Marco Casu, dipartimento Medicina veterinaria Università di Sassari; Massimo Ciccozzi, responsabile Unità di Statistica medica ed epidemiologia della Facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma – spiega che nei casi esaminati il cambiamento del virus influenzale non è stato repentino, come succede invece nei casi di spillover, pertanto manca la firma genetica per definirlo un salto di specie. Anche se l’eventualità non va esclusa a priori, ovviamente e quindi la guardia non va mai abbassata. Sul caso cambogiano, infine, i ricercatori sottolineano che il virus che ha ucciso la ragazzina e che è stato trovato anche nel padre (asintomatico), proviene da una fonte comune e non è frutto di un contagio reciproco fra i due. Quindi la trasmissione interumana, in questo caso, è scongiurata.
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